Chi di noi, anche se non ancora nato, ha visto almeno una volta le immagini dei mondiali del 1982? Lontani nel tempo, ma mai nella memoria.
Beppe Bergomi, soprannominato lo zio, è stato testimone di quelli anni e giocatore della mitica nazionale di Bearzot. Giovanissimo (uno dei più giovani marcatori italiani) ma sempre contraddistinto dai baffi che lo rendevano serio e talvolta arcigno.
Una persona descritta come semplice, legata alla famiglia e agli amici, spesso in contrasto con l’idea del calciatore divo e adone delle folle.

Portavoce di un calcio pulito e dai sani valori, fedele alla maglia nero azzurra che porterà per ben 757 partite (dietro di lui solo Javier Zanetti) di cui sarà anche allenatore per le squadre esordienti.
Andrea Vitale ne ripercorre la storia attraverso i ricordi delle persone a lui vicine, fin dalla perdita del padre ad appena 16 anni all’attività di commentatore sportivo SKY assieme a Fabio Caressa.
Quasi come un mitologico passaggio di testimone, Bergomi commentò la partita in semifinale della nazionale italiana 2006: celebre la sua frase “Andiamo a Berlino”.
Ripensandoci, chi potrebbe vantarsi di aver partecipato ad un mondiale, vincendolo e poi di assisterne ad un altro, altrettanto trionfante?
Forse un giocatore tanto straordinario come lo zio, la cui grandezza si manifesta attraverso una grandissima umiltà e dedizione.
Una dedizione trasmessa ai ragazzi delle giovanili del suo Inter che lui fin da ragazzo tifava, sognando di calpestare San Siro da campione.
Un campione vero, senza troppi fronzoli: straordinario nella semplicità dei suoi mustacchi (sulla cui autenticità sorsero spesso dubbi, smentiti prontamente) e nella sua riservatezza.
Spesso, e a torto, rilegato a pallidi ricordi.
Ricordi che dovrebbero essere vanto e dimostrazione che il duro lavoro e la dedizione possono fare la differenza.
E il calcio, quello pulito e faticato, è ancora una delle cose più belle del mondo.

Anch’io ho dedicato un post a uno dei miei calciatori preferiti: https://lapinsu.wordpress.com/2015/02/04/grazie-di-tutto-iakovenko-guest-post/. Che ne pensi?
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