
L’arte non è un mestiere, è la maniera in cui si esercita un mestiere
Jean Renoir
Descrizione:
Diamo spazio ad artisti locali e non per raccontare la loro arte, chi sono e il loro perché.
- Luca Parmitano, uno dei primi italianidi Francesca Nicolò

Luca Parmitano (Paternò, 1976) è un celebre astronauta e militare italiano, primo italiano ad effettuare attività extraveicolari (EVA) nel 2013 e primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la Expedition 61. Pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare, è stato selezionato dall’ESA nel 2009, compiendo due lunghe missioni spaziali: Volare (2013) e Beyond (2019).
Nato in Sicilia, ha conseguito la laurea in Scienze Politiche presso l’Università Federico II di Napoli e si è diplomato all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli nel 2001.
Pilota dell’Aeronautica Militare Italiana, ha volato su caccia AMX e ha servito come pilota collaudatore sperimentatore prima di essere selezionato dall’ESA nel 2009.
Parmitano ha partecipato a due missioni di lunga durata a bordo della ISS:
- Missione “Volare” (2013): Durante questa missione (Expedition 36/37), è diventato il primo italiano a camminare nello spazio. È noto per un pericoloso incidente durante la sua seconda passeggiata spaziale, quando l’acqua accumulatasi nel suo casco rischiò di farlo annegare.
- Missione “Beyond” (2019-2020): In questa spedizione (Expedition 60/61), ha assunto il comando della ISS il 2 ottobre 2019, stabilendo un primato assoluto per l’Italia.
- Progetti Futuri: È attualmente coinvolto nell’addestramento per il programma Artemis, con l’obiettivo di riportare l’uomo (e portare i primi europei) sulla Luna.

Oltre alla sua attività operativa, Parmitano è un attivo divulgatore scientifico e autore di diversi libri:
Volare. 166 giorni con @astro_luca: Diario della sua prima missione nello spazio.
Camminare tra le stelle (con Emilio Cozzi, 2024): Un’opera che esplora le sfide dell’esplorazione umana e il futuro verso Marte e la Luna.È stato insignito della Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico (2007) e del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2013).

- Samantha, e una storia tutta italiana.di Francesca Nicolò

Samantha Cristoforetti è stata la prima astronauta italiana nello spazio, ingegnera ed ex pilota militare dell’Aeronautica Militare. Membro dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha segnato la storia dell’esplorazione spaziale con record di permanenza e ruoli di comando.
Nata a Milano il 26 aprile 1977, è cresciuta a Malè, in Trentino.
Laureata in Ingegneria Meccanica presso l’Università Tecnica di Monaco di Baviera, ha poi intrapreso la carriera militare diventando pilota di caccia.
È legata all’ingegnere francese Lionel Ferra, addestratore di astronauti, con cui ha due figli, nati nel 2016 e nel 2019.
Partecipò a diverse avventure spaziali. Si annoverano in ordine:
- Missione Futura (2014-2015): lanciata il 23 novembre 2014 a bordo della Sojuz TMA-15M, è rimasta sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per 199 giorni, stabilendo all’epoca il record europeo e femminile di permanenza singola nello spazio.
- Missione Minerva (2022): lanciata il 27 aprile 2022 con la capsula SpaceX Crew-4, durante la quale è diventata la prima donna europea a ricoprire il ruolo di Comandante della ISS

Oltre alla sua attività scientifica, Samantha Cristoforetti si è dedicata alla divulgazione attraverso la scrittura di libri pubblicati da diverse case editrici.
Diario di un’apprendista astronauta (2018): Un racconto dettagliato del lungo percorso di addestramento e della vita quotidiana in orbita, i cui proventi sono stati in parte devoluti all’UNICEF.
Nello spazio con Samantha (2020): Un libro illustrato dedicato a ragazzi e bambini per spiegare i segreti dell’universo e della vita nello spazio.Eccellenza italiana, orgoglio scientifico.

- Franco Malerba, il primo italiano in assoluto.di Francesca Nicolò

Franco Malerba è una figura storica dell’esplorazione spaziale, noto per essere stato il primo astronauta italiano a volare nello spazio. La sua carriera spazia dalla ricerca scientifica alla politica, fino alla divulgazione e all’imprenditoria tecnologica.
Nato a Busalla (Genova) il 10 ottobre 1946, si è laureato in Ingegneria Elettronica e in Fisica all’Università di Genova.
Tra il 31 luglio e l’8 agosto 1992, ha partecipato alla missione STS-46 a bordo dello Space Shuttle Atlantis. In questa occasione ha ricoperto il ruolo di Payload Specialist, occupandosi del laboratorio europeo Eureca e del satellite italiano Tethered.
È stato eletto al Parlamento Europeo nel 1994 e ha ricoperto incarichi come addetto scientifico presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Parigi.
È co-fondatore di Space V, una startup che sviluppa serre innovative per la coltivazione di ortaggi in microgravità e nelle future basi spaziali.
Malerba è un attivo divulgatore scientifico e autore di diversi volumi che raccontano la sua esperienza e il futuro dello spazio:
La Vetta: un racconto che intreccia l’emozione della conquista spaziale con le sfide tecniche della missione.
Professione Astronauta: un’opera che svela i retroscena e le scelte necessarie per intraprendere il cammino verso le stelle.
Il cibo nello spazio: dedicato all’alimentazione degli astronauti e alle tecnologie per la vita in orbita.E’ stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana nel 2000.

- John Glenn e quello spazio sempre nel cuore.di Francesca Nicolò

John Glenn (1921–2016) è stato un’icona dell’esplorazione spaziale statunitense, noto per essere stato il primo americano a orbitare intorno alla Terra e, successivamente, il senatore più anziano a tornare nello spazio.
Nato il 18 luglio 1921 a Cambridge, Ohio, è cresciuto a New Concord, dove ha frequentato il Muskingum College.
Fu un pilota decorato nel Corpo dei Marines, prestando servizio durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra di Corea. Nel 1957 stabilì il record di velocità per un volo transcontinentale.
È deceduto l’8 dicembre 2016 all’età di 95 anni.
Le missioni spaziali a cui partecipò furono le seguenti:
– Mercury-Atlas 6 (1962)Il 20 febbraio 1962, a bordo della navicella Friendship 7, Glenn compì tre orbite intorno alla Terra in circa 5 ore. Questa missione lo rese un eroe nazionale, pareggiando il traguardo sovietico di Jurij Gagarin.
– STS-95 (1998)
All’età di 77 anni, Glenn tornò nello spazio a bordo dello Space Shuttle Discovery. Partecipò come specialista di carico per studiare gli effetti dell’assenza di gravità sul processo di invecchiamento, diventando la persona più anziana a volare nello spazio fino a quel momento.

Oltre ai voli spaziali, Glenn ha lasciato un’impronta significativa nella vita pubblica americana.
Divenne Senatore degli Stati Uniti: rappresentò l’Ohio al Senato per 24 anni (dal 1974 al 1999), concentrandosi su temi come la non proliferazione nucleare e l’efficienza governativa.
Ha contribuito a fondare la John Glenn School of Public Affairs presso la Ohio State University per ispirare i giovani al servizio pubblico.
Scrisse l’opera John Glenn: A Memoir, in cui racconta la sua esperienza di pilota, astronauta e politico.
- Valentina: la prima donna nello spazio.di Francesca Nicolò

Valentina Tereškova è stata la prima donna a volare nello spazio, compiendo un’impresa storica il 16 giugno 1963.
Nata nel 1937 in una famiglia contadina, lavorò inizialmente come operaia in una fabbrica di pneumatici e successivamente in un’azienda tessile.
La sua esperienza come paracadutista dilettante fu determinante per la sua selezione nel programma spaziale sovietico. All’età di 26 anni, trascorse quasi tre giorni in orbita, completando 48 giri attorno alla Terra. Durante la missione utilizzò il nome in codice “Chajka” (Gabbiano).
Dopo il volo, divenne un simbolo della propaganda sovietica, ricoprendo incarichi di rilievo nel Soviet Supremo. In seguito, è entrata nella Duma di Stato russa come membro del partito Russia Unita.
Il suo contributo principale risiede nel campo dell’esplorazione spaziale e della politica:
Ingegneria aeronautica: Dopo la sua missione, si laureò in ingegneria aeronautica, contribuendo alla ricerca scientifica del suo Paese.
Ha presieduto il Comitato delle donne sovietiche e ha lavorato come ambasciatrice culturale, promuovendo la scienza e l’istruzione.
Rimane l’unica donna ad aver mai effettuato una missione spaziale in solitaria, un primato che ha ispirato generazioni di astronaute.
- Buzz, il mito vivente.di Francesca Nicolò

Buzz Aldrin (nato Edwin Eugene Aldrin Jr. il 20 gennaio 1930) è un astronauta e ingegnere statunitense, celebre per essere stato il secondo essere umano a camminare sulla Luna durante la missione Apollo 11.
Nato nel New Jersey, Aldrin si è laureato in ingegneria meccanica alla US Military Academy di West Point e ha conseguito un dottorato in astronautica al MIT.
Servizio Militare: Prima di entrare nella NASA, Aldrin è stato pilota di caccia della US Air Force, partecipando a 66 missioni di combattimento durante la guerra di Corea.
Entrato nella NASA nel 1963, Aldrin ha partecipato alla missione Gemini 12 nel 1966, stabilendo un record di attività extraveicolare (EVA) per l’epoca.
Il 20 luglio 1969, Aldrin è sceso dal modulo lunare Eagle circa venti minuti dopo Neil Armstrong.
Ha descritto il paesaggio lunare con la frase: “Magnifica desolazione”.
Le foto più iconiche della missione ritraggono quasi esclusivamente Aldrin, poiché era lui a essere inquadrato da Armstrong.
Dopo aver lasciato la NASA nel 1971, Aldrin è rimasto un sostenitore dell’esplorazione spaziale, in particolare verso Marte.
Ha scritto nove libri, tra cui l’autobiografia Magnificent Desolation e il saggio Mission to Mars.
Ha fondato lo Human SpaceFlight Institute, un think tank dedicato allo sviluppo del volo spaziale umano.
È una figura attiva pubblicamente; ha ispirato il nome del personaggio Buzz Lightyear di Toy Story e ha fatto numerose apparizioni televisive.
Attualmente, Buzz Aldrin ha 96 anni ed è l’ultimo membro superstite dell’equipaggio dell’Apollo 11, dopo la scomparsa di Neil Armstrong (2012) e Michael Collins (2021).
- L’invincibile Jurijdi Francesca Nicolò
Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”

Jurij Gagarin è stato il primo uomo nello spazio, e rappresenta un’icona del XX secolo che ha segnato l’inizio dell’era dei voli spaziali umani.
Nato a Klušino, in Russia, da una famiglia di umili origini (il padre era falegname e la madre contadina), lavorò inizialmente come operaio metalmeccanico prima di inseguire la passione per il volo, entrando nell’aviazione sovietica nel 1955 come collaudatore.
Nel 1960 venne scelto tra migliaia di candidati per far parte del primo gruppo di cosmonauti sovietici, grazie alla sua eccellente preparazione fisica e alla sua bassa statura, ideale per gli spazi ristretti della navicella.
Morì a soli 34 anni il 27 marzo 1968 in un incidente aereo durante un volo di addestramento su un caccia MiG-15.
Il 12 aprile 1961, a bordo della navicella Vostok 1, Gagarin orbitò attorno alla Terra per 108 minuti. Al suo ritorno, divenne un eroe nazionale e un ambasciatore globale dell’efficienza sovietica, viaggiando in tutto il mondo per promuovere il successo della missione.
Sebbene Gagarin sia ricordato per le sue azioni, ha lasciato una testimonianza scritta della sua esperienza, attraverso Il suo libro principale intitolato Non c’è nessun Dio quassù (titolo originale La via del cosmo), in cui racconta la sua vita e i dettagli della missione che lo ha reso celebre in tutto il mondo.
La morte di Jurij Gagarin, avvenuta il 27 marzo 1968 durante un volo di addestramento su un caccia MiG-15UTI, è stata per decenni oggetto di speculazioni a causa della segretezza del regime sovietico.
Secondo le rivelazioni fatte nel 2013 dal cosmonauta Aleksej Leonov, che faceva parte della commissione d’inchiesta, la causa reale fu un errore umano altrui.
Un altro jet (un Su-11) avrebbe volato troppo vicino al MiG di Gagarin, violando il piano di volo. La scia di turbolenza del secondo velivolo avrebbe fatto entrare l’aereo di Gagarin in vite, portandolo allo schianto a causa della scarsa quota e della fitta coltre di nubi.Per anni, l’Unione Sovietica ha mantenuto una versione vaga, parlando di una “manovra improvvisa” per evitare un oggetto (come un pallone meteorologico o uno stormo di uccelli), che avrebbe causato lo stallo. Questo silenzio ha alimentato numerose teorie del complotto, tra cui il sabotaggio politico, un possibile stato di ebbrezza e la perdita di pressione.
Analizziamo brevemente le supposizioni.
– Sabotaggio politicoVi era l’idea che il leader Leonid Brezhnev volesse eliminare Gagarin perché troppo popolare o critico verso il regime.
– Stato di ebbrezza
Diverse voci suggerivano che i piloti avessero bevuto prima del volo, ipotesi smentita dai test post-mortem.
Perdita di pressione:– Perdita di pressione
Una teoria tecnica ipotizza che una valvola di ventilazione aperta abbia causato un’improvvisa ipossia, facendo perdere i sensi ai piloti durante una discesa troppo rapida.
Addirittura alcune leggende metropolitane sostengono che Gagarin sia sopravvissuto e sia stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico o che abbia vissuto sotto falsa identità.
I resti di Gagarin e del suo istruttore Seryogin furono identificati ufficialmente e le loro ceneri sono sepolte nelle mura del Cremlino.
- Il Cristoforo Colombo dello spazio.di Francesca Nicolò

Neil Armstrong (1930-2012) è stato un astronauta e aviatore statunitense, passato alla storia come il primo essere umano a camminare sulla Luna.
Nato a Wapakoneta, Ohio, il 5 agosto 1930, sviluppò precocemente la passione per il volo, ottenendo il brevetto di pilota a soli 16 anni. Servì nella Marina durante la Guerra di Corea e prese la laurea in Ingegneria Aeronautica alla Purdue University.
Prima di entrare alla NASA, fu un collaudatore di diversi aerei sperimentali, tra cui il celebre aereo-razzo X-15.
Durante la prima missione spaziale, denominata Gemini 8 nel1966 insieme a David Scott, eseguì il primo aggancio tra due veicoli spaziali in orbita, permettendo un passo cruciale per le future missioni lunari. Ma la sua fama venne consacrata con la missione Apollo 11 del 1969: in qualità di comandante della missione, pilotò il modulo lunare Eagle fino alla superficie lunare il 20 luglio 1969.
Poco prima delle 5:00 del mattino (ora italiana) del 21 luglio, Armstrong toccò la superficie lunare e pronunciò la storica frase: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”.
Assieme a Buzz Aldrin, raccolse campioni di roccia e installò strumenti scientifici per oltre due ore.
È stato professore di Ingegneria Aerospaziale all’Università di Cincinnati fino al 1979.
Nel 1986, ha fatto parte della commissione presidenziale incaricata di indagare sul disastro dello Space Shuttle Challenger
È deceduto il 25 agosto 2012 all’età di 82 anni a causa di complicazioni insorte dopo un intervento chirurgico al cuore.Un Cristoforo Colombo del 900 sotto molti aspetti, uomo di grande carisma per altri.
In ogni caso, straordinario, immenso e…stellare.

- Nello spazio, con coraggio, impegno e studio.di Francesca Nicolò

Il programma Mercury fu il primo programma spaziale con equipaggio degli Stati Uniti, attivo tra il 1958 e il 1963. Gestito dalla NASA, l’obiettivo principale era portare un uomo in orbita attorno alla Terra e riportarlo in sicurezza, rispondendo alla sfida sovietica nella corsa allo spazio.
Il programma ha reso celebri i “Mercury Seven”, i primi astronauti americani.
Lo scopo era dimostrare la possibilità di inviare esseri umani nello spazio, mantenerli in orbita e riportarli a terra.
La capsula Mercury era monoposto, progettata per essere totalmente controllabile da terra in caso di necessità, oltre che dal pilota.
Tra i primi ad arrivare nello spazio se ne annoverano due.
Alan Shepard (1961): Primo americano nello spazio con un volo suborbitale (Freedom 7).
John Glenn (1962): Primo americano a raggiungere l’orbita terrestre (Friendship 7).Questo coraggioso programma ha gettato le basi tecniche e mediche per i successivi programmi Gemini e Apollo.

- I testi scomodi della chiesa.di Francesca Nicolò

I Vangeli apocrifi sono un vasto insieme di testi (almeno una cinquantina tra frammenti e opere complete) che non sono stati inclusi nel canone ufficiale della Chiesa perché non ritenuti di ispirazione divina.
Ecco cosa devi sapere su questi “outsider” della Bibbia:
Cosa raccontano?
Mentre i Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) si concentrano sul messaggio pubblico di Gesù, gli apocrifi spesso “riempiono i buchi” con dettagli leggendari o dottrine alternative:
Testi come il Vangelo dell’infanzia di Tommaso descrivono un Gesù bambino che compie miracoli sorprendenti (e a volte capricciosi), come animare passeri di argilla.
Il Protovangelo di Giacomonarra la nascita di Maria da Gioacchino e Anna, dettagli che non troveresti nella Bibbia standard.
Vangeli come quelli di Tommaso, Filippo o Maria Maddalena contengono insegnamenti “segreti” e filosofici, tipici delle correnti gnostiche del II-III secolo.
Il Vangelo di Nicodemo o quello di Pietro offrono descrizioni spettacolari della discesa di Cristo agli inferi o della sua uscita dal sepolcro.Perché sono importanti?
Nonostante siano esclusi dal culto ufficiale, hanno un valore immenso:
Impatto Culturale e Artistico: Gran parte dell’arte cristiana e di feste come la Presentazione di Maria al Tempio deriva proprio dagli apocrifi.
Documentano la diversità di opinioni e fedi nel cristianesimo primitivo, mostrandoci come le prime comunità interpretavano la figura di Gesù inoltre hanno aiutato gli studiosi a comprendere il contesto sociale e religioso dei primi secoli, distinguendo tra il “Gesù storico” e il “Gesù della devozione popolare”.
- Paolo, il nobile che divenne ultimo tra gli ultimi.di Francesca Nicolò

San Paolo, nato Saulo a Tarso (c. 5-10 d.C.) e morto martire a Roma (c. 64-67 d.C.), è stato una figura chiave del Cristianesimo primitivo. Ebreo fariseo e cittadino romano, inizialmente perseguitò i cristiani. Dopo la conversione sulla via di Damasco, divenne l’Apostolo dei Gentili, diffondendo il Vangelo nel Mediterraneo.
Nato a Tarso in Cilicia, colto e istruito, lavorava come tessitore di tende.
Inizialmente nemico dei cristiani, fu testimone della lapidazione di santo Stefano.
La svolta avvenne sulla via di Damasco, dove ebbe una visione di Gesù risorto, trasformandolo da persecutore ad apostolo.
Morì decapitato a Roma, secondo la tradizione alle “Tre Fontane”.
Compì numerosi viaggi in Asia Minore e Grecia, fondando comunità cristiane.
Autore di gran parte delle epistole nel Nuovo Testamento, fondamentali per la teologia cristiana (es. Romani, Corinzi).
Sottolineò la salvezza per fede e la grazia di Dio, fondamentale per la teologia cristiana, influenzando pensatori come Sant’Agostino e Lutero.
Paolo è celebrato come il principale missionario del Vangelo tra i pagani.
- Il rispetto e l’importanza del bambino.di Francesca Nicolò

Maria Montessori è stata una figura rivoluzionaria: una delle prime donne a laurearsi in medicina in Italia, nota a livello internazionale per il suo approccio pedagogico che pone il bambino al centro del processo educativo.
Nata a Chiaravalle, si trasferisce a Roma dove, nonostante le iniziali resistenze sociali, si laurea in medicina nel 1896. Inizia la sua carriera lavorando con bambini con disabilità psichiche, intuendo che il loro problema fosse prevalentemente pedagogico piuttosto che medico.

Nel 1907 fonda la prima “Casa dei Bambini” nel quartiere San Lorenzo a Roma, applicando il suo metodo a bambini senza disabilità.
È stata una fervente sostenitrice dei diritti delle donne e del pacifismo, partecipando a importanti congressi internazionali a Berlino e Londra.
Durante il fascismo, a causa di contrasti ideologici con il regime, lascia l’Italia vivendo in Spagna, Inghilterra e India, dove continua a diffondere il suo metodo.Muore nel 1952 nei Paesi Bassi.

La sua vasta produzione bibliografica, consultabile presso l’Opera Nazionale Montessori, documenta l’evoluzione del suo pensiero:
- Il metodo della pedagogia scientifica (1909): L’opera fondamentale che descrive l’applicazione del suo metodo nelle Case dei Bambini.
- Il segreto dell’infanzia (1936): Esplora la natura profonda dell’anima infantile e la necessità di un ambiente che ne rispetti lo sviluppo naturale.
- La mente del bambino (1949): Introduce il concetto di “mente assorbente”, ovvero la capacità del bambino di apprendere inconsciamente dall’ambiente circostante.
- Educazione per un mondo nuovo (1946): Riflette sul ruolo dell’educazione come strumento per costruire una società pacifica.
- Il bambino in famiglia (1923): Una guida per i genitori sull’importanza dell’ambiente domestico nello sviluppo infantile.
Una donna italiana oltre il suo tempo, che non ebbe timore di vedere oltre i limiti del pensiero.

- Un sacrificio per la libertà di tutte.di Francesca Nicolò

Emily Wilding Davison è stata una delle militanti più audaci e determinate del movimento suffragista britannico, ricordata storicamente per il suo sacrificio estremo durante il Derby di Epsom.
Nata a Londra l’11 ottobre 1872, ricevette un’istruzione d’eccellenza, raramente accessibile alle donne dell’epoca.
Studiò letteratura presso la Royal Holloway University e successivamente all’Università di Oxford, sebbene all’epoca le donne non potessero ancora ricevere formalmente una laurea da quest’ultima istituzione.Prima di dedicarsi interamente alla causa politica, lavorò come insegnante e istitutrice.

Nel 1906 si unì alla Women’s Social and Political Union (WSPU) di Emmeline Pankhurst, distinguendosi subito per l’uso di tattiche di protesta radicali.
Fu arrestata 9 volte per atti di disobbedienza civile, tra cui l’incendio di cassette postali e il lancio di pietre.
In prigione praticò ripetutamente lo sciopero della fame, venendo sottoposta alla pratica brutale dell’alimentazione forzata per 49 volte.
Nel 1911, durante il censimento, si nascose in un armadio del Palazzo di Westminster per poter dichiarare come propria residenza la Camera dei Comuni, rivendicando simbolicamente il diritto di cittadinanza.
L’evento più celebre e tragico della sua vita avvenne il 4 giugno 1913.
Durante la corsa di cavalli a Epsom Downs, Davison si lanciò in pista davanti ad Anmer, il cavallo di Re Giorgio V.
Recenti analisi storiche suggeriscono che non intendesse suicidarsi, ma volesse appendere una bandiera suffragista alle briglie del cavallo del sovrano per attirare l’attenzione globale sulla causa.
Travolta dall’animale, riportò una frattura cranica e morì in ospedale l’8 giugno 1913, senza mai riprendere conoscenza.
Il suo funerale fu trasformato in un’imponente manifestazione pubblica con migliaia di suffragette vestite di bianco, viola e verde, consolidando la sua figura come martire del movimento. Sulla sua tomba a Morpeth è inciso il motto della WSPU: “Deeds not words” (Fatti, non parole).

- Le tre figlie Pankhurst.di Francesca Nicolò

Le sorelle Christabel, Sylvia e Adela Pankhurst sono state figure centrali del movimento suffragista britannico, figlie della celebre leader Emmeline Pankhurst. Sebbene unite inizialmente nella lotta per il diritto di voto femminile attraverso la Women’s Social and Political Union (WSPU), le loro strade si separarono drasticamente a causa di profonde divergenze politiche e ideologiche.

Christabel Pankhurst
È stata la figlia prediletta di Emmeline e la mente strategica dietro le tattiche militanti della WSPU.
Co-fondatrice della WSPU nel 1903, promosse azioni dirette come scioperi della fame e atti di disobbedienza civile.
Sostenne una linea più elitaria, focalizzata sul voto per le donne delle classi medie, e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale interruppe l’attivismo per sostenere lo sforzo bellico britannico.
Si trasferì negli Stati Uniti, dove divenne un’evangelista religiosa prima di morire a Santa Monica nel 1958.
Sylvia Pankhurst
Fu la sorella che scelse una strada radicalmente diversa, legando la causa femminista alla lotta di classe e al socialismo.
Fondò la East London Federation of Suffragettes, lavorando a stretto contatto con le donne della classe operaia.
Pacifista convinta, si oppose alla Prima Guerra Mondiale (entrando in conflitto con la madre e Christabel) e divenne un’importante attivista marxista, antifascista e anticolonialista.
Trascorse i suoi ultimi anni in Etiopia, sostenendo la causa dell’indipendenza africana, e morì ad Addis Abeba nel 1960.
Adela Pankhurst
Spesso considerata la “pecora nera” della famiglia, ebbe un rapporto estremamente conflittuale con la madre e Christabel.
Attiva nella WSPU fin da giovane, fu allontanata dalla famiglia a causa del suo forte credo socialista.
Emmeline la convinse a emigrare in Australia nel 1914 con un biglietto di sola andata e 20 sterline. In Australia, divenne una figura chiave del movimento anti-coscrizione e co-fondatrice del Partito Comunista Australiano, prima di spostarsi verso posizioni di estrema destra nazionalista negli anni successivi. Morì in Australia nel 1961, senza aver mai ricucito i rapporti con la madre e la sorella Christabel.
Caratteristica Christabel Sylvia Adela Focus Principale Suffragio per classi medie Diritti delle lavoratrici e socialismo Socialismo e attivismo australiano Prima Guerra Mondiale Sostegno al governo/guerra Opposizione pacifista Opposizione (con-scrizione) Rapporto con la madre Stretto e collaborativo Teso e conflittuale Rottura totale ed esilio Luogo del decesso Stati Uniti Etiopia Australia Donne diverse, complesse e determinate nel portare avanti un solo grande messaggio: quello che ogni donna potesse avere gli stessi diritti degli uomini, senza se e senza ma.

- Elizabeth: la mente della rivoluzione.di Francesca Nicolò

Elizabeth Cady Stanton è stata la mente teorica dietro il movimento per i diritti delle donne negli Stati Uniti del XIX secolo, distinguendosi per un approccio radicale che andava ben oltre il semplice diritto di voto.
Nata a Johnstown, ricevette un’istruzione superiore insolita per l’epoca. La sua spinta attivista si consolidò nel 1840 quando, durante il viaggio di nozze a Londra per una conferenza anti-schiavista, le fu negato il diritto di parola in quanto donna.
Insieme a Lucretia Mott, organizzò la prima convenzione sui diritti delle donne. Qui redasse la Declaration of Sentiments, modellata sulla Dichiarazione d’Indipendenza, per reclamare l’uguaglianza civile e politica.
Dal 1851 formò una partnership storica ed amicale con Susan B. Anthony: Stanton era la scrittrice e stratega, Anthony l’organizzatrice instancabile.
Stanton fu una prolifica autrice, focalizzata sulla critica alle istituzioni patriarcali:
- The Woman’s Bible (1895): La sua opera più controversa, in cui analizzò e criticò i passi biblici usati per giustificare la sottomissione femminile.
- History of Woman Suffrage (1881-1922): Una monumentale opera in più volumi (scritta con Anthony e Matilda Joslyn Gage) che documenta le lotte del movimento suffragista.
- Eighty Years and More (1898): La sua autobiografia, che offre uno spaccato della sua vita privata e pubblica.
A differenza di molti contemporanei, Stanton lottò anche per il diritto al divorzio, la proprietà privata per le donne sposate e la riforma dell’abbigliamento, rendendola una delle figure più d’avanguardia della sua epoca.

- La pioniera dei diritti civili americani.di Francesca Nicolò

Susan B.Anthony è stata una delle figure centrali del movimento per i diritti civili e del suffragio femminile negli Stati Uniti. La sua dedizione alla causa dell’uguaglianza ha portato alla ratifica del XIX Emendamento, spesso chiamato “Emendamento Susan B. Anthony”, che garantì alle donne il diritto di voto nel 1920, quattordici anni dopo la sua morte.
Nata il 15 febbraio 1820 ad Adams, Massachusetts, crebbe in una famiglia di orientamento quacchero, un ambiente che promuoveva l’uguaglianza sociale e l’attivismo.
Prima di dedicarsi ai diritti delle donne, divenne un’insegnante e un’attiva sostenitrice dell’abolizionismo. Fu agente per l’American Anti-Slavery Society e lavorò instancabilmente contro la schiavitù.
Nel 1851 incontrò Elizabeth Cady Stanton, con cui formò un sodalizio duraturo che divenne il cuore pulsante del movimento suffragista americano.
Susan B. Anthony fu co-autrice, insieme a Stanton e Matilda Joslyn Gage, di una monumentale opera in più volumi pubblicata a partire dal 1881 e chiamata History of Woman Suffrage.
L’obiettivo era documentare la storia del movimento per le generazioni future.
Fondò e curò questo settimanale radicale dedicato ai diritti delle donne e dei lavoratori.Il celebre motto della testata era: “Uomini, i loro diritti, e niente di più; donne, i loro diritti, e niente di meno”.
Co-fondò la National Woman Suffrage Association (NWSA) nel 1869 e la American Equal Rights Association.
L’arresto per aver votato (1872): Il 5 novembre 1872, Susan B. Anthony sfidò apertamente la legge votando alle elezioni presidenziali statunitensi a Rochester, New York. Fu arrestata e condannata a pagare una multa di 100 dollari, che si rifiutò orgogliosamente di pagare per non legittimare il verdetto.
Per onorare la sua eredità, è stata la prima donna reale a comparire su una moneta in circolazione negli Stati Uniti (il dollaro d’argento Susan B. Anthony).
- Meglio ribelle, che schiava.di Francesca Nicolò

Emmeline Pankhurst è stata l’attivista e politica britannica che ha guidato il movimento delle suffragette nel Regno Unito, lottando per ottenere il diritto di voto per le donne.
Una donna famosa in tutto il mondo e riconosciuta come la pioniera del movimento per il suffragio alle donne.
Fondatrice della Women’s Social and Political Union (WSPU) nel 1903, è celebre per aver adottato il motto “Fatti, non parole” (Deeds, not words), promuovendo tattiche di protesta radicali e militanti per risvegliare la coscienza pubblica.
Nata a Manchester nel luglio 1858 in una famiglia politicamente attiva, iniziò il suo impegno per il suffragio femminile a soli 14 anni.
Nel 1879 sposò Richard Pankhurst, un avvocato sostenitore dei diritti delle donne, con cui ebbe cinque figli, tra cui Christabel e Sylvia, anch’esse figure chiave del movimento.

Frustrata dalla mancanza di progressi dei metodi costituzionali, la WSPU sotto la sua guida passò ad azioni dirette: interruzioni di comizi politici, rottura di finestre, incendi dolosi e scioperi della fame in prigione. Fu arrestata numerose volte (almeno sette tra il 1908 e il 1914). Per contrastare gli scioperi della fame delle suffragette, il governo introdusse il cosiddetto “Cat and Mouse Act“, che permetteva di rilasciare temporaneamente le prigioniere debilitate per poi riarrestarle una volta ristabilite.
Allo scoppio del conflitto nel 1914, Pankhurst sospese la militanza suffragista per sostenere lo sforzo bellico britannico, incoraggiando le donne a sostituire gli uomini nelle fabbriche e nelle industrie.

Nel 1918, il Representation of the People Act concesse il voto alle donne sopra i 30 anni con determinati requisiti patrimoniali.
Dopo la guerra, i suoi interessi si spostarono verso posizioni più conservatrici e nazionaliste; si unì al Partito Conservatore nel 1926 e fu scelta come candidata parlamentare.Emmeline Pankhurst morì a Londra il 14 giugno 1928, all’età di 69 anni, poche settimane prima dell’approvazione della legge che estendeva il suffragio a tutte le donne sopra i 21 anni, garantendo parità elettorale con gli uomini.
È commemorata con una statua nei Victoria Tower Gardens, vicino al Parlamento britannico, inaugurata nel 1930.

- Pompeo, il condottiero amico e nemico.di Francesca Nicolò

Gneo Pompeo Magno è stato uno dei più influenti generali e politici della tarda Repubblica romana, noto per le sue straordinarie campagne militari contro i pirati, Mitridate e Sertorio, che estesero il dominio di Roma.
Alleato con Cesare e Crasso nel Primo Triumvirato (60 a.C.), si schierò poi con il Senato contro Cesare, venendo sconfitto a Farsalo (48 a.C.) e ucciso in Egitto.

Nato nel Piceno, figlio del generale Pompeo Strabone, si distinse giovanissimo nelle guerre civili a fianco di Silla. Ricevette il soprannome di Magnus (il Grande) per i suoi successi, ottenendo trionfi nonostante la giovane età e la mancanza di un formale cursus honorum.
Represse la rivolta di Sertorio in Spagna (71 a.C.) e i seguaci di Spartaco. Nel 67 a.C. ottenne poteri straordinari per eliminare i pirati dal Mediterraneo in soli tre mesi. Successivamente, sconfisse definitivamente Mitridate VI del Ponto, riorganizzando l’Oriente romano.
Fu console nel 70 a.C. con Crasso e, dopo il triumvirato, si legò alla fazione conservatrice del Senato, diventandone il principale difensore contro l’ascesa di Giulio Cesare.
Guerra Civile e Morte: Sconfitto da Cesare nella battaglia di Farsalo nel 48 a.C., fuggì in Egitto sperando nell’appoggio di Tolomeo XIII, ma venne assassinato a tradimento su ordine del faraone, che sperava di compiacere Cesare.Celebre il pianto di Cesare alla vista della testa del nemico.
Dapprima alleato prezioso e poi nemico stimato.

- Un re superbo quanto stupido.di Francesca Nicolò

Tra le Dolomiti aleggia una leggenda unica e straordinaria; quella di Re Laurino.
Il re dei nani del Catinaccio, famoso per il suo magico Giardino delle Rose, allocato sui monti. La storia narra che, dopo aver rapito la principessa Similde, egli fu sconfitto da un cavaliere che sciolse il suo mantello magico dell’ invisibilità individuando i movimenti delle rose.
Il sovrano infatti possedeva una cintura che gli conferiva la forza di dodici uomini e un mantello che lo rendeva invisibile, ma era anche un uomo abbastanza stolto.

Per vendetta, maledisse il giardino, ordinando che non potesse essere più visto né di giorno né di notte; tuttavia, si dimenticò dell’alba e del tramonto, che ora tingono le cime di rosa, attraverso un fenomeno chiamato “Enrosadira”.
In questo modo la sua stoltezza gli fu fatale e nulla poté contro la bellezza di una natura incontaminata. E anche se il suo giardino non è più visibile, le cime delle sue montagne donano quel colore che sarebbe dovuto mancare.
Chiaro esempio di come la superbia non sia sempre la scelta vincente.

- Le creature delle grotte.di Francesca Nicolò

Gli anfratti dei laghi veneti nascondono qualcosa di unico, affascinante e suggestivo.
Uno di essi è legato a delle misteriose ed antichissime figure.
Le Anguane rappresentano delle creature mitologiche femminili appartenenti alla tradizione alpina e prealpina, spesso identificate con ninfe o spiriti legati all’acqua e alla natura.
Generalmente descritte come belle e benevole, proteggono acque, boschi e montagne, tuttavia possono diventare vendicative se ciò che proteggono viene danneggiato.
Sono legate a riti di fertilità e spesso accompagnate dai Salbanei, ossia dei folletti dispettosi.

Il loro nome deriva dal latino “aqua”.
A seconda delle leggende e delle zone, possono avere aspetti umani o mostruosi (ad es. piedi caprini, coda di serpente, lunghissime mammelle).
Capaci di predire il futuro e dare buoni consigli, spesso si riuniscono di notte per lavare i panni e preparare il pane, il cui profumo si sparge dolcemente nell’aria.
Connesse al ciclo della natura, aprono i fiori al mattino e rendono l’erba più verde.
Si confondono con la gente comune senza essere riconosciute.
Esiste una grotta a Durlo, nel Vicentino, legata a queste leggende e dove è possibile recarsi in visita per respirare questa magica suggestione.

- Il Mazaròl (o Sanguanel).di Francesca Nicolò

Le creature dei boschi non sono una prerogativa solo del Nord Europa; anche il nostro paese vanta una tradizione assolutamente importante riguardo questo argomento.
Analizziamone una tra le più note.
Il Mazaròl (o Mazariòl) è una figura leggendaria del folclore delle Dolomiti, in particolare delle zone del Veneto e del Trentino-Alto Adige.
Viene spesso descritto come un folletto o un omino selvatico, piccolo e con un aspetto caratteristico: una lunga barba, un cappuccio rosso, un mantello nero e scarpe a punta.

Nonostante il suo carattere schivo e dispettoso, a questa creatura è attribuita una conoscenza straordinaria dell’arte casearia. Secondo la leggenda, gli abitanti del Primiero e di altre valli appresero i segreti per fare il burro, il formaggio e la tosèla (un formaggio fresco tipico) spiandolo o grazie a una ragazza che, dopo essere stata sua prigioniera e aver recuperato la memoria, insegnò ai suoi compaesani i segreti appresi.
Essa abita nei boschi fitti, nelle valli impervie e nelle caverne, tenendosi lontano dal contatto umano.È noto per essere un gran lavoratore, instancabile nella cura del suo bestiame (capre, pecore, bovini) e nella lavorazione del latte.

Ma occorre fare molta ed estrema attenzione.
La leggenda più diffusa avverte di non seguire mai le sue impronte.
Chiunque ne calpesti una finisce vittima di un incantesimo: perde la memoria di sé e della sua vita passata, ed è costretto a seguire tutte le altre impronte fino alla caverna del folletto, dove rimane suo servo.
Perso in un tempo non definito, prigioniero di un mistero che tale rimarrà.

- Leggenda di Burano.di Francesca Nicolò

Tutto il mondo conosce l’isola di Murano, ma ben pochi quella di Burano: situata a pochi km di distanza. Essa è protagonista di diversi e suggestivi accadimenti.
Le storie più famose riguardano l’origine del merletto e il motivo del colore delle case.
La prima narra di un pescatore che, resistendo al canto delle sirene, ricevette da loro un velo nuziale fatto di schiuma marina, che ispirò le donne dell’isola a creare i famosi merletti.
L’uomo era determinato a non cedere ad alcuna tentazione e venne premiato per la propria integrità morale e determinazione.

Un’altra leggenda spiega, forse in maniera più realistica e concreta, la colorazione intensa delle abitazioni.
I pescatori di Burano dipinsero le loro case con colori vivaci per poterle riconoscere facilmente anche in condizioni di scarsa visibilità, come la nebbia. Anche se si è fatta strada un’altra interpretazione che suggerisce i colori come identificazione delle diverse famiglie, specialmente quelle con lo stesso cognome.

Un posto unico, conosciuto ma non troppo oggetto del turismo di massa, e luogo che emana pace e sembra appartenere ad un epoca lontana.
Colorato, custodito dal mare e raccolto al pari di un borgo fatato.

- La biscia del Biscione.di Francesca Nicolò

Oggi la tocco piano sull’emblema simbolo per eccellenza e che credo tutti in Italia conoscano.
La leggenda del biscione, simbolo di Milano, ha diverse versioni, la più nota riguarda Ottone Visconti, signore della città meneghina. Uno dei personaggi più noti nella cultura popolare e nella storia della città.
Durante la Seconda Crociata, il nobile si scontrò con un guerriero saraceno che portava uno stemma contenente un drago alato il quale era in procinto di divorare un bambino.
Egli vinse il duello e adottò l’insegna del nemico.
Il fanciullo nel suo stemma venne reinterpretato come un saraceno sconfitto: ossia il pagano che aveva perso contro la nobiltà occidentale.
Le sette spire del serpente rappresenterebbero le sette vittorie di Ottone Visconti su altri guerrieri.
Ma la storia non finisce mica qui.
Vi ho appena raccontato infatti la versione più accreditata….

Si annoverano altre due leggende:
- Il drago Tarantasio: Un’altra versione lega il biscione all’uccisione del drago Tarantasio, che infestava il lago Gerundo e terrorizzava gli abitanti di Milano, in particolare i bambini. Va precisato che la figura del drago è da sempre evocativa del male e pertanto in questa lotta si potrebbe ravvisare l’eterno dualismo tra bene e malvagità.
- Il re Desiderio: Una leggenda meno diffusa narra che, durante un sogno, un serpente si posò sul capo del re longobardo Desiderio ma non lo morse. Da quel momento, il serpente divenne il simbolo della sua stirpe. Il serpente è anche il simbolo della farmacia, la disciplina deputata alla cura dei malanni. Anche in questo episodio, si possono ravvisare dei chiari segni di tipo esoterico- simbolico.
Il biscione oggi cosa rappresenta? Possiamo dire che rappresenti l’essenza stessa di Milano: ne portano effige lo stemma dei Visconti, degli Sforza e di Milano, ed è visibile in molti luoghi della città.
Il simbolo è ancora oggi utilizzato da marchi come Alfa Romeo, Mediaset e Inter
Emblema della forza e della determinazione di una città che, da sempre, si contraddistingue per dinamismo ed eclettismo.

- Un amore oltre il tempo.di Francesca Nicolò

La città di Sestri Levante nacque da un grande ed infinito amore: esso spiega l’origine del nome della cittadina e del golfo.
Un racconto drammatico e al tempo stesso affascinante che vede come protagonisti due personaggi speciali: la sirena Segesta e Tigullio, un tritone.
La donna era una sirena di rara bellezza che viveva negli abissi marini.
Ogni giorno saliva in superficie per crogiolarsi al sole sullo scoglio e ammirare la lussureggiante foresta sulla terraferma. Nelle sue contemplazioni ebbe modo di scorgere l’affascinante creatura marina di cui si innamorò perdutamente.
Il loro amore crebbe segretamente, lontano da occhi indiscreti.

La felicità suscitò la gelosia del potente dio del mare, Nettuno, che aveva un debole per la giovane. Purtroppo, in preda all’ira, scatenò una terribile tempesta per punirli.
La sirena Segesta non riuscì a mettersi in salvo e perì tra le onde impetuose scaraventata sugli scogli.
Il tritone Tigullio, disperato per la perdita dell’amata, giurò che il suo spirito non avrebbe mai lasciato le acque di Sestri, e ancora oggi protegge le due baie attraverso un amuleto magico.
Un chiaro richiamo alla storia proviene dal primo nome della città, Segesta Tigullorum, che unisce i nomi dei due innamorati.
Lo spirito della sirena protegge tuttora le due baie di Sestri: la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio.
Meravigliose e infinitamente incantate, perse nella leggenda di un amore eterno.

- La Madonna, la superbia umana e….di Francesca Nicolò

Mai oltrepassare il limite della benevolenza, e questa storia ne è un drammatico emblema.
La leggenda della bella Alda è legata alla cosiddetta Sacra di San Michele, un’antica abbazia situata in Val di Susa, in Piemonte.
Essa narra di una fanciulla, Alda, celebre per la sua bellezza ma anche per una vanità ed una superbia assolutamente fuori dal comune.
Un giorno, mentre si trovava sulla cima della torre più alta del promontorio, la donna venne inseguita da alcuni soldati e, per sfuggire, si gettò nel vuoto. Probabilmente gli uomini erano due malintenzionati e lei cercava di fuggire le loro attenzioni non richieste.
E, in quel frangente, accadde l’impensabile.
Mentre precipitava, invocò la Madonna, che la salvò miracolosamente facendola atterrare incolume a terra. Maria ebbe a pietà la supplica della giovane e ritenne giusto risparmiarla dalla morte.

Purtroppo il miracolo, invece che renderla umile e devota, ne accrebbe la superbia.
Alda si vantava continuamente di questo accadimento e tutti oramai conoscevano la storia incredibile.
Sentendosi invincibile, decise di ripetere l’impresa per dimostrare a tutti la “potenza”. Questa volta, tuttavia, non invocò la Madonna, ma si gettò di nuovo dalla torre per vanità e dimostrazione delle capacità.
La Madonna, stizzita dalla sua arroganza e dal suo gesto irrispettoso, non la soccorse una seconda volta.
Alda precipitò e morì schiantandosi sulle rocce.
La trama di questa storia è un monito contro la superbia e l’arroganza.
Rappresenta il pericolo di dare per scontata la benevolenza divina e di usare la fede per soddisfare la propria vanesia.
La torre da cui si gettò la fanciulla è ancora oggi conosciuta come la “Torre della Bell’Alda” ed è meta di visitatori ogni giorno: curiosi di vedere il luogo dove iniziò ed ebbe fine la superbia di una donna profondamente stupida.

- Il Drago eroe di Torino.di Francesca Nicolò

Volete iniziare a raccontare del Piemonte senza prima parlare del simbolo per eccellenza del capoluogo della regione?
La leggenda narra che a Torino, in un tempo indefinito, un drago che terrorizzava la popolazione: la creatura sputafuoco viveva nei boschi attorno alla città, uccidendo animali e bruciando case.
Esasperati, gli abitanti decisero di mandare un animale forte per affrontare il loro nemico. La scelta ricadde su un toro dal pelo rosso. Diedero all’animale con una bevanda a base di acqua e vino rosso per affrontare una lotta che sarebbe stata certamente mortale.
Il toro infatti riuscì a sconfiggere il drago, ma morì a sua volta per le ferite riportate.
In segno di gratitudine e onore, la città decise di inserire il toro rosso nel suo stemma, e da questo sacrificio sarebbe poi derivato il nome di Torino.
Omaggio ad un simbolo che è da sempre emblema di determinazione, forza e resilienza.
Una delle tante mete da visitare.

- La leggenda della Stella Alpina.di Francesca Nicolò

Non potevamo non concludere questa mini-raccolta di leggende con la storia dedicata al fiore montano per eccellenza: la stella alpina.
La sua è una di quelle vicende che non possono non essere raccontate. Quanti amanti della montagna non vanno proprio alla ricerca di questo meraviglioso fiore?
Si narra che la stella alpina fosse in origine una splendida fanciulla. Pur corteggiata da moltissimi cavalieri, ella non trovò mai il vero amore e morì sola nella disperazione: nessun pretendente era mai abbastanza. Complice anche una famiglia alle spalle che foraggiava l’unione con figure di rango elevato, ma che, in montagna, difficilmente si potevano trovare.
Dopo la sua morte il corpo venne portato sulla cima più alta delle Alpi, dove per magia si trasformò in un fiore candido destinato a popolare luoghi lontani e quasi inaccessibili.
La leggenda vuole che la fanciulla amasse rifugiarsi sulle alture a leggere e ad ammirare i paesaggi incantati.

Il nome tedesco della stella alpina è edelweiss (“nobile bianco”) e per i popoli di lingua tedesca cogliere l’edelweiss significa proprio “riuscire ad ottenere il più nobile onore che un uomo possa conquistare”. Un chiaro richiamo a quello che la protagonista avrebbe voluto ma che non riuscì mai ad ottenere.
La stella alpina è molto resistente e anche piuttosto facile da coltivare, ma è una specie protetta e in quanto tale non può essere raccolta! Quest’ultimo dato è una raccomandazione da non trascurare: troppo spesso si è tentati dal raccogliere questo piccolo tesoro, ma è assolutamente e giustamente vietato.
Un tesoro prezioso che veglia sulle alture da secoli e che regala uno spettacolo sempre meravigliosamente prezioso.

- Il fantasma del Castello di Fénisdi Francesca Nicolò

Questa è una di quelle storie che si intreccia con diverse leggende nazionali: per molti versi è simile a quella di Fumone. Il protagonista principale è senz’altro l’invidia e il risentimento bruciante.
Ma veniamo al luogo dove tutto ebbe inizio, in cui molti di noi sono stati (magari in gita scolastica come la sottoscritta).
Il castello di Fénis è avvolto da un alone di mistero legato alla presenza di un pacifico fantasma. Materia prediletta di racconti locali e suggestive leggende, è oramai diventata una delle attrazioni più famose del maniero.
Tutti sono ansiosi di vederlo e conoscerne la storia, ma che cela una vicenda amara e profondamente ingiusta.

Numerosi turisti hanno avvistato il fantasma non violento di un bambino che si limita a spostare oggetti all’interno delle cucine. Curioso, iperattivo e pieno di energia come tutti i fanciulli.
Secondo la leggenda, la salma del bambino imbalsamato, che si aggira all’interno delle mura fortificate, sarebbe il figliastro di una donna, sposata in seconde nozze dal padrone del maniero, che, per garantire l’eredità al proprio figlio, avrebbe ucciso il figliastro.
Anima senza meta e senza fine, la cui morte lo condanna ad essere nel mezzo: sospeso tra terra e cielo. Nessuno pagò mai per il suo delitto, o almeno, di questo non ne abbiamo traccia.
Un ragazzino infelice ed un castello impenetrabile e solitario: un legame che dura attraverso i secoli, assieme ad una disumana sofferenza.

- Johanneta Cauda.di Francesca Nicolò

Johanneta Cauda fu la prima donna in Valle d’Aosta colpevole presunta di stregoneria, nel 1428, e condannata a essere bruciata viva sul rogo a Chambave l’11 agosto.
Accusata di aver divorato i nipoti insieme a un’amica e rimase in carcere tra i 61-71 giorni a Cly prima dell’ esecuzione.
Subì ogni sorta di torture ed angherie. Le carceri di allora erano prive di qualsiasi forma di igiene e i diritti civili erano una cosa neppure degna di essere considerata.

Ovviamente, come si può ben intuire, l’accusa era assolutamente campata in aria: Johanneta pagava il suo essere una donna fuori dagli schemi e anticonvenzionale. La leggenda vuole fosse una donna libera, colta e che si dedicasse a curare i malanni con erbe e decotti. Forse una delle tante erbane a cui le persone si rivolgevano per i motivi più disparati. Troppo erudita per un mondo che la voleva chiusa nelle sue quattro mura domestiche e senza proferire parola a nessuno.
Chambave, dove venne alimentato il rogo con legna e cespugli forniti dal Castello di Cly, era il centro amministrativo della signoria valdostana.
La fine di questa eretica doveva dunque avvenire in un luogo assolutamente nevralgico e visibile a tutti come monito ad eventuali ribellioni.
Johanneta Cauda divenne un simbolo delle “cacce alle streghe” nella regione e la sua storia è ancora raccontata per evocare il mistero delle vicende del Castello di Cly, il quale è tuttora visitabile.
Una vicenda, quella della strega della Valle d’Aosta, poco raccontata ma emblematica: la storia di una donna che non si è mai piegata alle convenzioni, alle prepotenze e ai soprusi. Cercando la libertà trovò la morte, ma non ne ebbe paura.
E grazie anche al suo sacrificio se noi possiamo essere ciò che siamo.

- Il Lago Blu che nasconde un segreto oscuro.di Francesca Nicolò

La valle d’Aosta è una delle regioni dove i laghi di montagna sono numerosi e le loro acque riflettono un panorama unico e straordinario.
Tuttavia, non sempre la loro meraviglia nasconde qualcosa di positivo e magico.
Premetto: questa è una storia tragica, a tratti surreale, ma anche profondamente edificante.
La leggenda racconta che, nei pressi del lago, viveva una famiglia di pastori con un figlio, tutti noti per la loro crudele e avara natura.
Erano gente benestante, ma vivevano in condizioni miserabili per preservare la fortuna accumulata (anche in modo non sempre onesto e trasparente)
Una sera, un pellegrino stanco e affamato bussò alla loro porta, chiedendo cibo e riparo. La notte valdostana era pungente e fredda e l’uomo sperava di ottenere un riparo per rinvigorire le forze e riprendere il viaggio a breve.
La madre lo respinse duramente, ma il figlio si mosse a compassione offrendo al viandante il proprio latte caldo e aromatizzato da un pizzico di miele.
I genitori, per punirlo, lo mandarono nel bosco a raccogliere legna di notte: anche lui condannato ad affrontare il freddo e il gelo.
Il bambino, impaurito, riuscì a raccogliere la legna e tornò, ma al posto della casa trovò un lago che aveva inghiottito la famiglia, uccidendo tutti.

Il giovane pianse la perdita dei suoi cari, ma capì che essi erano stati puniti per la loro malvagità.
Da quel momento, lui e i suoi discendenti vissero con umiltà, accogliendo sempre i viandanti e manifestando sempre una grande e riconoscente generosità.
Una storia che insegna come sia importante tenere sempre a mente l’importanza della condivisione e del rispetto. Ogni comportamento ha una conseguenza, e presto o tardi, i conti saranno sempre pareggiati.

