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  • Smetto quando voglio ad honorem: capolavoro finale.

    Smetto quando voglio – Ad honorem è il terzo e ultimo capitolo della trilogia diretta da Sydney Sibilia. Conclude la storia del gruppo di ricercatori precari iniziata nel primo film.

    Pietro Zinni e i suoi compagni si trovano ancora coinvolti nella lotta contro il traffico di droghe sintetiche. Dopo gli eventi del secondo film, il gruppo cerca di fermare definitivamente il criminale noto come Walter Mercurio, responsabile di una rete illegale molto pericolosa.

    Per riuscirci, i protagonisti devono riunirsi ancora una volta e mettere in pratica le loro competenze scientifiche. Tra inseguimenti, piani improvvisati e situazioni paradossali, la squadra affronta rischi sempre maggiori mentre Pietro tenta anche di salvare la propria vita personale e il rapporto con la fidanzata.

    Nel finale emergono verità nascoste sul passato di Walter Mercurio e sul significato dell’intera vicenda.

    Questo terzo capitolo punta molto sull’azione e sulla conclusione emotiva della storia. Il tono è più maturo rispetto al primo film, ma conserva l’umorismo intelligente e il carattere surreale della trilogia.

    La parte più riuscita resta il gruppo dei protagonisti: ciascuno ha un ruolo preciso e le loro competenze scientifiche vengono usate in modo creativo e divertente. Il film riesce anche a chiudere bene le storie personali dei personaggi principali.

    Pur essendo più spettacolare e meno realistico del primo capitolo, mantiene la critica sociale sul mondo del lavoro e sulla condizione dei giovani ricercatori italiani. È un finale coinvolgente e soddisfacente per una delle commedie italiane più originali degli ultimi anni.

  • Smetto quando voglio.

    Smetto quando voglio – Masterclass è il secondo capitolo della trilogia diretta da Sydney Sibilia. Riprende la storia del gruppo di ricercatori iniziata nel primo film, mantenendo il mix di commedia, azione e critica sociale.

    Dopo essere stato arrestato, Pietro Zinni riceve una proposta dalla polizia: evitare il carcere collaborando con lo Stato. Il suo compito è creare una squadra speciale formata ancora una volta dai suoi ex colleghi universitari per individuare e fermare la diffusione delle nuove droghe sintetiche illegali.

    Il gruppo comincia quindi a lavorare per la polizia sfruttando le proprie competenze scientifiche per riconoscere le sostanze e rintracciare i criminali che le producono. Nel frattempo emergono nuovi pericoli e nuovi avversari, tra cui il misterioso trafficante chiamato “Walter Mercurio”.

    La situazione diventa sempre più complicata e il confine tra legalità e illegalità si fa sempre più sottile.

    Il secondo film è più dinamico e spettacolare del primo, con molte scene d’azione e un ritmo molto veloce. Rimane però centrale la componente ironica: i protagonisti continuano a essere scienziati geniali ma impacciati nella vita pratica.

    Rispetto al primo capitolo, il tono è leggermente più serio e vicino al thriller, ma senza perdere la comicità intelligente che caratterizza la saga. Il film approfondisce anche il rapporto tra i membri del gruppo e sviluppa meglio alcuni personaggi secondari.

    La critica al precariato universitario e alla mancanza di opportunità per i giovani laureati resta uno degli aspetti più interessanti della storia. È un sequel riuscito, divertente e coinvolgente, che prepara bene il finale della trilogia.

  • Smetto quando voglio vol. 1

    Smetto quando voglio è una commedia italiana del 2014 diretta da Sydney Sibilia, che mescola comicità, critica sociale e azione.

    Il protagonista è Pietro Zinni, un brillante ricercatore universitario esperto di neurobiologia che perde il lavoro a causa dei tagli all’università. Disoccupato e senza prospettive, decide di sfruttare le sue conoscenze scientifiche in modo illegale.

    Riunisce così un gruppo di ex ricercatori e studiosi — tutti molto preparati ma precari e sottopagati — per creare una droga sintetica ancora non vietata dalla legge. Il gruppo inizia a vendere la sostanza ottenendo rapidamente successo e denaro, ma presto si trova coinvolto in situazioni sempre più pericolose con criminali e polizia.

    Il film alterna momenti comici a scene più tese, mostrando le difficoltà dei giovani laureati italiani costretti a lavori precari o alla disoccupazione.

    Originale e divertente, perché usa il modello del film criminale in chiave ironica e italiana. La forza principale sta nei personaggi: i protagonisti sono intelligenti e preparati, ma allo stesso tempo fragili e frustrati da un sistema che non valorizza il loro talento.

    La comicità è brillante e spesso basata sul contrasto tra il linguaggio accademico dei protagonisti e il mondo della criminalità. Dietro le battute, però, emerge una critica sociale molto attuale sul precariato e sulla fuga dei cervelli.

    Il ritmo è veloce, i dialoghi sono efficaci e il cast funziona molto bene. È una commedia moderna che riesce a far ridere ma anche riflettere.

  • L’ultima straordinaria fatica del nostro Checco nazionale.

    Il film segue Checco, un uomo ricco, superficiale e immaturo che vive senza responsabilità. Quando la figlia decide di intraprendere il Cammino di Santiago, lui parte per raggiungerla — inizialmente per riportarla a casa — ma lungo il viaggio si trova costretto a confrontarsi con se stesso e con il proprio ruolo di padre.

    Buen Camino è il ritorno di Zalone alla sua formula più classica: commedia popolare, gag irriverenti e una storia con morale finale. Dopo l’esperimento più politico di Tolo Tolo, qui si torna a un racconto più semplice e familiare.

    Funziona soprattutto per le battute e le situazioni paradossali, spesso politicamente scorrette ma efficaci nel far ridere il grande pubblico.
    Il rapporto padre-figlia dà una base più “umana” alla storia, aggiungendo un minimo di profondità.
    Lungo il Cammino di Santiago vengono offerti una varietà di scenari e incontri.
    Molti critici parlano di una storia poco originale, più una sequenza di sketch che un vero racconto strutturato.
    Comicità meno incisiva rispetto al passato: secondo alcune recensioni, Zalone è diventato più “soft” e meno pungente.
    C’è chi lo considera un prodotto costruito per il grande pubblico più che un’opera cinematografica ambiziosa.

    Il film divide: per molti è una commedia piacevole, leggera e divertente
    per altri è inferiore ai primi successi di Zalone (Quo Vado?, Sole a catinelle)

    In generale, funziona meglio se lo si guarda senza aspettarsi un film “profondo”, ma come intrattenimento.

    Buen Camino è un film che si lascia guardare, con momenti riusciti e altri più deboli.

  • L’Hulk umano.

    La serie racconta la vita di Hulk Hogan (vero nome Terry Bollea), uno dei wrestler più famosi di sempre.

    Partendo dalle sue origini in Florida e dalla scoperta del wrestling, il prodotto mostra l’ascesa negli anni ’80, quando diventa simbolo globale della WWE
    Analizza il personaggio “Hulk Hogan” come icona americana per entrare successivamente nella fase più oscura: scandali, dipendenze, problemi familiari e controversie pubbliche
    Il filo conduttore è il conflitto tra persona reale (Bollea) e personaggio (Hogan)

    Un elemento importante: la serie include l’ultima intervista rilasciata da Hogan prima della morte nel 2025, che dà un tono molto intimo e finale al racconto.

    Punti di forza sono l’ approccio umano e introspettivo: non è solo celebrazione, ma analizza la psicologia dietro il mito
    Sono presenti materiali d’archivio e interviste molto ricchi (famiglia, colleghi, celebrità)
    Il tema interessante é la fusione tra personaggio pubblico e identità reale, centrale per capire Hogan

    In generale, funziona bene come ritratto complesso di una figura iconica, tra gloria e caduta.

    Tuttavia alcuni critici ne hanno sottolineato la troppo indulgenza su certe controversie.
    È una docuserie consigliata se interessa il wrestling o la cultura pop anni ’80-2000
    vuoi capire come nasce e si “consuma” una celebrità

    Meno consigliata se si cerca un racconto totalmente neutrale o investigativo
    ritmo veloce (è più riflessiva che spettacolare).