

- L’inizio del primo conflitto mondialedi Francesca Nicolò
L’attentato di Sarajevo, consumatosi la mattina del 28 giugno 1914, è l’evento che ha fatto da detonatore alla Prima Guerra Mondiale, trasformando una crisi balcanica locale in un conflitto globale. Non fu un’operazione militare sofisticata, ma una catena di coincidenze incredibili, errori logistici ed esasperazione politica.
Ecco la ricostruzione dettagliata e storicamente verificata di quella giornata che cambiò il corso del Novecento.
🎯 Gli attori in campo e le motivazioni
L’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, si trovava a Sarajevo per ispezionare le manovre militari dell’esercito imperiale in Bosnia-Erzegovina (territorio annesso dall’Austria nel 1908). La data scelta, il 28 giugno, era altamente simbolica e provocatoria per i nazionalisti serbi: era il giorno di Vidovdan (la festa di San Vito), anniversario della battaglia del Kosovo del 1389, simbolo del patriottismo serbo.
A contendergli la scena c’era la Giovane Bosnia (Mlada Bosna), un gruppo di giovani nazionalisti e rivoluzionari che miravano alla liberazione della Bosnia dal dominio asburgico per unirla a un grande Stato slavo meridionale (la Jugoslavia).
Il gruppo era armato, addestrato e finanziato clandestinamente dalla Mano Nera (Crna Ruka), una società segreta serba guidata dal capo dei servizi segreti militari di Belgrado, il colonnello Dragutin Dimitrijević, noto come “Apis”.
💣 La cronologia del 28 giugno: Una catena di errori
Quella mattina lungo il nevischio del molo Appel, la strada principale di Sarajevo che costeggia il fiume Miljacka, erano schierati ben sei cospiratori pronti a colpire il corteo imperiale di sei auto scoperte.
Ore 10:10 – Il primo attacco fallito
Il corteo passò davanti al primo attentatore, che colto dal panico non agì. Poco più avanti, il diciannovenne Nedeljko Čabrinović armò una bomba a mano (un modello Kragujevac riempito di tritolo) e la lanciò contro l’auto dell’Arciduca.
L’autista di Francesco Ferdinando, vedendo l’oggetto volare, accelerò: la bomba rimbalzò sulla capote ripiegata della vettura imperiale ed esplose sotto l’auto successiva, ferendo due ufficiali del seguito (tra cui il colonnello Merizzi) e una decina di spettatori. Čabrinović inghiottì una capsula di cianuro scaduto e si gettò nel fiume Miljacka, profondo appena dieci centimetri; il veleno gli provocò solo vomito e venne immediatamente arrestato.Il cambio di programma e l’errore fatale
Nonostante l’attentato, Francesco Ferdinando decise di procedere con la visita ufficiale al Municipio (Vijećnica). Durante i discorsi ufficiali, l’Arciduca, visibilmente alterato, interruppe il sindaco dicendo: “Vengo qui in visita e mi accogliete con le bombe!”.
Terminato l’incontro, l’Arciduca pretese di cambiare il percorso stabilito per recarsi in ospedale a visitare il colonnello Merizzi ferito dall’esplosione. Tuttavia, nessuno informò l’autista della prima vettura del cambio di rotta.
Ore 10:45 – Il vicolo cieco e i due spari di Gavrilo Princip
Le auto ripartirono lungo il molo Appel. Arrivati all’altezza del Ponte Latino, la prima auto svoltò a destra in via Francesco Giuseppe, seguendo il vecchio itinerario. L’auto dell’Arciduca la seguì.
Il governatore della Bosnia, Oskar Potiorek, che sedeva nella stessa auto di Francesco Ferdinando, gridò all’autista: “Cosa fai? Non è questa la strada! Dobbiamo tornare indietro sul molo!”. L’autista frenò bruscamente e inserì la retromarcia, bloccando l’auto proprio davanti a una nota caffetteria dell’epoca (la pasticceria Schiller).
Lì si trovava Gavrilo Princip, un diciannovenne studente serbo-bosniaco, uno dei congiurati, che convinto che l’attentato fosse fallito si era fermato a comprare un panino. Trovandosi l’auto imperiale ferma a meno di due metri di distanza, Princip non esitò: estrasse una pistola semiautomatica Browning FN Model 1910 calibro 7,65 mm e sparò due colpi.
🩸 L’esito e le ultime parole
I colpi furono letali, ma la dinamica iniziale ingannò i presenti poiché l’auto ripartì a tutta velocità verso la residenza del governatore (Konak).
- Il primo proiettile passò attraverso la carrozzeria della vettura e colpì all’addome la contessa Sofia Chotek, moglie dell’Arciduca, recidendo l’arteria gastrica. Sofia era incinta del quarto figlio.
- Il secondo proiettile colpì Francesco Ferdinando al collo, recidendo la giugulare.
Mentre il sangue sgorgava, l’Arciduca si voltò verso la moglie svenuta sul sedile, pronunciando le sue ultime, disperate parole verificate dai testimoni:
“Sofia, Sofia! Non morire! Resta viva per i nostri figli!”
Interrogato dal conte Harrach su come si sentisse, l’Arciduca sussurrò ripetutamente: “Non è niente…” prima di perdere conoscenza. Entrambi morirono nel giro di pochi minuti, prima delle 11:00.
🏛️ Le conseguenze storiche
Princip tentò di spararsi alla testa e poi di bere il cianuro, ma la folla lo linciò prima che la polizia riuscisse a trarlo in arresto. Essendo minorenne secondo la legge austriaca (aveva meno di 20 anni), Princip evitò la pena di morte e fu condannato a 20 anni di carcere duro nella fortezza di Terezín, dove morì di tubercolosi nel 1918.
L’attentato offrì all’Austria-Ungheria il pretesto (casus belli) per regolare definitivamente i conti con la Serbia, ritenuta responsabile morale del terrorismo slavo. Un mese dopo, il 28 luglio 1914, dopo un ultimatum volutamente inaccettabile, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, attivando il sistema delle alleanze europee (la Russia mobilitò in difesa della Serbia, la Germania a fianco dell’Austria, la Francia e la Gran Bretagna contro la Germania). In meno di una settimana, l’Europa sprofondò nella Grande Guerra.
- ViviLagodi Francesca Nicolò
Se c’è un momento dell’anno in cui lo specchio d’acqua varesino si spoglia della sua solita, elegante timidezza per trasformarsi nel palcoscenico a cielo aperto più vibrante della provincia, quel momento è ViviLago.
Dal 26 al 28 giugno, le rive del Parco Zanzi alla Schiranna tornano a essere l’epicentro di una tre giorni che unisce sport, musica, natura e, soprattutto, un grande cuore solidale. L’evento, firmato dal Lions Club Varese Sette Laghi, non è una semplice festa di inizio estate, ma un invito a riappropriarsi della bellezza dei nostri paesaggi e a viverli attivamente.
Ecco una panoramica di ciò che rende ViviLago un appuntamento imperdibile.
🚣 Lo sport per tutti, tra acqua e cielo
Dimenticate la solita passeggiata rilassata: a ViviLago il territorio si sperimenta in movimento. Il grande protagonista della manifestazione è il Dragon Boat, con le spettacolari e ritmate pagaiate di squadra aperte a chiunque voglia provare l’ebbrezza di scivolare sull’acqua. Ma c’è spazio anche per la terra e il cielo: dai tornei di pallavolo ai simulatori di volo con gli alianti dell’ACAO, passando per lo yoga all’aria aperta e il plogging (la camminata ecologica in cui si fa del bene a se stessi e all’ambiente raccogliendo i piccoli rifiuti lungo il percorso).
🎈 Un paradiso per le famiglie e un motore di solidarietà
ViviLago è pensato per far battere il cuore di grandi e piccoli. Se per i bambini il divertimento è assicurato tra gonfiabili, laboratori didattici dedicati all’apicoltura e letture animate, per gli adulti il richiamo degli stand gastronomici e della musica live — che accenderà le calde serate estive a ritmo di DJ set e concerti — è irresistibile.
La vera magia dell’evento risiede nel suo spirito benefico: partecipare significa divertirsi e contemporaneamente sostenere progetti di inclusione sociale e sportiva per le persone con disabilità sul territorio, supportando realtà storiche locali come la PolHa Varese.
Il graffio del cronista: In un’epoca di turismo virtuale, ViviLago dimostra come un intero territorio possa riunirsi attorno alle proprie acque per fare comunità. Non è solo un evento da guardare, è un’esperienza da respirare a pieni polmoni.
Che siate sportivi incalliti a caccia di una nuova sfida in canoa, genitori in cerca di un weekend speciale per i figli o semplicemente amanti del buon cibo e della musica al tramonto, la Schiranna vi aspetta. Mettete scarpe comode e lasciatevi contagiare dall’energia del lago!
- Premio Italo Calvinodi Francesca Nicolò
Il Premio Italo Calvino è oggi uno dei riconoscimenti letterari più stimati e rispettati del panorama italiano dedicato agli autori esordienti. Nato nel 1985 in memoria di Italo Calvino, il premio si distingue per una caratteristica che lo rende unico: non premia libri già pubblicati, ma opere inedite, offrendo agli scrittori emergenti una concreta opportunità di entrare nel mondo dell’editoria.
Nel corso degli anni, il Premio Calvino si è affermato come una vera e propria palestra della narrativa contemporanea. Molti autori oggi affermati hanno mosso i primi passi proprio attraverso questa competizione, trovando nel premio non solo visibilità, ma anche un confronto serio e qualificato con lettori professionali, critici ed editor.
Ciò che colpisce maggiormente è l’attenzione riservata alla qualità della scrittura. A differenza di altri concorsi letterari che possono essere influenzati da logiche commerciali o mediatiche, il Calvino mantiene una forte vocazione culturale e letteraria. L’originalità della voce narrativa, la ricerca stilistica e la solidità dell’impianto narrativo sono i criteri che guidano la selezione delle opere.
Uno degli aspetti più apprezzati è il sistema di valutazione. I partecipanti ricevono spesso schede di lettura dettagliate, uno strumento prezioso per comprendere punti di forza e debolezza del proprio manoscritto. Questa attenzione trasforma il premio in un’esperienza formativa, capace di accompagnare la crescita dello scrittore anche quando non raggiunge la vittoria finale.
In questo senso, il Premio Calvino non è soltanto una competizione, ma un luogo di scoperta, confronto e maturazione letteraria.
Dopo oltre quarant’anni di attività, il Premio Italo Calvino ha costruito una reputazione fondata sulla serietà e sull’indipendenza del giudizio. Essere selezionati tra i finalisti rappresenta già un riconoscimento significativo, spesso osservato con attenzione da case editrici, agenti letterari e operatori culturali.
La sua autorevolezza deriva anche dalla fedeltà allo spirito di Italo Calvino: curiosità intellettuale, sperimentazione narrativa, apertura verso forme nuove di racconto e attenzione alla qualità della lingua.
- Attenzione esclusiva agli autori esordienti.
- Valutazione approfondita e professionale dei manoscritti.
- Elevata credibilità nel settore editoriale.
- Capacità di scoprire nuovi talenti.
- Forte indipendenza dai meccanismi commerciali.
Il Premio Italo Calvino rappresenta probabilmente il miglior punto di riferimento in Italia per chi desidera esordire nella narrativa con un’opera di qualità. Non promette scorciatoie né successi immediati, ma offre qualcosa di più prezioso: una valutazione seria, competente e rispettata dall’intero ambiente letterario.
Più che un semplice premio, il Calvino è un laboratorio permanente della nuova narrativa italiana, un luogo in cui il talento viene cercato, coltivato e, spesso, scoperto prima che il grande pubblico se ne accorga.

- Cosa si festeggia 30 giugno?di Francesca Nicolò
Il 30 giugno è una giornata ricca di ricorrenze significative, sia a livello globale e scientifico che dal punto di vista religioso.
Ecco le principali celebrazioni della giornata:
☄️ Giornata Mondiale degli Asteroidi (Asteroid Day)
Istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite, questa giornata ha lo scopo di informare e sensibilizzare il pubblico sui rischi legati ai potenziali impatti degli asteroidi con la Terra e sulle tecnologie per prevenirli.
- Perché proprio il 30 giugno? La data ricorda il celebre evento di Tunguska del 30 giugno 1908, quando un grosso asteroide (o frammento di cometa) esplose sopra la Siberia distruggendo oltre 80 milioni di alberi su un’area enorme. Tra i fondatori storici della giornata figura anche Brian May, astrofisico e leggendario chitarrista dei Queen.
🏛️ Giornata Internazionale del Parlamentarismo
Istituita dall’ONU nel 2018, celebra l’importanza dei parlamenti come pilastri delle democrazie sane, trasparenti e rappresentative. La data coincide con l’anniversario della fondazione dell’Unione Interparlamentare (IPU), nata il 30 giugno 1889.
😇 Santo del Giorno: I Santi Primi Martiri della Chiesa di Roma
Nel calendario liturgico cattolico, il 30 giugno si celebrano i Santi Protomartiri Romani. Si tratta dei numerosissimi cristiani che subirono il martirio a Roma sotto l’imperatore Nerone, a seguito del tragico incendio della città nel 64 d.C. La ricorrenza cade non a caso il giorno successivo alla festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno), che di quella stessa persecuzione furono le vittime più illustri.
- L’abiura più famosa.di Francesca Nicolò
L’abiura pronunciata da Galileo Galilei il 22 giugno 1633 rappresenta uno degli episodi più celebri e controversi della storia della scienza. Essa simboleggia il difficile rapporto tra la ricerca scientifica e l’autorità religiosa nella prima età moderna, diventando nel tempo un emblema della lotta per la libertà di pensiero.
Tra il XVI e il XVII secolo la concezione dominante dell’universo era ancora quella elaborata dall’astronomo greco Claudio Tolomeo. Secondo questo modello, la Terra occupava il centro dell’universo e tutti gli altri corpi celesti ruotavano attorno ad essa.
Nel 1543 il canonico e astronomo polacco Niccolò Copernico pubblicò l’opera De revolutionibus orbium coelestium, nella quale sosteneva una teoria rivoluzionaria: era il Sole, e non la Terra, a trovarsi al centro del sistema planetario. Questa visione, detta eliocentrica, metteva in discussione non solo una tradizione scientifica secolare, ma anche alcune interpretazioni delle Sacre Scritture.
Galileo Galilei, nato a Pisa nel 1564, fu uno dei più importanti sostenitori della teoria copernicana. Grazie alle osservazioni effettuate con il telescopio, perfezionato da lui stesso, raccolse prove che sembravano confermare il modello eliocentrico. Tra le sue scoperte vi furono i satelliti di Giove, le fasi di Venere e le irregolarità della superficie lunare, fenomeni difficilmente conciliabili con la cosmologia tradizionale.
Nel 1616 la Chiesa cattolica dichiarò il sistema copernicano incompatibile con la dottrina ufficiale e ammonì Galileo a non sostenere pubblicamente l’eliocentrismo come verità scientifica accertata.
Per alcuni anni lo scienziato mantenne un atteggiamento prudente. Tuttavia, nel 1632 pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, un’opera nella quale confrontava il sistema tolemaico e quello copernicano. Sebbene il libro fosse formalmente presentato come una discussione imparziale, risultava evidente la simpatia dell’autore per la teoria eliocentrica.
La pubblicazione provocò la reazione delle autorità ecclesiastiche. Galileo fu convocato a Roma e processato dal Tribunale dell’Inquisizione con l’accusa di aver violato le disposizioni ricevute nel 1616.
Il processo si concluse con una sentenza di condanna. Il 22 giugno 1633, nel convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma, Galileo fu costretto a leggere pubblicamente una formula di abiura. In essa rinnegava le proprie convinzioni sulla mobilità della Terra e sulla centralità del Sole, dichiarando di aver sostenuto idee erronee e contrarie alla dottrina della Chiesa.
L’abiura fu un atto estremamente doloroso per lo scienziato, ormai quasi settantenne. Dopo la condanna, Galileo venne posto agli arresti domiciliari, una condizione che mantenne fino alla morte, avvenuta nel 1642.
Secondo una tradizione molto diffusa, dopo aver pronunciato l’abiura Galileo avrebbe sussurrato la celebre frase: «Eppur si muove», riferendosi alla Terra. Tuttavia, gli storici non possiedono prove contemporanee che confermino l’autenticità dell’episodio. È probabile che si tratti di una leggenda nata successivamente, ma essa esprime efficacemente l’idea che la verità scientifica non possa essere cancellata da una condanna.
L’abiura di Galileo non arrestò il progresso della scienza. Nei decenni successivi le teorie copernicane ottennero sempre maggiori conferme e, con gli studi di Isaac Newton, il modello eliocentrico trovò solide basi fisiche e matematiche.
L’episodio rimane tuttora uno dei simboli più significativi del confronto tra autorità e ricerca scientifica. Nel 1992, dopo un lungo riesame storico, la Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel giudizio nei confronti di Galileo.
L’abiura delle tesi di Galileo Galilei rappresenta uno dei momenti più importanti della storia culturale europea. Pur costretto a rinnegare pubblicamente le proprie convinzioni, Galileo contribuì in modo decisivo alla nascita della scienza moderna. La sua vicenda continua a ricordare l’importanza del metodo scientifico, della libertà di ricerca e del coraggio intellettuale nel perseguire la conoscenza.
- Poe al Chiostro di Voltorre.di Francesca Nicolò
Il fascino magnetico e senza tempo di Edgar Allan Poe incontra la suggestione del
Chiostro di Voltorre in un evento unico ed assolutamente imperdibile.
Sabato 20 giugno, a partire dalle 21.45, il complesso monastico ospiterà “Ossessioni”, uno spettacolo itinerante ispirato ai racconti del grande maestro della letteratura gotica: serata che promette di coinvolgere il pubblico in un’esperienza totalmente immersiva e magica.
Una scelta, quella dell’ambientazione, che valorizza pienamente un luogo ricco di storia e fascino, trasformato, per l’occasione, nello scenario ideale di atmosfere gotiche e mondi sospesi tra inquietudine e realtà angoscianti, tipiche della produzione letteraria di Poe.
Il pubblico sarà protagonista di un viaggio tra ombre, suggestioni e racconti senza tempo.
A guidare questo progetto è la regista Valentina Maselli, figura di spicco del panorama
teatrale contemporaneo, da anni impegnata nella ricerca artistica, nella formazione e nella promozione di un teatro inclusivo e accessibile alle nuove generazioni.
Attrice, regista, scrittrice e pedagoga teatrale, Maselli vive e lavora a Varese ed è
cofondatrice di Rag Time e della compagnia Altre Tracce, realtà per la quale scrive e dirige spettacoli rivolti a pubblici di tutte le età.
Il suo percorso professionale si distingue per la capacità di coniugare qualità artistica,
attenzione educativa e forte sensibilità sociale.
Con l’opera “Ossessioni”, la regista crea una straordinaria sinergia di intenti che richiama
un bacino ampio di spettatori, costruendo un’esperienza capace di parlare tanto agli
appassionati di letteratura quanto a chi desidera vivere una serata originale all’insegna
della cultura.
L’appuntamento rappresenta un’occasione preziosa per immergersi nelle atmosfere
enigmatiche del grande autore americano, lasciandosi guidare in un percorso che intreccia
parola, spazio scenico e immaginazione. Proposta culturale che conferma il Chiostro di
Voltorre come luogo privilegiato per eventi capaci di valorizzare il patrimonio storico
attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.
I biglietti sono acquistabili sul sito di EventBrite al seguente link:
Ossessioni – spettacolo itinerante ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe Tickets, Saturday,
Il costo è ad offerta libera di minimo 10 € da versare in loco.
Per gli appassionati di teatro, letteratura e mistero, “Ossessioni” è un evento imperdibile e che si preannuncia essere uno degli appuntamenti più affascinanti d’inizio estate.
- Premio Viareggio-Rèpacidi Francesca Nicolò
Il Premio Viareggio-Rèpaci rappresenta una delle istituzioni più autorevoli e longeve della cultura italiana. Nato nel 1929 a Viareggio per iniziativa di Leonida Rèpaci insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, il premio fu concepito con un’idea innovativa per l’epoca: portare la letteratura fuori dai salotti chiusi e renderla parte viva del dibattito culturale nazionale.
Più che un semplice concorso letterario, il Viareggio-Rèpaci è stato uno specchio delle trasformazioni politiche, sociali e artistiche del Novecento italiano. La sua storia è attraversata da momenti di grande prestigio ma anche da polemiche, confronti ideologici e scelte coraggiose. Nato con una sensibilità indipendente e spesso critica verso il potere, subì pressioni durante il periodo fascista, venne sospeso negli anni della guerra e rinacque nel dopoguerra grazie alla tenacia del suo fondatore.
La sua importanza è confermata dall’albo d’oro: tra i vincitori figurano alcuni dei maggiori protagonisti della letteratura italiana, da Umberto Saba a Elsa Morante, da Italo Calvino a Pier Paolo Pasolini, fino ad autori contemporanei come Sandro Veronesi.
Uno degli aspetti più apprezzati del Premio Viareggio-Rèpaci è la sua attenzione alla qualità letteraria. Oggi il riconoscimento è articolato nelle sezioni Narrativa, Poesia, Saggistica e Opera Prima, con una selezione che valorizza sia autori affermati sia nuove voci della letteratura italiana.
A differenza di altri premi più influenzati dalle dinamiche editoriali e mediatiche, il Viareggio conserva l’immagine di un riconoscimento profondamente legato al valore culturale dell’opera e al giudizio critico della giuria. Questa reputazione gli ha permesso di mantenere un ruolo centrale nel panorama letterario italiano per quasi un secolo.
Particolarmente significativo è anche il Premio Internazionale Viareggio-Versilia, assegnato a personalità che si sono distinte per l’impegno nella cultura, nel dialogo tra i popoli, nel progresso sociale e nella pace. Questo conferisce al premio una dimensione che va oltre la letteratura, trasformandolo in un osservatorio privilegiato sui grandi temi civili e umani del nostro tempo.
Il Premio Viareggio-Rèpaci può essere considerato uno dei pilastri della cultura italiana contemporanea. La sua forza risiede nella combinazione di tradizione, autorevolezza critica e capacità di rinnovarsi. Pur non essendo esente da controversie — che anzi hanno spesso accompagnato la sua storia — ha saputo mantenere intatto il proprio prestigio e continuare a premiare opere destinate a lasciare un segno nella letteratura italiana.
Un premio storico, culturalmente influente e ancora oggi tra i riconoscimenti letterari più prestigiosi d’Italia, capace di coniugare memoria, qualità e attenzione al presente.

- Premio Bancarelladi Francesca Nicolò
Il Premio Bancarella è molto più di un riconoscimento letterario: è una tradizione, un simbolo del rapporto diretto tra libri e lettori, un omaggio alla passione dei librai indipendenti che, con entusiasmo e intuito, hanno contribuito a scrivere la storia dell’editoria italiana.
Nato nel cuore della Lunigiana, questo premio conserva ancora oggi il fascino autentico delle sue origini.
Per comprendere la nascita del Premio Bancarella bisogna tornare indietro nel tempo, tra le montagne della Lunigiana, territorio a cavallo tra Toscana e Liguria.
Fin dall’Ottocento, Pontremoli e i paesi limitrofi erano noti per una particolare tradizione: quella dei librai ambulanti. Questi venditori partivano con casse e valigie piene di libri per raggiungere città e paesi del Nord Italia, diffondendo cultura e lettura anche nei centri più piccoli.
Non si trattava solo di commercio: i librai lunigianesi conoscevano i gusti del pubblico, sapevano consigliare, suggerire, creare legami. Erano mediatori culturali prima ancora che venditori.
Da questa tradizione nasce lo spirito del Premio Bancarella: un premio assegnato non da una giuria accademica, ma dai librai stessi, interpreti privilegiati delle preferenze dei lettori.
Il Premio Bancarella viene istituito ufficialmente nel 1953 a Pontremoli.
L’idea nasce per celebrare il lavoro dei librai ambulanti e per valorizzare quei libri che avevano conquistato il pubblico, al di là delle mode letterarie e delle scelte delle giurie “ufficiali”.
Fin dalla prima edizione, il premio si distingue per una caratteristica fondamentale:
non premia necessariamente il libro più “colto” o sperimentale, ma quello che ha saputo creare un legame forte con i lettori.Il primo vincitore fu Ernest Hemingway con Il vecchio e il mare, a dimostrazione dell’immediata vocazione internazionale del premio e della sua attenzione per opere di grande impatto narrativo.
Nel panorama dei premi letterari italiani, il Bancarella si è sempre distinto per la sua natura popolare e commerciale nel senso più nobile del termine.
La selezione avviene in due fasi:
- Una prima rosa di titoli viene proposta.
- La scelta finale spetta ai librai, veri protagonisti del premio.
Questo meccanismo rende il Bancarella un indicatore prezioso delle tendenze editoriali e dei gusti del pubblico. Spesso ha anticipato successi editoriali o consolidato la fama di autori destinati a lasciare il segno.
Nel corso dei decenni, il Premio Bancarella si è evoluto, ampliando le sue sezioni e rafforzando la sua identità.
Accanto al premio principale sono nati:
- Premio Bancarella Sport (1964), dedicato alla letteratura sportiva.
- Premio Bancarella Cucina, incentrato sulla gastronomia e sulla cultura del cibo.
- Premio Bancarella della Cucina Italiana e altre sezioni tematiche, che testimoniano la capacità del premio di adattarsi ai cambiamenti culturali.
Questa evoluzione riflette il mutamento dell’editoria e dei gusti del pubblico, ma senza tradire lo spirito originario: valorizzare i libri che incontrano davvero i lettori.
Ogni anno, la cerimonia finale si svolge a Pontremoli, nella suggestiva cornice di Piazza della Repubblica.
La città si trasforma in un palcoscenico culturale, dove scrittori, editori, librai e lettori si incontrano in un clima che conserva ancora qualcosa di familiare e autentico.
Il Premio Bancarella non è solo un evento mondano: è una festa del libro, una celebrazione del mestiere di libraio e del piacere della lettura.
In un’epoca dominata dalle vendite online e dagli algoritmi, il Premio Bancarella rappresenta un richiamo potente al valore del consiglio umano, della relazione tra libraio e lettore.
Il suo messaggio è semplice ma attuale:
i libri vivono grazie alle persone che li leggono, li raccontano e li consigliano.Il Bancarella continua a premiare opere capaci di emozionare, coinvolgere e parlare a un pubblico ampio, mantenendo viva quella tradizione lunigianese fatta di passione, viaggio e amore per la cultura.
Dalla Lunigiana ottocentesca ai giorni nostri, il Premio Bancarella ha attraversato cambiamenti sociali, editoriali e tecnologici, senza perdere la propria identità.
È la dimostrazione che la cultura popolare e la qualità narrativa possono convivere, e che il successo presso i lettori è una forma alta di riconoscimento.
Il Premio Bancarella non è soltanto un premio letterario:
è la storia di un legame profondo tra libri e persone, che continua a rinnovarsi anno dopo anno.

- Premio Campiello.di Francesca Nicolò
Il Premio Campiello è uno dei più importanti premi letterari italiani.
Il Premio Campiello nasce nel 1962 per iniziativa degli Industriali del Veneto, riuniti nell’allora Confindustria Veneto (oggi Fondazione Il Campiello).
L’idea era di promuovere la narrativa italiana contemporanea, creando un premio alternativo al Premio Strega e valorizzare il ruolo della cultura anche nel mondo imprenditoriale
Il nome “Campiello” richiama le piazzette veneziane, simbolo di incontro e scambio culturale.
La prima edizione (1963) fu vinta da Primo Levi con La tregua.
Nel tempo il Campiello ha introdotto elementi distintivi:
- Giuria dei Letterati – composta da critici, scrittori e studiosi che selezionano i finalisti.
- Giuria dei Trecento Lettori Anonimi – cittadini comuni scelti in tutta Italia che votano il vincitore.
Questo sistema è stato pensato per rendere il premio meno “elitario” ed avvicinare pubblico e critica
Nel corso degli anni sono state create nuove categorie:
- Premio Campiello (narrativa italiana)
- Campiello Giovani (dal 1996, per autori tra i 15 e i 22 anni)
- Premio Opera Prima
- Premio Fondazione Il Campiello (alla carriera)
La premiazione finale si tiene tradizionalmente al Teatro La Fenice di Venezia, in settembre, ed è diventata un evento culturale di grande prestigio, spesso trasmesso in televisione.
Nel corso dei decenni il Campiello ha premiato molti grandi autori italiani. Ecco alcuni tra i più noti:
- Primo Levi (1963) – La tregua
- Mario Rigoni Stern (1979) – Storia di Tönle
- Gesualdo Bufalino (1988) – Le menzogne della notte
- Dacia Maraini (1990) – La lunga vita di Marianna Ucrìa
- Antonio Tabucchi (1991) – Sostiene Pereira
- Margaret Mazzantini (2002) – Non ti muovere
- Sandro Veronesi (2006) – Caos calmo
- Melania G. Mazzucco (2003) – Vita
- Michela Murgia (2010) – Accabadora
- Benedetta Tobagi (2023) – La Resistenza delle donne
Molti vincitori hanno poi ottenuto riconoscimenti internazionali e grande successo editoriale.
Oggi il Premio Campiello è uno dei premi letterari più autorevoli in Italia, mantiene una forte identità indipendente e continua a rappresentare un punto di incontro tra cultura, impresa e società civile.

- Premio Strega.di Francesca Nicolò
Il Premio Strega è il più prestigioso premio letterario italiano per la narrativa. La sua storia è strettamente legata alla cultura italiana del secondo dopoguerra e riflette l’evoluzione della società e dell’editoria nel nostro Paese.
Il premio nasce nel 1947, in un’Italia appena uscita dalla Seconda guerra mondiale.
I fondatori furono:
- Maria Bellonci, scrittrice
- Guido Alberti, imprenditore e proprietario del celebre Liquore Strega di Benevento
Il nome del premio deriva proprio dal liquore, che ne è tuttora lo sponsor storico.
L’idea nacque durante gli incontri culturali organizzati da Maria Bellonci nella sua casa romana, frequentata da un gruppo di intellettuali, scrittori e giornalisti chiamato “Amici della Domenica”. Furono proprio loro a costituire la prima giuria del premio.
L’obiettivo iniziale fu quello di rilanciare la cultura italiana e sostenere la narrativa in un momento di ricostruzione morale e civile.
Il primo vincitore, nel 1947, fu Ennio Flaiano con Tempo di uccidere.
Il premio si afferma rapidamente come il riconoscimento letterario più influente in Italia. Vincere lo Strega significa ottenere una grande visibilità mediatica, un forte incremento delle vendite ed una consacrazione nel panorama letterario
Negli anni emergono autori destinati a diventare classici del Novecento.
Il premio diventa sempre più legato alle grandi case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Feltrinelli).
Non mancano difatti polemiche su dinamiche di potere editoriale, strategie di candidatura e disequilibri tra grandi e piccoli editoriNonostante le critiche, lo Strega mantiene il suo prestigio.
Negli ultimi decenni il premio si è ampliato:
- Strega Giovani (con giuria di studenti)
- Strega Europeo
- Strega Ragazze e Ragazzi
Oggi rappresenta ancora il principale termometro della narrativa italiana contemporanea.
Ecco alcuni tra i vincitori più celebri e influenti:
- Ennio Flaiano (1947) – Tempo di uccidere
- Cesare Pavese (1950) – La bella estate
- Alberto Moravia (1952) – I racconti
- Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1959) – Il Gattopardo
- Natalia Ginzburg (1963) – Lessico famigliare
- Dino Buzzati (1958) – Sessanta racconti
- Primo Levi (1982) – Se non ora, quando?
- Umberto Eco (1981) – Il nome della rosa
- Claudio Magris (1997) – Microcosmi
- Niccolò Ammaniti (2007) – Come Dio comanda
- Paolo Giordano (2008) – La solitudine dei numeri primi
- Antonio Scurati (2019) – M. Il figlio del secolo
- Sandro Veronesi (2006, 2020) – unico autore ad aver vinto due volte nel nuovo millennio
Il Premio Strega non è solo un riconoscimento letterario, ma uno specchio delle trasformazioni culturali italiano, osservatorio sui temi dominanti della narrativa ed un potente strumento di consacrazione editoriale
Ancora oggi la serata finale, tradizionalmente ospitata a Roma (Villa Giulia), è uno degli eventi culturali più seguiti dell’anno.

- “Per dichiarare liberi gli elettori italiani, si richiedeva che non fossero sotto la minaccia delle armi e della violenza”di Francesca Nicolò
Il rapimento e l’uccisione di Giacomo Matteotti rappresentano uno dei momenti più drammatici e decisivi della storia italiana del Novecento. L’episodio segnò il passaggio definitivo dal regime fascista ancora formalmente parlamentare alla dittatura aperta di Benito Mussolini.
Nel 1924 l’Italia era già sotto il governo fascista, ma il regime non era ancora pienamente totalitario. Le elezioni politiche del 6 aprile 1924 si svolsero sotto la cosiddetta Legge Acerbo, che garantiva un’ampia maggioranza parlamentare alla lista più votata. La campagna elettorale fu segnata da intimidazioni, violenze e brogli da parte delle squadre fasciste.
Giacomo Matteotti, deputato socialista unitario, era uno dei più decisi oppositori di Mussolini. Il 30 maggio 1924, alla Camera dei Deputati, pronunciò un discorso durissimo in cui denunciò pubblicamente le violenze, i brogli e l’illegittimità delle elezioni, chiedendone l’annullamento. Concluse tra le proteste dei fascisti con parole che suonarono profetiche:
«Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.»
Il 10 giugno 1924, verso le 16:00, Matteotti uscì dalla sua abitazione sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma, per recarsi alla Camera. Poco dopo fu aggredito da un gruppo di squadristi che lo spinsero con la forza su un’automobile Lancia Lambda.
I responsabili materiali furono identificati in membri della cosiddetta “Ceka fascista”, un gruppo clandestino legato al Partito Nazionale Fascista:
- Amerigo Dumini (capo del commando),
- Giuseppe Viola,
- Albino Volpi,
- Augusto Malacria,
- Amleto Poveromo.
Durante il tragitto Matteotti tentò di reagire; nella colluttazione fu colpito e pugnalato. Morì probabilmente poche ore dopo il rapimento. Il corpo venne sepolto in una fossa improvvisata nei pressi della via Flaminia, a circa 25 km da Roma.
Per settimane il Paese visse nell’incertezza. Il cadavere fu ritrovato solo il 16 agosto 1924, in stato di decomposizione, grazie alle indicazioni fornite durante le indagini.
Il delitto provocò uno shock enorme nell’opinione pubblica. L’opposizione parlamentare reagì con la cosiddetta “secessione dell’Aventino”: i deputati antifascisti abbandonarono la Camera sperando in un intervento del re Vittorio Emanuele III che destituisse Mussolini. Il re, però, non intervenne.
In un primo momento Mussolini sembrò in difficoltà. Ma il 3 gennaio 1925, in un discorso alla Camera, si assunse la “responsabilità politica, morale e storica” di quanto accaduto, sfidando apertamente gli avversari. Da quel momento iniziò la trasformazione del regime in dittatura piena, con la soppressione delle libertà politiche e di stampa e l’instaurazione dello Stato totalitario.
Gli esecutori materiali furono processati nel 1926 e condannati a pene relativamente lievi, poi amnistiati. La questione della responsabilità diretta di Mussolini è stata oggetto di ampio dibattito storico.
La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che, pur non essendoci una prova documentale di un ordine scritto di Mussolini, il clima politico, le minacce precedenti e il ruolo dei suoi collaboratori rendono altamente probabile una sua responsabilità politica diretta o indiretta.
Il delitto Matteotti segnò la fine delle illusioni su un possibile “normalizzarsi” del fascismo, l’inizio della dittatura dichiarata (1925–1926) ed una frattura profonda nella coscienza civile italiana.
Matteotti divenne un simbolo dell’opposizione democratica al fascismo.

- Il dramma che bloccò un paese intero.di Francesca Nicolò
La tragedia di Vermicino è una delle pagine più dolorose e sconvolgenti della storia italiana recente. Accadde nel giugno del 1981 e rimase impressa nella memoria collettiva non solo per la sua drammaticità, ma perché fu la prima grande tragedia seguita in diretta televisiva da milioni di persone.
La sera del 10 giugno 1981, a Vermicino, una frazione vicino Roma, il piccolo Alfredo Rampi, detto Alfredino, di appena sei anni, cadde in un pozzo artesiano stretto e profondo oltre 60 metri, largo poco più di 30 centimetri. Era quasi buio quando i genitori si accorsero della sua assenza. Le ricerche portarono presto alla terribile scoperta: il bambino era precipitato nel pozzo e si trovava a circa 36 metri di profondità.
Iniziarono subito i soccorsi. Vigili del fuoco, speleologi, volontari: tutti cercavano un modo per raggiungerlo. Il problema era lo spazio strettissimo del cunicolo, che rendeva impossibile calarsi con facilità. Alfredino era vivo, parlava, piangeva, chiedeva della mamma. I soccorritori riuscirono a calare un microfono e una flebo, ma non a tirarlo fuori.
La televisione di Stato iniziò a trasmettere aggiornamenti che si trasformarono in una diretta continua di quasi 18 ore. L’Italia intera rimase incollata allo schermo. Si seguivano i tentativi, le speranze, gli errori, la tensione crescente. Persino il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si recò sul posto per sostenere la famiglia.
Un grande uomo coraggio recentemente scomparso, Angelo Licheri, riuscì a calarsi a testa in giù nel pozzo, in uno sforzo quasi disumano. Toccò il bambino, cercò di afferrarlo, ma il fango e la posizione resero impossibile la presa. Fu uno dei momenti più drammatici: l’Italia tratteneva il respiro.
Dopo quasi tre giorni di tentativi, nella notte tra il 12 e il 13 giugno, la voce di Alfredino si spense. Il suo corpo verrà recuperato solo settimane dopo.
La tragedia di Vermicino segnò profondamente il Paese. Mise in luce l’impreparazione nei soccorsi e portò, negli anni successivi, alla nascita della Protezione Civile moderna in Italia. Ma soprattutto lasciò una ferita emotiva collettiva: per la prima volta, milioni di persone avevano vissuto in diretta l’agonia di un bambino, condividendo speranza e impotenza davanti a un destino crudele.
Ancora oggi, il nome di Vermicino evoca silenzio, commozione e il ricordo di quel piccolo che l’Italia intera provò, invano, a salvare.

- La strage di Firenze.di Francesca Nicolò
La Strage di via dei Georgofili fu uno degli attentati mafiosi più gravi e simbolici della storia italiana contemporanea. Avvenne nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 a Firenze, nel centro storico della città, a pochi metri dalla Galleria degli Uffizi.
Fu un attentato compiuto da Cosa Nostra nell’ambito della stagione delle stragi mafiose iniziata dopo gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.
Poco dopo l’una di notte, un furgone imbottito con circa 250 kg di esplosivo parcheggiato in via dei Georgofili esplose violentemente.
L’esplosione devastò:
- parte della storica Torre dei Pulci;
- edifici circostanti;
- molte abitazioni;
- opere d’arte e ambienti degli Uffizi.
Morirono cinque persone:
- Fabrizio Nencioni, vigile urbano;
- Angela Fiume, sua moglie;
- le loro figlie Nadia Nencioni di nove anni e Caterina Nencioni di appena cinquanta giorni;
- Dario Capolicchio, studente universitario.
I feriti furono decine.
L’attentato non aveva un obiettivo “locale”. Firenze fu scelta per il suo enorme valore simbolico e culturale.
Nel 1992-1993 Cosa Nostra stava reagendo duramente alla repressione dello Stato italiano:
- il regime carcerario duro del 41-bis;
- i maxi-processi;
- gli arresti di importanti boss mafiosi;
- la perdita di potere dell’organizzazione.
La strategia mafiosa cambiò: non più soltanto omicidi mirati, ma veri attacchi terroristici contro lo Stato e il patrimonio culturale italiano, per creare paura e pressione politica.
Per questo, nel 1993, oltre a Firenze furono colpite anche:
Uno degli aspetti più scioccanti della strage fu il danno al patrimonio artistico.
L’onda d’urto colpì gli Uffizi e distrusse o danneggiò opere, dipinti e documenti storici di enorme valore.
Alcune opere non poterono mai essere recuperate completamente.
L’attacco fu percepito come un’aggressione non soltanto alle persone, ma anche alla cultura italiana e alla memoria storica del Paese.
Le indagini attribuirono la responsabilità dell’attentato ai vertici di Cosa Nostra, in particolare all’ala guidata da:
- Salvatore Riina
e ad altri capi mafiosi siciliani.
Nel corso degli anni furono condannati numerosi esecutori e mandanti.
Tuttavia, attorno alle stragi del 1992-1993 sono rimasti molti interrogativi storici e giudiziari:
- possibili rapporti tra mafia e settori deviati dello Stato;
- la cosiddetta “trattativa Stato-mafia”;
- eventuali mandanti esterni a Cosa Nostra.
Questi temi sono ancora oggetto di studio, processi e dibattito pubblico.
La strage dei Georgofili segnò profondamente l’Italia perché mostrò che la mafia era disposta a:
- colpire civili innocenti;
- uccidere bambini;
- attaccare luoghi simbolo dell’identità nazionale;
- usare metodi assimilabili al terrorismo.
Per molti italiani fu uno shock culturale enorme: la mafia non appariva più soltanto come criminalità organizzata regionale, ma come una minaccia nazionale contro la democrazia e il patrimonio comune.

- Da un dolore infinito, una speranza ancora più grande.di Francesca Nicolò
Etan Patz è uno dei casi di scomparsa infantile più celebri e traumatici della storia degli Stati Uniti. La sua vicenda cambiò profondamente il modo in cui l’opinione pubblica, i media e le autorità affrontano i casi di bambini scomparsi.
Etan era un bambino di sei anni che viveva a New York City con la sua famiglia, nel quartiere di SoHo a Manhattan.
Il 25 maggio 1979, per la prima volta, i genitori gli permisero di andare da solo alla fermata dello scuolabus, a poche isolati da casa. Non arrivò mai a scuola.
Quando la madre si rese conto che il bambino non era tornato, iniziò una ricerca immediata. La polizia scoprì presto che Etan era sparito senza lasciare tracce evidenti.
Negli anni Settanta non esisteva ancora il livello di attenzione pubblica oggi associato ai bambini scomparsi. Il caso Patz fu uno dei primi a ricevere una copertura mediatica nazionale enorme.
Diversi elementi contribuirono all’impatto emotivo:
- Etan era molto piccolo;
- La scomparsa avvenne in pieno giorno, in una grande città;
- Non vi erano prove chiare;
- La famiglia rese pubbliche fotografie molto riconoscibili del bambino.
L’immagine di Etan — con il cappellino nero e il sorriso timido — divenne una delle prime fotografie di un bambino scomparso diffuse su larga scala negli Stati Uniti.
Il caso è importante perché trasformò il modo in cui vengono trattate le sparizioni di minori.
Dopo la scomparsa di Etan:
- aumentò la pressione pubblica per creare sistemi nazionali di ricerca;
- nacquero nuove strategie di cooperazione tra polizia e media;
- divenne comune stampare le foto dei bambini scomparsi sui cartoni del latte;
- si sviluppò una maggiore cultura della sicurezza infantile.
Nel 1983 il presidente Ronald Reagan proclamò il 25 maggio — giorno della scomparsa di Etan — come:
- National Missing Children’s Day
dedicato ai bambini scomparsi.
Il caso contribuì anche alla nascita del:
- National Center for Missing & Exploited Children
una delle principali organizzazioni americane impegnate nella ricerca dei minori scomparsi e nella prevenzione dello sfruttamento infantile.
Per decenni il caso rimase irrisolto. Nel corso degli anni emersero diversi sospetti. Uno dei più noti fu Jose Antonio Ramos, un uomo con legami con la famiglia che venne considerato molto pericoloso, ma contro il quale non si riuscì mai a costruire un caso definitivo.
Nel 2012 la polizia arrestò invece:
- Pedro Hernandez
un ex commesso di un negozio del quartiere.
Hernandez confessò agli investigatori di aver attirato Etan nel seminterrato di un negozio con la promessa di una bibita e di averlo poi ucciso. Non venne mai ritrovato il corpo del bambino, e la confessione fu molto discussa perché Hernandez aveva una storia di disturbi mentali e problemi cognitivi.
Nonostante le controversie, nel 2017 Hernandez fu condannato per omicidio e rapimento.
Il caso Etan Patz segnò un cambiamento profondo nella percezione dell’infanzia negli Stati Uniti.
Prima degli anni Ottanta era più comune lasciare che i bambini si muovessero autonomamente nei quartieri urbani. Dopo casi come quello di Etan, molti genitori iniziarono a percepire il mondo esterno come molto più pericoloso.
La storia contribuì anche alla nascita della moderna “paura dello sconosciuto” (“stranger danger”), cioè l’idea che i bambini dovessero essere continuamente protetti da possibili rapitori.
Ancora oggi il nome di Etan Patz viene citato:
- negli studi criminologici;
- nella storia dei media americani;
- nelle discussioni sulla sicurezza dei minori;
- nei dibattiti sugli errori giudiziari e sulle confessioni controverse.
Il caso resta uno dei simboli più potenti della vulnerabilità infantile nella cultura americana contemporanea.

- Cesarina Briante al caffè Lucioni.di Francesca Nicolò
Nel panorama della narrativa legata al folklore e alle tradizioni popolari lombarde, Cesarina Briante occupa un posto di prim’ordine: tutte le sue opere rappresentano l’equilibrio perfetto tra dettagliata e scrupolosa ricostruzione storica, spiritualità, leggende popolari e introspezione personale.
Una scrittura che recupera la memoria delle antiche comunità dell’Insubria e la trasforma in racconto, evocando atmosfere sospese tra realtà e mito coinvolgendo un pubblico ampio e variegato.
L’autrice, originaria dell’area di Somma Lombardo, ha costruito negli anni un percorso letterario importante, caratterizzato da un forte legame con il territorio, le tradizioni e il patrimonio orale tramandato nei secoli.
Tra i titoli più celebri: Una strega a Somma Lombardo del 2017, romanzo ambientato nella Lombardia del Seicento, e Misteri e storie degli antichi borghi d’Insubria, un viaggio tra leggende, documenti storici e tradizioni locali.
Domenica 17 maggio alle ore 16 presso il caffè Lucioni Castiglione Olona, con la moderazione del professor Ugo Marelli, sarà presentata La Strega del Verbano.
Questo libro racconta le vicende di una nobildonna in terre lombarde, romanzo che conferma ulteriormente l’interesse dell’autrice per la storia locale, il folklore e le figure femminili fuori dagli schemi.
L’opera racconta il viaggio di una giovane nobildonna francese proveniente dalla Provenza, diretta verso le Isole Borromee per sposare un uomo molto più anziano in un matrimonio combinato dalla famiglia. Durante il percorso attraverso Liguria, Piemonte e Lombardia, la protagonista attraversa territori ricchi di tradizioni, superstizioni e atmosfere antiche, fino a giungere anche a Somma Lombardo.
Ambientato nel XVIII secolo, il romanzo ricostruisce con attenzione ambienti, usanze e mentalità dell’epoca, la scrittrice intreccia elementi storici e suggestioni esoteriche, dando vita a una narrazione sospesa tra realtà e leggenda
Cesarina Briante continua il personale lavoro di recupero delle memorie dell’Insubria e delle antiche tradizioni lombarde, trasformando il patrimonio storico e orale del territorio in narrativa evocativa e coinvolgente, scrivendo lontano dalle tendenze commerciali dominanti. Opere che non cercano l’effetto immediato, ma puntano piuttosto a creare un dialogo profondo con il lettore attraverso memoria, simbolismo e identità culturale.
Molte delle opere nascono infatti da ricerche su documenti storici, testimonianze orali e visite ai luoghi raccontati nei libri attraverso uno straordinario lavoro di ricerca e vaglio delle fonti.
Nei suoi racconti il territorio lombardo non è soltanto uno sfondo geografico: diventa un organismo vivo, carico di energie, storie dimenticate e tradizioni popolari.
La figura della “strega”, presente in molte sue opere, non viene mai trattata in senso stereotipato: è una donna libera, intuitiva, legata alla natura e alla conoscenza antica, metafora della diversità e dell’indipendenza femminile, spesso in contrasto con le convenzioni sociali.
In un’epoca in cui la letteratura spesso rincorre la velocità e l’attualità, Cesarina Briante sceglie invece il tempo lento del racconto, della memoria e dell’atmosfera ed è proprio questa autenticità a rendere le sue opere particolarmente affascinanti per chi ama le storie legate alle tradizioni, al mistero e alle radici profonde del territorio italiano.
Non perdetevi un appuntamento che, ne sono sicura, vi immergerà in un universo unico e meravigliosamente suggestivo.
- Perchè il primo maggio?di Francesca Nicolò

Il 1° maggio si festeggia la Festa dei Lavoratori, una ricorrenza nata per commemorare le lotte operaie per la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore.
La scelta della data risale agli scioperi avvenuti negli Stati Uniti all’inizio di maggio del 1886.
Fu indetto uno sciopero generale in tutti gli USA per rivendicare il diritto alle 8 ore di lavoro. A Chicago, la protesta coinvolse migliaia di persone.
Il 4 maggio, durante una manifestazione a Chicago, lo scoppio di una bomba causò la morte di diversi poliziotti e manifestanti. In seguito a questi scontri, otto anarchici furono condannati a morte, diventando noti come i “Martiri di Chicago”La data divenne simbolo mondiale della lotta operaia pochi anni dopo:
Parigi, 1889: Durante il congresso della Seconda Internazionale, fu stabilito che il 1° maggio sarebbe diventato la giornata internazionale dei lavoratori.
L’obiettivo: “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” era lo slogan che guidava il movimento.
In Italia, la festa fu introdotta ufficialmente nel 1891.
Durante il regime di Mussolini, la festività del 1° maggio fu abolita e sostituita dal “Natale di Roma” (21 aprile).
Nel 1945, alla fine del conflitto mondiale, la ricorrenza fu ripristinata come festa nazionale.
Nel 1955, Papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe Artigiano proprio il 1° maggio, per dare un significato cristiano alla giornata dedicata al lavoro.
- Il più atroce degli eccidi.di Francesca Nicolò

L’eccidio delle Fosse Ardeatine è uno dei più tragici crimini di guerra compiuti dai nazisti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Avvenne il 24 marzo 1944 a Roma.
L’eccidio fu una rappresaglia per l’attacco partigiano compiuto dai GAP (Gruppi di Azione Partigiana) il 23 marzo 1944 in Via Rasella, dove un’esplosione uccise 33 soldati del reggimento tedesco “Bozen”. Il comando tedesco, guidato dal colonnello Herbert Kappler, ordinò l’esecuzione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso.
Le vittime furono condotte presso le cave di pozzolana sulla via Ardeatina. A causa di un errore nel conteggio, vennero trucidate 335 persone (5 in più rispetto alla proporzione 10 a 1 inizialmente stabilita). I prigionieri vennero uccisi con un colpo alla nuca e le cave furono fatte esplodere per occultare i cadaveri.Le 335 vittime rappresentavano uno spaccato della società italiana dell’epoca e includevano militari e partigiani, difatti molti appartenevano al Fronte Militare Clandestino o al Partito d’Azione (come Enrico Mancini) ma anche civili, ossia persone arrestate per motivi politici o durante i rastrellamenti, tra cui operai, contadini (come Giuseppe Navarra) e professionisti.
Non mancarono ebrei e detenuti comuni, prelevati dalle carceri di Regina Coeli e via Tasso per raggiungere il numero richiesto.
Oggi, delle 335 vittime, 328 sono state identificate, mentre sette restano ancora ignote.
- Lo shabbat ebraico.di Francesca Nicolò

Lo Shabbat (dal termine ebraico shavath, “cessare” o “riposare“) è il settimo giorno della settimana ebraica, considerato un patto eterno tra Dio e il popolo di Israel
Le radici dello Shabbat sono bibliche e si trovano in due testi fondamentali.
Genesi: Ricorda il giorno in cui Dio concluse la creazione del mondo e si riposò, santificando il settimo giorno.
Esodo: È sancito come il quarto dei Dieci Comandamenti (“Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo”), simbolo della liberazione dalla schiavitù in Egitto.
La festa inizia al tramonto del venerdì e termina con la comparsa delle prime tre stelle il sabato sera. Le principali tradizioni includono alcuni importanti rituali,
Accensione delle candele: Prima del tramonto, la donna di casa accende almeno due candele per accogliere lo Shabbat.
Kiddush: La santificazione del giorno recitata sul vino prima dei pasti festivi.
Challah: Si consumano due pani intrecciati (Challòt) che ricordano la doppia porzione di manna caduta nel deserto.
La cena è un momento di gioia familiare (Oneg Shabbat), preceduta dal lavaggio rituale delle mani.
È vietato compiere 39 categorie di attività creative (melakhot), come cucinare, guidare o fare acquisti, per concentrarsi sulla preghiera e sulla spiritualità.
Havdalà: La cerimonia che segna la fine dello Shabbat, separando il sacro dal profano della settimana entrante.
- La festa di un papà speciale.di Francesca Nicolò

In Italia e in altri paesi di tradizione cattolica, la Festa del Papà si celebra il 19 marzo poiché coincide con la festività di San Giuseppe, lo sposo di Maria e padre putativo di Gesù.
San Giuseppe è considerato il modello ideale di padre e di marito nella tradizione cristiana per la sua umiltà, dedizione e spirito di sacrificio.
Nel 1871, la Chiesa Cattolica lo ha ufficialmente proclamato protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa universale.
Secondo la tradizione, il 19 marzo è il giorno in cui il Santo morì.
Papa Sisto IV inserì la festività nel calendario romano nel 1479, mentre Gregorio XV la rese obbligatoria per tutta la Chiesa nel 1621.
La celebrazione del 19 marzo come specifica “Festa del Papà” in Italia ha iniziato a diffondersi maggiormente a partire dal 1968.
Fino al 1977, il 19 marzo era considerato festivo anche agli effetti civili (scuole e uffici chiusi). Con la legge 5 marzo 1977 n. 54, il riconoscimento è stato abolito e la data è diventata un giorno feriale.
La festa è accompagnata da usanze culinarie e riti simbolici che variano tra le regioni:
Il dolce simbolo sono le Zeppole di San Giuseppe (tipiche del Sud) e i Bignè di San Giuseppe (a Roma). La tradizione narra che, durante la fuga in Egitto, Giuseppe dovette vendere frittelle per mantenere la famiglia, da qui l’usanza dei dolci fritti.In molte località italiane si accendono grandi falò per celebrare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, rito che si è fuso con la devozione al Santo.

- Come muore un mito.di Francesca Nicolò

Le Idi di marzo del 44 a.C. (non d.C., poiché si parla di epoca repubblicana) segnano l’assassinio di Giulio Cesare.
Il 15 marzo, durante una seduta del Senato nella Curia di Pompeo, un gruppo di circa 60 congiurati guidati da Bruto e Cassio pugnalò a morte Cesare.
I congiurati temevano che Cesare, nominato dictator perpetuus (dittatore a vita), volesse restaurare la monarchia, distruggendo definitivamente le istituzioni della Repubblica Romana.
Cesare ricevette 23 pugnalate, ma secondo i referti dell’epoca solo una fu realmente mortale.
La tradizione gli attribuisce la celebre frase rivolta a Bruto: “Tu quoque, Brute, fili mi!” (“Anche tu, Bruto, figlio mio!”), sebbene gli storici antichi riportino versioni differenti o il suo totale silenzio durante l’attacco.
L’omicidio non salvò la Repubblica; al contrario, scatenò una serie di guerre civili che portarono all’ascesa di Ottaviano Augusto e alla nascita dell’Impero Romano.
- L’uomo più ricco di Roma e i vigili del fuoco.di Francesca Nicolò

Marco Licinio Crasso è stato un influente politico e generale romano, ricordato come l’uomo più ricco della storia di Roma e come uno dei membri del Primo Triumvirato insieme a Giulio Cesare e Gneo Pompeo Magno.
Crasso costruì la sua immensa fortuna attraverso speculazioni edilizie, l’acquisto di beni dai proscritti di Silla e il traffico di schiavi.È celebre per aver organizzato la prima brigata di vigili del fuoco a Roma: quando scoppiava un incendio, Crasso acquistava a prezzi stracciati gli edifici in fiamme prima di dare l’ordine ai suoi uomini di spegnere il fuoco.

Nel 72 a.C. ottenne il comando della guerra contro la rivolta servile guidata da Spartaco, che riuscì a soffocare nel sangue nel 71 a.C..
Fu eletto console per la prima volta nel 70 a.C. e una seconda volta nel 55 a.C., in entrambi i casi insieme al rivale Pompeo.
Nel 60 a.C. formò un’alleanza privata (il Primo Triumvirato) con Cesare e Pompeo per spartirsi il controllo della Repubblica.Per eguagliare la gloria militare dei suoi alleati, nel 55 a.C. ottenne il proconsolato in Siria e intraprese una campagna contro i Parti. La spedizione si rivelò un disastro:
Battaglia di Carre (53 a.C.): Le legioni romane furono annientate dalla cavalleria partica nel deserto mesopotamico.
Crasso fu ucciso durante un fallimentare tentativo di negoziazione dopo la battaglia. Secondo la leggenda, per scherno verso la sua avidità, i Parti gli versarono dell’oro fuso in bocca, prima di decapitarlo.
La sua morte segnò l’inizio della fine dell’equilibrio del Triumvirato, portando inevitabilmente allo scontro civile tra Cesare e Pompeo.
- il triumvirato più famoso della storia.di Francesca Nicolò

Il Primo Triumvirato è stato un patto politico privato e segreto stretto nel 60 a.C. tra Gaio Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso.
A differenza del Secondo Triumvirato (quello di Ottaviano, Antonio e Lepido), questo accordo non aveva valore legale ufficiale, ma era un’alleanza strategica per controllare le istituzioni repubblicane romane e superare l’opposizione del Senato.
I tre uomini misero a disposizione le proprie influenze per ottenere vantaggi reciproci, ed essi erano:
– Giulio Cesare: Aveva bisogno del sostegno militare di Pompeo e di quello finanziario di Crasso per essere eletto console e ottenere il comando nelle Gallie.
– Gneo Pompeo: Cercava la ratifica dei suoi atti in Oriente e la distribuzione di terre per i suoi veterani, richieste precedentemente bloccate dal Senato.
– Marco Licinio Crasso: L’uomo più ricco di Roma, mirava a vantaggi economici per i suoi alleati (i pubblicani) e desiderava accrescere il proprio prestigio militare.
L’alleanza fu rinnovata ufficialmente nel 56 a.C. durante un incontro a Lucca. In questa occasione fu stabilito che Pompeo e Crasso sarebbero stati eletti consoli per l’anno successivo (55 a.C.) e Iil comando di Cesare in Gallia sarebbe stato prorogato per altri cinque anni.
A Pompeo sarebbe stato affidato il governo delle province spagnole e a Crasso quello della Siria.
Il triumvirato iniziò a sgretolarsi per diversi fattori come la morte di Giulia (54 a.C.): La figlia di Cesare, data in sposa a Pompeo per suggellare il patto, morì di parto, recidendo il legame familiare tra i due leader.
Crasso fu sconfitto e ucciso dai Parti nella battaglia di Carre, eliminando l’elemento equilibratore tra Cesare e Pompeo.
Rimasti soli, Cesare (leader dei populares) e Pompeo (divenuto riferimento dell’oligarchia senatoria) entrarono in conflitto nel 49 a.C. dopo il passaggio del Rubicone da parte di Cesare, portando allo scontro decisivo di Farsalo nel 48 a.C..Quello che era nato come un fatto fraterno finì con il trasformarsi in una fine dolorosa e carneficina.

- Il Primo Cesare.di Francesca Nicolò

Gaio Giulio Cesare è stato il protagonista assoluto della transizione di Roma da Repubblica a Impero, distinguendosi come generale, politico e scrittore.
Di famiglia patrizia (la gens Iulia), si schierò con i populares.Scalò il cursus honorum diventando Pontefice Massimo, questore e console.
Nel 60 a.C. strinse un patto segreto con Pompeo e Crasso detto Primo Triumvirato.Dal 58 al 52 a.C. condusse la conquista della Gallia, espandendo enormemente i confini di Roma.

Dopo il superamento del Rubicone (49 a.C.), sconfisse Pompeo a Farsalo (48 a.C.) e divenne dittatore a vita.
Venne assassinato alle Idi di marzo (15 marzo 44 a.C.) da una congiura guidata da Bruto e Cassio, che temevano il suo potere assoluto.
Cesare è celebre per lo stile asciutto e preciso dei suoi Commentarii, resoconti militari scritti in terza persona per auto-celebrarsi con apparente oggettività.Le opere più famose sono le seguenti.
– De Bello Gallico: 7 libri che narrano le campagne in Gallia tra il 58 e il 52 a.C..
– De Bello Civili: 3 libri sulla guerra civile contro Pompeo e il Senato (49-48 a.C.).Una persona straordinaria, leggenda in vita e nella memoria.

- Oltre l’8 marzo…e non solo.di Francesca Nicolò

L’8 marzo, correttamente definita Giornata internazionale della donna, non nasce da un singolo evento isolato, ma da decenni di lotte politiche e sociali per i diritti delle donne.
Il primo “Woman’s Day” ufficiale fu indetto dal Partito Socialista d’America il 28 febbraio 1909 per onorare lo sciopero delle lavoratrici del settore tessile dell’anno precedente a New York.

Durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenaghen, l’attivista tedesca Clara Zetkin propose l’istituzione di una giornata dedicata alla rivendicazione del suffragio e dei diritti lavorativi.
Spesso si cita un incendio in una fabbrica di Chicago o New York l’8 marzo 1908. In realtà, la tragedia storicamente documentata è l’incendio della fabbrica Triangle a New York, avvenuto il 25 marzo 1911, in cui morirono 146 operai (di cui 123 donne, molte immigrate italiane). Sebbene non sia l’origine della data, questo evento diede un impulso decisivo alle leggi sulla sicurezza sul lavoro.

La data definitiva è legata alla Rivoluzione russa: l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore), le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere “Pane e Pace”, dando inizio alla caduta dello zarismo. Questa data fu poi adottata come simbolo internazionale.
L’ONU ha riconosciuto ufficialmente la giornata nel 1977, invitando i paesi membri a proclamare un giorno per i diritti delle donne e la pace internazionale.In Italia la prima celebrazione avvenne nel 1922.
Dal 1946, l’UDI (Unione Donne in Italia) scelse la mimosa come simbolo della ricorrenza, preferendola alle costose violette perché fiore povero e diffuso in quel periodo dell’anno.
Oggi la giornata serve a riflettere sui progressi compiuti e sulle sfide ancora aperte per raggiungere la piena parità di genere.
Fin dove siamo davvero arrivate e cosa è diventato solo uno specchietto per le allodole?

- Tanto rumore, per assolutamente nulla.di Francesca Nicolò

Il Proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933), noto anche come “Il nobile esperimento“, è stato il periodo in cui la produzione, la vendita e il trasporto di alcolici furono resi illegali a livello federale.
Le radici del movimento risalgono al XIX secolo, guidate da una coalizione di gruppi religiosi e sociali tra cui spiccavano gruppi come la Woman’s Christian Temperance Union e la Anti-Saloon League (fondata nel 1893) che associavano l’alcol alla violenza domestica, alla povertà e alla corruzione politica.
Con la Prima Guerra Mondiale, l’ostilità verso i birrai di origine tedesca facilitò l’approvazione del bando per risparmiare cereali necessari allo sforzo bellico.
Sviluppo Legislativo si può riassumere in due decreti molto importanti:
- XVIII Emendamento: Ratificato nel 1919, stabilì il bando nazionale.
- Volstead Act: Entrato in vigore il 17 gennaio 1920, definì tecnicamente quali bevande fossero proibite (quelle con più dello 0,5% di alcol) e le sanzioni relative.
Invece di eliminare il consumo, la legge portò alla criminalità organizzata: Gangster come Al Capone costruirono imperi multimilionari basati sul contrabbando (bootlegging). Nacquero migliaia di bar clandestini dove si continuava a bere illegalmente.
La polizia e i funzionari pubblici venivano regolarmente corrotti per chiudere un occhio sui traffici.
Con la Grande Depressione, il governo ebbe bisogno delle entrate fiscali derivanti dall’alcol. Il 5 dicembre 1933, la ratifica del XXI Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America abrogò ufficialmente il XVIII emendamento, ponendo fine al proibizionismo.
Ho sempre definito il fenomeno del proibizionismo con la seguente frase: “molto rumore per nulla”. E, se ci pensiamo, è stato un po’ così tutto il fenomeno.
Proclami e campagne contro quella che sembrava una piaga sociale da debellare, salvo poi ritirare il tutto per rimpinguare le casse statali: se non si chiama ipocrisia questa. ..

- VareSempre: un progetto nato per Varese e dal ricordo di un caro amico.di Francesca Nicolò

Ogni tanto, lascio qualche traccia di me nei miei scritti. E oggi non potevo non condividere questa gioia, nata per caso e diventata subito stima, affetto e condivisione.
Quando il sogno di due amici diventa realtà, è una magia da toccare con mano.
Ricordo, affetto e scoperta rappresentano l’essenza più intima di uno dei gruppi culturali più incredibili che abbia mai conosciuto.
Incontrare La Varese Nascosta è stato incredibile, fin da subito. Tutto ebbe inizio l’anno scorso: stavo riprendendo in mano la mia vita, dopo uno dei periodi più bui e complicati. Il blog era nato da poco e mi stavo approcciando a tutte le diverse realtà culturali di Varese.
Dapprima incontrai Luigi Manco, uno dei fondatori e fu subito sintonia. Una persona empatica, disponibile e altruista che ha messo tutto sé stesso in un sogno nato da due grandi amici. Lui e Andrea Badoglio, un uomo che non ho mai avuto il privilegio di conoscere ma che sento sia stato veramente straordinario.
Mi sono sentita apprezzata e stimolata a partecipare ai diversi eventi.
l gruppo era (ed è) una vera fucina di idee ma soprattutto di condivisione.
Tutti i membri possono raccontare, discutere e sentirsi accolti.

Dopo alcuni mesi ebbi il privilegio di diventare moderatrice del gruppo e dopo qualche tempo la grande, straordinaria novità: la creazione di una quotidiano online. Grazie ad uno sforzo e determinazione da parte del suo fondatore e creatore.
Un periodico dedicato alla cultura, con il contributo di importanti nomi del giornalismo e della cultura assieme a cui avrò il privilegio di collaborare.
Potete visitare il sito qui:
http://www.lavaresenascosta.com
e qui troverete il mio articolo, dedicato ad un personaggio molto noto nella zona del Seprio.
Inutile dire la grande emozione provata, oltre che soddisfazione. Un sogno che si avvera, per me, che ho sempre considerato la scrittura come la vita e la mia rinascita.
Non so dove mi porterà il destino, ma per ora questo viaggio è bellissimo.

- La Serpe di Chiavenna.di Francesca Nicolò

Se siete mai stati in uno degli angoli più suggestivi della Lombardia, non potrete non aver notato un serpe sopra i battenti delle porte. Di forme e dimensioni sempre diverse, eppure ricchissime di un fascino senza tempo.
Da dove nasce questa tradizione?
La leggenda della serpe di Chiavenna narra che, in un’epoca passata, la città fu invasa da un’infestazione di insetti che distrussero i raccolti.
Un mago promise di liberare i cittadini a condizione che avessero visto un “serpe bianca”: gli abitanti, diffidenti, lo cacciarono. Non credevano a nulla di quanto detto, in quanto le sue parole erano incredibili e anche abbastanza folli.
I contadini erano convinti si trattasse di un cialtrone uguale a tantissimi altri.
Solo dopo che il mago invocò un essere luminoso e ardente, la cui luce e il calore attirarono e bruciarono tutti gli insetti, la gente iniziò a venerare la serpe bianca come simbolo di protezione.
Ecco svelato il motivo di questa suggestiva peculiarità.
In segno di gratitudine e per protezione futura, le famiglie iniziarono a mettere un simbolo della serpe bianca sui propri usci, anche se oggi sono fatte di ferro e non hanno più le caratteristiche luminose.Una tradizione visibile ancora oggi in quelle meravigliose valli incantate.

- Un rogo che sa di rinnovamento.di Francesca Nicolò

E’ una delle storie che venivano raccontate ai bambini nelle campagne lombarde.
La leggenda della Giubiana racconta di una strega delle lunghe gambe e delle calze rosse che viveva nei boschi e terrorizzava i bambini, soprattutto l’ultimo giovedì di gennaio.
Una mamma le tese una trappola preparando un risotto con luganega, che la strega divorò senza accorgersi che l’alba stava arrivando. La donna fu costretta a fuggire, scomparendo con i primi raggi del sole, e da allora si celebra il rito di bruciare il suo fantoccio per scacciare l’inverno e propiziare un buon raccolto.

La leggenda ha origini precristiane e si collega a riti celtici per scacciare l’inverno.
Il periodo a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio segnava un periodo ricco di speranza in vista dell’arrivo della primavera
Durante questo periodo veniva celebrata la fine del freddo inverno e si propizia un buon raccolto e benessere.
Bruciare il fantoccio di questo essere malvagio non rappresenta altro che l’eliminazione delle cose brutte, confidando in un futuro migliore.

- Samhain.di Francesca Nicolò

No, Halloween e le ricorrenze legate ad esso non sono una tradizione americana. Credo oramai tutti lo sappiano, ma è sempre bene rifrescare la memoria.
Samhain era un’antica festa celtica pagana che segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, equivalente al nostro capodanno.
Essa veniva celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre ed era vista come un momento in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava, permettendo agli spiriti di tornare sulla Terra. Essi potevano fare visita ai loro cari che li onoravano in modi diversi a seconda delle regioni.

Secondo la tradizione, le persone erano solite indossare maschere e costumi con pelli di animali per confondere o spaventare gli spiriti. Inoltre, veniva offerto cibo sulle porte di casa per nutrire i morti e i loro spiriti. Venivano anche utilizzate lanterne intagliate (spesso in zucche o cipolle) per illuminare la strada agli spiriti e come strumenti di decorazione.
Una festa erroneamente considerata tipicamente anglosassone ma che in realtà affonda le sue radici in un culto millenario e profondamente affascinante.

- Filippo II di Savoia-Acaia e i laghi di Avigliana.di Francesca Nicolò

La zona dei Laghi di Avigliana e le rovine del suo castello sono al centro di diverse leggende popolari che narrano della presenza di un fantasma.
Quella più nota riguarda il principe Filippo II di Savoia-Acaia, un personaggio abbastanza particolare e anche un po’ sognatore.
Tutto ebbe inizio nel 1367, quando Filippo II di Savoia-Acaia venne imprigionato nel castello di Avigliana per volere del cugino Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde. Condannato alla pena capitale, ebbe la fortuna che la moglie riuscì a scambiarlo con un prigioniero politico facendogli evitare la forca.
Ma non, purtroppo, ciò che ebbe ad accadere dopo.

Il principe, liberato dalla cella, non riuscì a lasciare il castello. Ma non se ne conoscono le ragioni. Alcuni ritengono che sia stato ucciso sulle rive del Lago Grande, forse dai carcerieri del castello. Secondo altre versioni, la sua esecuzione avvenne con il rogo.
Da allora, si narra che lo spirito irrequieto di Filippo II vaghi ancora tra le rovine del castello e le sponde dei laghi, in cerca della libertà che gli fu negata.
Chi crede nella leggenda racconta di aver visto apparizioni o percepito presenze misteriose nella zona in diverse modalità.
Alcuni parlano di una figura luminosa che fluttua sopra le acque del Lago Grande o nelle vicinanze del castello.
L’atmosfera, difatti, specialmente nelle serate ventose, viene descritta come particolarmente suggestiva e carica di mistero.
Questa leggenda fa parte di una più ampia tradizione di storie e miti che circondano i due laghi e l’antico borgo medievale di Avigliana, alimentando l’alone di mistero che da secoli avvolge questi luoghi.

- La leggenda nera di Fenestrelle.di Francesca Nicolò

La vicenda dei soldati borbonici al Forte di Fenestrelle è uno degli episodi storici più discussi e controversi legati a questo luogo, trattato anche da Alessandro Barbiero in un’opera che consiglio vivamente di leggere.
Va infatti premesso che i prigionieri borbonici vissero in condizioni estremamente difficili, specialmente considerando il clima rigido della Val Chisone a cui molti di loro, provenienti dal sud Italia, non erano abituati.
Le testimonianze parlano di stenti, freddo e tifo.
Chiusi in celle anguste, sporche e senza adeguato riparo da intemperie.

L’epoca non era delle migliori.
Dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, a partire dal 1861, i soldati borbonici che si rifiutarono di giurare fedeltà ai Savoia vennero imprigionati in diverse fortezze, tra cui Fenestrelle.
Intorno alle vicende del forte è nata una vera e propria “leggenda nera”. Secondo questa versione, ingigantita da alcuni resoconti, i soldati borbonici furono internati in un vero e proprio campo di sterminio, dove morirono a migliaia e i loro corpi vennero disciolti nella calce viva.
Negli ultimi anni, storici come lo studioso torinese, hanno esaminato fortunatamente la documentazione dell’epoca, ridimensionando in modo significativo la leggenda del “lager”.
Possiamo riepilogare la situazione analizzando diverse ricerche storiche.

Le condizioni di prigionia erano dure, ma analoghe a quelle di molte altre carceri dell’epoca. I decessi furono sì numerosi, ma dovuti principalmente a malattie e stenti, non a stermini di massa deliberati. La storia della calce viva è stata dimostrata come un’invenzione successiva, foraggiata dalla suggestione popolare e dalla disinformazione storica che aleggia spesso attorno ad alcune vicende. Infatti molti prigionieri borbonici furono trattenuti per periodi relativamente brevi e poi integrati nell’esercito italiano, e solo una parte vi rimase a lungo.
Tuttavia la questione rimane comunque oggetto di un acceso dibattito storiografico, che rientra nella più ampia discussione sulle responsabilità e le conseguenze dell’Unità d’Italia.
Ma non poteva mancare una leggenda nera in tutta questa disperazione.

La storia del fantasma del soldato borbonico si collega direttamente alle tragiche condizioni di prigionia.
Una storia di un’anima tormentata che si aggira nella fortezza disperato e dolorante per le ferite e il patimento inferto.
Numerosi visitatori e guide del forte raccontano di aver avvertito la presenza di figure nebulose e di aver udito voci e rumori inspiegabili, specialmente nei corridoi e nelle stanze dove i prigionieri erano rinchiusi.
Queste esperienze, vere o presunte, alimentano ancora oggi il fascino misterioso del forte che è da sempre meta di curiosi, turisti e studiosi.

- L’impresa impossibiledi Francesca Nicolò

Oggi ricorre l’anniversario di quella che fu un’azione follemente coraggiosa ad opera di un’uomo completamente sopra le righe.
Venne definita come L’impresa di Fiume e fu sostanzialmente l’occupazione della città di Rijeka, iniziata il 12 settembre 1919 da parte di un gruppo di militari ribelli e nazionalisti italiani, guidati dal poeta Gabriele D’Annunzio.
L’obiettivo era forzare l’annessione della città, contesa tra Italia e Jugoslavia dopo la Prima Guerra Mondiale, e sfidare le potenze vincitrici.
L’azione durò circa 16 mesi, durante i quali fu proclamata la Reggenza Italiana del Carnaro e venne redatta una costituzione innovativa, ma si concluse nel dicembre 1920 con l’intervento delle truppe italiane.

Ma quali furono davvero le cause di questo atto abbastanza improvviso e pericoloso?
Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Italia (o meglio, una certa corrente politica) si sentiva ingiustamente privata di alcuni territori rivendicati, e questo un sentimento di “vittoria mutilata” veniva fortemente alimentato da D’Annunzio e dai nazionalisti. Va ricordato che il poeta vate era una persona fortemente determinata, a tratti anche scomoda. Se aveva in mente qualcosa, era tassativo dovesse portarlo fino in fondo.
La città di Fiume, a maggioranza italiana, si trovava in una posizione particolare: rivendicata non solo dagli italiani ma che dal nascente Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (Jugoslavia).

D’Annunzio e circa duemila legionari partirono da Ronchi decisero di ritornare alle armi e l’iniziativa venne sostenuta da settori del Regio Esercito, della politica e della massoneria, che simpatizzavano per la causa nazionalista.
Durante l’anno di occupazione, precisamente nel 1920, D’Annunzio e Alceste De Ambris elaborarono la Carta del Carnaro, una costituzione con elementi libertari e futuristici, che prevedeva anche il riconoscimento della Russia sovietica.
Ma il loro segno era destinato a durare poco.

il governo italiano siglò , in una trattativa segreta, il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia, che riconobbe Fiume come città libera, ma non annessa all’Italia.
I legionari dannunziani delusi si opposero al trattato, ma a Natale dello stesso anno, le truppe del governo italiano intervennero per sgomberare la città.
D’Annunzio fu costretto a lasciare Fiume. Grazie alla sua influenza non gli venne torto un capello, ma venne caldamente raccomandato a ritirarsi a vita privata.
Cosa che fece, non senza un profondo sconforto e delusione.

Questo episodio segnò un importante precedente per il movimento fascista e per il nazionalismo italiano.
Dopo alterne vicende, Fiume fu annessa all’Italia nel 1924, per poi passare sotto controllo jugoslavo dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un conseguente esodo di popolazione italiana.
Un luogo non luogo caro al nostro paese che divenne un simbolo di offesa e rivalsa.

- La ferita insanabiledi Francesca Nicolò

San Lorenzo, Io lo so perché tanto
X AGOSTO – GIOVANNI PASCOLI
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
Forse non sarà sconosciuto a nessuno, ma ogni tanto è bene anche ricordare che il 10 agosto segnò la vita di uno degli scrittori più noti e attivi del panorama letterario italiano.
Uno di quelli che almeno una volta tutti hanno studiato della vita, e quindi amato o odiato.
Lo ammetto: non ne sono mai stata una profonda estimatrice, vuoi perché le sue tematiche non mi hanno mai appassionato e vuoi perché amo i poeti tormentati nel profondo.
Non che lui non lo fosse, ma non nel mondo che piaceva a me.
Il 10 agosto è una data fondamentale nella vita di Giovanni Pascoli, poiché coincide con l’anniversario dell’assassinio del padre, Ruggero Pascoli, avvenuto nel 1867. Un lutto non solo per la famiglia, ma un danno economico di importanza notevole.
Questa tragedia devastò profondamente il poeta, ispirando la sua famosa poesia “X Agosto”.
Nel componimento, Pascoli paragona la morte del padre, avvenuta mentre tornava a casa dal mercato di Cesena, a quella di una rondine che, tornando al nido, viene uccisa.
Essa esprime il dolore e la perdita subiti dal poeta, trasformando la data in un giorno di lutto e riflessione sulla violenza e l’ingiustizia
La poesia, pubblicata per la prima volta nel 1896, è una delle più celebri di Pascoli e rappresenta un esempio emblematico della sua poetica incentrata sul tema della morte, della perdita e del dolore. Tutta l’intera esistenza successiva venne segnata dal dramma.
Pascoli utilizza l’immagine della rondine, simbolo di innocenza e ritorno al nido, per rappresentare la figura del padre ucciso.
La rondine morente, trafitta sui rovi, diventa una metafora della croce di Cristo e dell’ingiustizia subita.
Il 10 agosto è anche la notte di San Lorenzo, tradizionalmente associata alle stelle cadenti, che Pascoli interpreta come “pianto di stelle”, simbolo del dolore universale e della sofferenza umana. L’universo partecipa al dramma vissuto dalla famiglia Pascoli, che prima di esso era un nido sicuro e protetto.
Nonostante il dolore per la perdita del padre, Pascoli esprime anche un messaggio di perdono, ricordando le parole pronunciate dal padre morente.
Questa giornata, per Pascoli, è una ricorrenza di profondo dolore personale, ma anche un’occasione per riflettere sul male, l’ingiustizia e la fragilità della vita, trasformando un evento tragico in un’opera poetica di grande valore.
- Marcinelle, una tragedia da non dimenticare.di Francesca Nicolò

Il mese di agosto è caratterizzato da un clima festoso e rilassato ma è bene ricordare che non sempre fu così.
Anzi, il mese di Agosto ha delle ricorrenze che non vanno assolutamente dimenticate.
Una di queste fu Marcinelle: una tragedia che segnò un dramma dal sapore amaro e drammatico.
L’8 agosto 1956, nella miniera di carbone Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, si verificò un incendio che causò la morte di 262 minatori, tra cui 136 italiani.
La tragedia, scaturita da un corto circuito che incendiò olio e strutture in legno, mise in luce le precarie condizioni di sicurezza e di vita dei lavoratori italiani emigrati in Belgio per lavorare nelle miniere.
Schiavi moderni, costretti a lavori faticosi e turni massacranti che lavoravano nella miniera per guadagnare qualcosa.
Emigrati dalle loro terre, lontano dalle famiglie e trattati come bestie.
Ma come avvenne l’incidente?
Un montacarichi urtò una trave d’acciaio, tranciando cavi elettrici e tubazioni, causando un incendio alimentato da olio e legno.
Esso si propagò rapidamente, intrappolando i minatori, molti dei quali morirono per asfissia e ustioni.
Perirono 262 minatori di 12 nazionalità diverse persero la vita, tra cui 136 italiani, molti dei quali provenienti dall’Abruzzo e dal Molise.
Tre inchieste furono aperte per chiarire le cause dell’incidente e le responsabilità, ma le conclusioni furono insoddisfacenti, evidenziando mancanze nelle misure di sicurezza e nelle condizioni lavorative. Sicuramente pesò il fatto che le vittime appartenessero alle classi più infime e dimenticate.
Difatti questo dramma si inserisce nel contesto di una massiccia emigrazione italiana verso il Belgio, in cerca di lavoro nelle miniere, a causa della scarsità di opportunità nel dopoguerra.
Un accordo tra i due paesi prevedeva lo scambio di minatori italiani in cambio di carbone, ma le condizioni di lavoro e di sicurezza per i minatori erano spesso precarie.
A seguito di questo episodio, Marcinelle è diventata un simbolo della tragedia dell’emigrazione italiana e delle dure condizioni di lavoro nelle miniere.
La tragedia contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni dei lavoratori e a promuovere una maggiore attenzione alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori.
La miniera Bois du Cazier, teatro della tragedia, è stata trasformata in un sito storico e museo, diventando patrimonio Unesco.
La tragedia di Marcinelle rimane un monito sulla necessità di garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose per tutti i lavoratori.
Esortazione che, anche ai giorni nostri, non dovrebbe mai essere dimenticata.
- La notizia della vergogna.di Francesca Nicolò

Venne diffusa solo il 7 agosto, forse per nascondere l’orrore e la vergogna nell’aver causato il disastro.
Da quel momento nulla fu più come prima: il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono la bomba atomica “Little Boy” su Hiroshima, in Giappone, segnando un tragico evento nella storia mondiale.
L’ordigno, che esplose a mezz’aria, causò una devastazione immediata, uccidendo decine di migliaia di persone e causando danni estesi alla città. Tre giorni dopo, il 9 agosto, un’altra bomba atomica fu sganciata su Nagasaki, portando alla resa del Giappone e alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico.
Fu un’ecatombe di vite i cui dati, al giorno d’oggi, non mai stati ufficializzati del tutto.
Alle ore 8:16 il bombardiere B-29 “Little Boy”, chiamato Enola Gay, sganciò da la bomba.
Essa esplose a circa 600 metri sopra il centro della città, causando un’enorme esplosione, calore intenso e radiazioni.
Si stima che tra 70.000 e 80.000 persone siano morte immediatamente, e altrettante nei mesi e anni successivi a causa delle ferite e delle radiazioni.
Vennero circa il 70% degli edifici della città.
L’attacco a Hiroshima e Nagasaki fu un fattore decisivo nella resa del Giappone, segnando la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Purtroppo, è tuttora ricordato come uno dei momenti più tragici e significativi del XX secolo, sollevando questioni etiche e morali sull’uso delle armi nucleari.
Uno degli eventi che segnarono il corso della storia, in un modo su cui ancora oggi abbiamo da dibattere.
- Auguri Svizzera!di Francesca Nicolò

La Svizzera è uno degli stati più antichi d’Europa e la sua storia è estremamente affascinate e purtroppo poco conosciuta.
Il primo agosto è festa nazionale in Svizzera per commemorare la fondazione della Confederazione Svizzera nel 1291. Quel giorno, i cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo si unirono per formare un’alleanza, nota come Patto Federale, che è considerato l’atto fondativo della Confederazione.
Unione che sancirà il destino di uno stato relativamente piccolo ma cruciale negli accadimenti del vecchio continente.

Esso stipulato tra i tre cantoni, prevedeva assistenza reciproca in caso di minacce esterne e gettò le basi per la Confederazione Svizzera.
Nei secoli successivi, la Confederazione si espanse, includendo nuovi Cantoni e rafforzando la propria autonomia. Nel 1499, dopo la vittoria di Dornach, la Svizzera conquistò l’indipendenza dal Sacro Romano Impero. La Riforma protestante, diffusa da Zwingli e Calvino, portò a una divisione religiosa che tuttavia non intacò l’unità nazionale.
Nel 1515, dopo la sconfitta di Marignano, la Svizzera adottò la neutralità, scelta che si rivelò fondamentale per mantenere la propria indipendenza e stabilità nel corso dei secoli. Nel 1848, dopo una breve guerra civile, fu redatta una nuova Costituzione federale che sancì la nascita di uno stato federale con un parlamento bicamerale e un governo centrale. Berna divenne la capitale e lo è tuttora.

Dalle antiche rovine romane ai pittoreschi borghi medievali, dai castelli fiabeschi alle moderne città, la Svizzera offre un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore.
Il 1° agosto si celebra con falò, fuochi d’artificio, discorsi politici e la tradizionale accensione di lanterne e si canta l’inno nazionale.
Le celebrazioni più importanti avvengono spesso al Prato del Rütli, luogo simbolico della fondazione della Confederazione.
Storia di un paese complesso e affascinante, tutto da scoprire.

- Buon compleanno Presidente.di Francesca Nicolò

Rientro tra quelle persone che, rispettano e onorano le cariche istituzionali in quanto rappresentano il paese. Non si può scindere una buona politica dal rispetto di ogni parte.
Salvo eccezioni (necessarie per taluni elementi), le critiche non sono di questa sede.
Oggi ricorre un’evento assolutamente speciale.
Sergio Mattarella è l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 3 febbraio 2015. È un politico e giurista, esponente dell’ala sociale della Democrazia Cristiana, che ha ricoperto vari incarichi parlamentari e di governo prima di diventare Presidente.
Nato a Palermo il 23 luglio 1941, il nostro presidente ha la politica nel sangue: ha seguito la scia del padre Bernardo, figura esperta e determinante, intraprendendo una lunga carriera politica che lo ha portato a ricoprire, diversi ed importanti ruoli politici di rilievo nazionale ed internazionale.

Ancora oggi Presidente della Repubblica Italiana dopo la rielezione del gennaio 2022, tuttavia il suo percorso è iniziato diversi anni fa tra la Sicilia e Roma, terre in cui ha portato a termine la formazione e che hanno contribuito alla delineazione dei suoi ideali.
Persona dotata di grande carisma, intelligenza e determinazione: la figura che egli rappresenta è il cuore di un paese e il fulcro su cui si basa non solo la visibilità nel mondo ma anche l’essenza stessa della Repubblica Italiana.
Ma analizziamo alcune delle tappe più significative della vita di questo uomo straordinario.
Fu deputato dal 1983 al 2008, prima nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Popolare Italiano, La Margherita e infine nel Partito Democratico. Ricoprì diversi incarichi di governo come Ministro della Pubblica Istruzione (1989-1990), Ministro della Difesa (1999-2001) e Vicepresidente del Consiglio (1998-1999).
Tutti questi compiti lo resero uno dei candidati ideali a ricoprire un ruolo importantissimo quanto scomodo.
Personalmente, una delle scelte migliori che una classe politica allo sbando potesse fare.

Venne eletto Presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015, al quarto scrutinio, con 665 voti. E va ricordato che, nel corso del suo mandato, ha dovuto affrontare diverse crisi, tra cui la grande recessione e la crisi europea dei migranti. Ultima, ma non per importanza, l’epidemia di Codiv-19 che letteralmente messo in ginocchio il mondo.
Personalmente, ricordo con affetto quando ricordò le vittime di questo massacro con grande affetto e vicinanza, nonostante taluni elementi non facessero altro che screditare ogni singola azione compiuta per debellare il virus.
Fu il primo a ricordare che le persone uccise erano esseri umani.
E questo, per rispetto alla memoria di mio padre che è stato ucciso dal covid, non lo dimenticherò mai.
Quando un uomo, per quanto importante e sopra tutto, arriva a pregare e soffrire assieme al dolore di tante famiglie, capisci che l’empatia può essere ancora parte del mondo politico.
Oltre le tante parole e i cartelloni, Mattarella ha mostrato i fatti.
Altro non voglio sentire: per me è stato ed è un grande presidente.

E’ stato il primo presidente siciliano ad essere eletto e il secondo rieletto dopo Napolitano.
Un uomo che pagò a caro prezzo anche il fare buona politica difatti, il fratello, Piersanti Mattarella, è stato ucciso dalla mafia nel 1980, quando era Presidente della Regione Siciliana.
Attentato vile e meschino avvenuto il 6 gennaio 1980, mentre l’uomo si recava a messa con la sua famiglia. Questo avvenimento scosse profondamente la società italiana e rappresentò un duro colpo per le istituzioni e per il tentativo di rinnovamento politico in Sicilia.
Piersanti Mattarella, da allora, fu considerato un simbolo della lotta alla mafia e della politica onesta. E in tutto questo vi fu un altro sacrificio; quello di un fratello, Sergio, che ne raccoglieva pietoso il corpo martoriato.
Provateci a pensare per un momento, prima di formulare ogni possibile critica facile.
Quanto costa raccogliere da terra una parte della tua anima e preservarlo ai tantissimi scatti che all’epoca si vedevano quando si parlava di stragi di mafia?
Foto che mostravano un mercato di orrore e connivenza.
Ho sempre pensato che il nostro presidente avesse detto, raccogliendo e proteggendo il corpo di Piersanti: ” io a tutto questo non ci sto”.
Quando hai una forza nel cuore tanto grande, nulla può scalfire la tua integrità.
Impari, per forza, a diventare più grande del dolore che hai dentro, onorandolo e ricordandolo ogni giorno.
E in questo credo, il nostro Presidente ha ben pochi eguali.
Auguri di cuore per essere una delle parte migliori del nostro scombinato paese.

- L’uomo che sarebbe dovuto salire sulla lunadi Francesca Nicolò

Pochi sanno che il destino cambiò le carte in tavola e l’equipaggio dell’Apollo 11 sarebbe potuto non essere quello che conosciamo.
Tra gli astronauti migliori dell’epoca ve ne era uno assolutamente straordinario e caparbio.
Virgil I. Grissom (Mitchell, 3 aprile 1926 – Cape Kennedy, 27 gennaio 1967) fu il secondo astronauta statunitense a viaggiare nello spazio e il pilota di comando dello sfortunato equipaggio dell’Apollo 1.
Lui e i suoi colleghi astronauti Edward H. White e Roger B. Chaffee furono uccisi, diventando le prime vittime del programma spaziale degli Stati Uniti, quando un incendio avvolse la loro capsula spaziale durante una simulazione del lancio dell’Apollo 1 previsto per il 21 febbraio 1967.
Una tragedia di cui, ancora oggi, vi è viva memoria soprattutto alla luce del fatto che gli astronauti perirono a terra e non nello spazio, notoriamente luogo abbastanza oscuro e pericoloso. La loro fu una morte atroce e di cui si conserva un audio drammatico dove sono presenti urla strazianti e la comunicazione che rivelava fuoco nella cabina.

Un incendio, scaturito da un probabile corto circuito, si propagò rapidamente all’interno della capsula, carica di ossigeno puro, durante un’esercitazione sulla rampa di lancio. I tre astronauti rimasero intrappolati a causa di un portello che si apriva verso l’interno e che non poteva essere aperto rapidamente a causa della pressurizzazione della cabina. Le autopsie rivelarono che la causa della morte fu l’asfissia dovuta all’inalazione di monossido di carbonio, con ustioni estese, ma non letali, causate dal fuoco.
La tragedia dell’Apollo 1 portò alla sospensione temporanea del programma Apollo e a un’analisi approfondita delle procedure di sicurezza della NASA. Vennero adottatte misure correttive, tra cui l’uso di una miscela di gas più sicura nella cabina, materiali ignifughi, e un nuovo design del portello che si apriva verso l’esterno.
L’incidente segnò un punto di svolta nella storia del volo spaziale umano, sottolineando l’importanza della sicurezza e della revisione dei processi di progettazione e fabbricazione.

Erroneamente la memoria di Gus Grissom, soprattutto in Europa, si ferma a questa tragedia ma in America rappresenta uno dei miti intramontabili.
Entrato in servizio nell’aeronautica militare degli Stati Uniti nel 1951, Grissom prese parte ad oltre 100 missioni nella guerra di Corea, guadagnandosi la Distinguished Flying Cross e la Air Medal con cluster.
Fu pilota collaudatore e istruttore di volo fino al 1959, quando fu selezionato come uno dei sette astronauti originali per il Progetto Mercury.
Il 21 luglio 1961, con un viaggio suborbitale di 15 minuti a bordo della capsula spaziale Liberty Bell 7, Grissom divenne il terzo uomo ad entrare nello spazio. Dopo l’ammaraggio, i dardi esplosivi del portello della capsula si aprirono inaspettatamente e Grissom dovette immediatamente lasciare la Liberty Bell 7, che affondò in più di 4.500 metri (15.000 piedi) d’acqua.

Il 23 marzo 1965, Grissom divenne il primo uomo a tornare nello spazio quando lui (come pilota di comando) e il tenente comandante John W. Young fecero tre orbite nel primo volo Gemini con equipaggio, Gemini 3. Durante quel volo Grissom dimostrò che una capsula spaziale poteva essere manovrata manualmente.
Grissom fu scelto per essere uno dei sette astronauti del Programma Mercury e, in base ai piani originali della NASA, avrebbe dovuto essere il primo uomo a camminare sulla Luna.
Tuttavia, la tragedia dell’Apollo 1 cambiò i piani.
Ma non cambiò mai la memoria e il ricordo di chi aveva conosciuto Grissom e il suo carisma.
L’uomo che non posò mai i piedi sulla luna, ma che raggiunse le stelle nella sua immortalità di eroe.
Per gli amanti di CSI che si stanno interrogando, sì: il personaggio di Grissom è un doveroso omaggio a questo straordinario pilota.

- le jour de gloire est arrivédi Francesca Nicolò

La Rivoluzione francese fu un periodo di sconvolgimenti sociali e politici in Francia, che durò dal 1789 al 1799. Iniziò con la presa della Bastiglia il 14 luglio 1789, simbolo dell’oppressione monarchica, e portò all’abolizione della monarchia, alla proclamazione della repubblica e a un periodo di instabilità politica noto come il Terrore. La rivoluzione terminò con l’ascesa di Napoleone Bonaparte.
La Francia era profondamente indebitata a causa delle spese eccessive della corte reale e delle guerre, in particolare la guerra d’indipendenza americana. Inoltre, la stessa popolazione francese era stanca dell’assolutismo monarchico, dei privilegi della nobiltà e del clero, e desiderava maggiori libertà e uguaglianza.
Gli ideali illuministi di libertà, uguaglianza e fraternità, diffusi da pensatori come Rousseau e Voltaire, ispirarono il desiderio di cambiamento politico e sociale.
Il sistema feudale, con i suoi privilegi e le sue disuguaglianze, era ormai anacronistico e mal sopportato: un chiaro segnale che l’ancient regime aveva fatto il suo corso e la sua epoca.

Ecco alcuni degli eventi chiave:
- 14 luglio 1789:Presa della Bastiglia, simbolo dell’inizio della Rivoluzione.
- Agosto 1789:Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, che proclamava i principi di libertà, uguaglianza e fraternità.
- 1792-1793:Proclamazione della Repubblica, esecuzione di Luigi XVI e instaurazione del periodo del Terrore.
- 1793-1794:Il Terrore, periodo di repressione violenta contro i nemici della Rivoluzione, guidato da Robespierre.
- 1799:Colpo di Stato di Napoleone Bonaparte, che segnò la fine della Rivoluzione

La Rivoluzione portò alla fine della monarchia assoluta e dei privilegi feudali.
La Francia divenne una repubblica, anche se in seguito sarebbe stata trasformata in un impero con Napoleone. Questo accadimento, influenzò i movimenti rivoluzionari in tutta Europa e nel mondo. Infine portò a una nuova organizzazione della società e dello Stato, basata su principi di libertà, uguaglianza e fraternità, anche se spesso in modo contraddittorio e violento.

- Le basi della Democrazia…e l’inizio della rivoluzione.di Francesca Nicolò

La rivoluzione francese culminò dopo una serie di diversi e intensi eventi.
Un fra questi accadde il 9 luglio 1789, l’Assemblea Nazionale, composta dai rappresentanti del Terzo Stato, che si autoproclamò Assemblea Nazionale Costituente.
Questo evento segnò una svolta, poiché l’assemblea si impegnò a redigere una costituzione per la Francia, ponendo fine alla monarchia assoluta e dando inizio a una nuova fase politica.
Dopo la convocazione degli Stati Generali il 5 maggio 1789, il Terzo Stato, scontento della sua rappresentanza e del sistema di voto, si autoproclamò Assemblea Nazionale il 17 giugno. Il 20 giugno, i membri dell’Assemblea giurarono di non separarsi fino a quando non avessero dato una costituzione alla Francia
Questa azione venne chiamata Giuramento della Pallacorda, ribadendo la profonda importanza di quanto promesso.
Il re, inizialmente contrario, fu costretto a riconoscere l’Assemblea e ad invitare i rappresentanti di clero e nobiltà a unirsi ad essa.

Proprio il 9 luglio, l’Assemblea Nazionale si trasformò ufficialmente in Assemblea Nazionale Costituente. Questo atto segnò la volontà del Terzo Stato di stabilire un nuovo ordine politico basato su una costituzione, ponendo fine al potere assoluto del re.
L’organizzazione, composta da rappresentanti del clero, della nobiltà e del Terzo Stato, iniziò a elaborare una serie di riforme che avrebbero cambiato profondamente la società francese, segnando la fine dell’Ancien Régime.
I fatti che seguirono, da menzionare, furono i seguenti:
- 14 luglio: Presa della Bastiglia, evento simbolico della Rivoluzione Francese.
- 4 agosto: L’Assemblea decretò l’abolizione del sistema feudale.
- 26 agosto: Fu pubblicata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.
- 3 settembre 1791: L’Assemblea Nazionale Costituente approvò la Costituzione, che trasformò la Francia in una monarchia costituzionale.

- La bellezza dell’attimo.di Francesca Nicolò

Quante volte vi capita di fermarvi ad ammirare la meraviglia di ogni singolo attimo?
Anche quello più scontato? Quello che magari si vive e si oltrepassa ogni singolo giorno della propria vita?
Suppongo, praticamente mai. Troppo incasinati, attanagliati da mille incombenze e preoccupazioni, viviamo la vita in un passaggio in bilico tra dovere ed apparire.
Dimenticandoci che abitiamo il mondo e ne dovremmo essere partecipi.
E in questo credo che la fotografia sia un faro rivelatore di quanto possa essere magnifica e infinitamente bella la realtà che ci circonda. Ogni scatto può cogliere un prezioso ed irripetibile istante.
Perché nessun attimo sarà mai uguale a nessun altro, nonostante le apparenze e il pensiero comune.




Domenica ho avuto modo, nella suggestiva cornice del monastero di Cairate, di visitare la mostra curata dal gruppo fotografico “Autoscatto” suddivisa in diversi temi e soggetti.
Il filo conduttore è proprio l’istante e la bellezza che possono rappresentare momenti normali, persone comuni oppure l’apparente staticità della natura.
Nella prima sala si possono ammirare fiori e piante immortalati nella loro fioritura
Ritratti su uno sfondo neutro, sono nudi e dominano la scena.
Non hanno filtri o accorgimenti particolari, essi vengono ritratti dalla macchina fotografica nella loro infinita naturalezza e semplicità.
E viene da chiedersi: quante volte acquistiamo o cogliamo un fiore senza osservarlo?
Quanto poco ci ricordiamo delle emozioni che provavamo da bambini quando una pianta fioriva sotto i nostri occhi?
Siamo aperti ad ogni stimolo esterno, connessi con ogni parte del mondo eppure non abbassiamo mai lo sguardo o ammiriamo davvero un panorama.
Emozionati più nel condividerlo che nel viverlo, citando una nota e abbastanza veritiera canzone.




La seconda sala, i cui scatti fanno parte della raccolta chiamata Scatti tra le Note, espone le fotografie di un’orchestra intenta nel suo operoso lavoro. La musica si esprime attraverso i movimenti, percettibili dall’alone delle pose e dagli stessi strumenti: rappresentati fumanti come un fulcro potente di passione, vita e anche sacrificio.
Perfetta rappresentazione di cosa racchiuda la musica nell’essenza più vera ed intima della sua natura. Qualcosa di bello ed intenso, ma che cela tantissimo sforzo e si nutre proprio di quella scintilla che risiede nell’anima di ognuno di noi.
A pensarci bene, il termine passione deriva proprio dalla verbo greco soffrire e questo crea una sorta di simbiosi tra ciò il sacrificio e le proprie attitudini: dedicarsi anima e corpo a ciò che si ama indica anche una sofferenza e privazione. Inutile si neghi questo.
Qualcosa che pulsa dentro alimenta e tormenta, inevitabilmente.

Bellissimi, nella terza sala, gli scatti a diversi soggetti che appartengo alla comunità di Appiano Gentile. Possiamo definirli i punti cardine di un paese: il vigile, il pompiere, la benzinaia, il sindaco, la bibliotecaria, il carabiniere e tanti altri.
Fotografati in una solenne naturalezza che li rende bellissimi e stupendamente veri. Foto che sembrano raccontare le loro vite dedicate al servizio degli altri e tremendamente date per scontate.
Anche in questo caso, quanto poco consideriamo il loro valore?
Pecchiamo di dare per scontato troppo e senza vergogna.



In ultimo, alcune foto che rappresentano movimento alla massima potenza. Dinamismo, frenesia e mutabilità dell’essere. Fluido, libero e perfetto in qualcosa di unico. Movimenti mai uguali ad altri e preziosi. Azioni ovvie che però si ripetono in modo diverso nella loro ciclicità.
Scatti che, ad ogni osservazione, donano alla vista un particolare nuovo.





Una mostra che raccoglie tanti temi, svegliando lo spettatore e facendolo riflettere su quanto ci si possa incatenare ad una prigioniera quotidianità. Ottuso e cieco alla vera bellezza, senza scopo o riflessione.
Essere pensante senza anima. Vuoto che vive senza vivere davvero.
Mostre come questa possono rappresentare una bella e dolce speranza a destare il torpore del cuore verso ciò che la vita e la sua naturalezza possono offrire.

- Un grande evento per ricordare un grande uomodi Francesca Nicolò

Oggi si celebra il ricordo di una delle figure più importanti nella storia del nostro paese: l’8 Luglio 1978 venne eletto come presidente della Repubblica Sandro Pertini.
La sua elezione avvenne con il sostegno di tutto l’arco costituzionale, ottenendo la maggioranza più ampia nella storia delle votazioni presidenziali italiane.
Ma chi era questo personaggio, quasi sempre definito come il più amato dagli italiani?

Egli fu noto soprattutto per essere stato il settimo Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985. La sua storia è caratterizzata da un forte impegno antifascista, perseguitato e imprigionato durante il regime, e da un profondo senso di giustizia sociale, che lo ha accompagnato in tutta la sua carriera politica.
Grande personalità, carisma e naturale predisposizione ad una comunicazione efficace furono gli aspetti più caratteristici di questa importante figura storica.
A tratti anche controversa in quanto, si riferisce che egli abbia ordinato l’uccisione di alcune figure legate al fascismo solo per simpatia o legami sentimentali come Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Tuttavia, in quello che è il macabro disegno di una guerra fratricida è sempre labile il confine tra giusto e sbagliato.
E il santino non si dovrebbe mai fare a nessuno, in quanto tutti siamo esseri umani e gli esseri umani scrivono la storia, nel bene e nel male.

Dopo la laurea in giurisprudenza e scienze politiche, iniziò a dedicarsi attivamente alla politica nel Partito Socialista Italiano (PSI). Durante il regime fascista, Pertini venne arrestato, incarcerato, confinato e costretto all’esilio per la sua opposizione al fascismo. Sono state pubblicate diverse lettere in cui raccontava gli anni della prigionia e del confino. Partecipò attivamente alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, distinguendosi per il suo coraggio e il suo impegno antifascista.
Dopo la fine della guerra non mancò mai di onorare il suo grande amore verso l’attività politica.

Eletto all’Assemblea Costituente nel dopoguerra, Pertini ricoprì successivamente il ruolo di deputato, senatore e Presidente della Camera dei Deputati. Nel 1978 appunto, venne eletto Presidente della Repubblica Italiana, diventando il primo socialista a ricoprire questa carica.
Gli anni della Presidenza non si ricordano tra i più semplici della storia. Le contestazioni erano all’ordine del giorno, il dibattito per aborto e divorzio era sempre attivo e divisivo (non che oggi sia tanto cambiata la situazione) e l’Italia faceva i conti con un divario sociale spaventoso ed una diseguaglianza tra nord e sud praticamente incolmabile.
Il mandato di Pertini alla Presidenza della Repubblica, tuttavia, fu caratterizzato da una forte vicinanza al popolo italiano, in particolare ai giovani, e da un’immagine di uomo onesto, laico e vicino ai valori etici della politica. Rompendo il classico muro tra istituzioni e popolo, il Presidente fu parte attiva nel migliorare i rapporti tra le diverse istituzioni. La sua figura fu estremamente decisiva per la lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e per la difesa dei diritti umani a livello internazionale.

Promosse l’unità nazionale e rappresentò l’Italia in numerose occasioni, sia in momenti di gioia che di tragedia.
Non a caso, Sandro Pertini è considerato uno dei presidenti più amati e popolari nella storia della Repubblica Italiana.
La sua figura è ricordata per la sua integrità, il suo coraggio, il suo impegno per la democrazia e la sua capacità di comunicare con il popolo italiano.
L’eredità di Sandro Pertini continua a vivere nella memoria collettiva e nel ricordo del suo impegno per un’Italia più giusta e democratica. Una memoria che abbastanza spesso viene usata per grandi proclami ma mai per atti concreti.
Ma si sa, la buona politica è morta oramai da diverso tempo.

- Auguri U.S.A!di Francesca Nicolò

Quasi tutti, credo, sappiamo che il 4 luglio è una delle feste più importanti oltreoceano. Al pari del ringraziamento, una delle nazioni più potenti del mondo è come se si fermasse per un giorno di festa e ricordo.
E , quindi, cosa si festeggia oggi?
Il 4 luglio negli Stati Uniti si celebra l’Independence Day, ovvero il Giorno dell’Indipendenza, che commemora la dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1776.
Questa data segna la nascita degli Stati Uniti d’America come nazione indipendente.

Essa venne proclamata appunto il 4 luglio 1776, segnando l’indipendenza delle 13 colonie americane dalla Gran Bretagna. Quali erano le 13 colonie promotrici?
Le tredici colonie costituitesi sulla costa atlantica del Nordamerica, da nord a sud erano: New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, Pennsylvania, New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina, e Georgia.
Redatto principalmente da Thomas Jefferson, esponeva le ragioni della ribellione e i principi fondamentali del nuovo governo, ispirati all’Illuminismo. Qualcosa di innovativo e assolutamente straordinario per l’epoca.
Ecco i punti chiave.
- Il documento elencava una serie di abusi e ingiustizie commessi dalla corona britannica nei confronti delle colonie, giustificando la loro decisione di rendersi indipendenti.
- La Dichiarazione affermava che tutti gli uomini sono creati uguali e dotati di diritti inalienabili, tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
- Questo evento segnò l’atto di nascita degli Stati Uniti d’America, sancendo la formazione di una nuova nazione basata su principi di libertà e autogoverno.

La Dichiarazione di Indipendenza è considerata un documento fondamentale nella storia degli Stati Uniti, non solo per la sua importanza nella lotta per l’indipendenza, ma anche per il suo impatto duraturo sui principi di libertà e democrazia a livello mondiale.
Uno dei primi esempi di rivoluzione in nome della democrazia, a cui ne seguirono altre.
Una tra tutti? La rivoluzione francese.
Oggi, il 4 luglio è una festa nazionale negli Stati Uniti, celebrata con parate, fuochi d’artificio, grigliate, concerti e altre attività patriottiche.
È un giorno in cui gli americani riflettono sulla storia della loro nazione e celebrano i valori di libertà e democrazia.
Una ricorrenza che manca ancora in troppi paesi.

- Il solstizio ed un nuovo Papa.di Francesca Nicolò

Durante la settimana successiva al solstizio vorrei ricordare gli eventi più significativi legati a questa data, che si svolgono in epoche assolutamente diversi e vedono protagoniste diverse importanti personalità.
Il 21 giugno 1963, il cardinale Giovanni Battista Montini venne eletto papa scegliendo il nome di Paolo VI.
L’elezione avvenne durante il conclave seguito alla morte di papa Giovanni XXIII.
Il nome “Paolo” venne scelto da Montini per il suo profondo amore verso l’apostolo delle genti e, citando lo stesso religioso, per essere “il più piccolo tra voi”.
Difatti il nome Paolo deriva dal greco e significa appunto “piccolo”.
Papa Montini fu un grande uomo, silenzioso ma deciso, pragmatico e dalla parte dei più deboli, spesso accusato di essere poco incline a manifestazioni di affetto.Eppure, non poche rivoluzioni accaddero sotto il suo pontificato.

Innanzitutto, l’elezione di Paolo VI segnò un momento importante nella storia della Chiesa, con la prosecuzione del Concilio Vaticano II, iniziato da Giovanni XXIII, e l’impegno a portare la Chiesa nel mondo moderno.
Il pontificato di Paolo VI (1963-1978) è stato caratterizzato da importanti eventi e decisioni. Tra i punti salienti, spiccano la conclusione del Concilio Vaticano II, l’enciclica Humanae Vitae che ribadiva l’impegno per lo sviluppo integrale e solidale dei popoli, espresso anche nel documento successivo Populorum Progressio.
Venne definito anche “Papa pellegrino”, compiendo viaggi significativi in Terra Santa, India e presso le Nazioni Unite.
Paolo VI portò a termine quanto iniziato da Giovanni XXIII, affrontando questioni delicate come la riforma liturgica, il rapporto con le altre religioni e il ruolo della Chiesa nel mondo moderno. Va ricordato che grazie a lui la messa venne ufficializzata in lingua italiana, abolendo parzialmente greco e latino.

Nel 1967, fu uno dei primi a trattare apertamente dello sviluppo integrale e solidale dei popoli, sottolineando l’importanza di un approccio spirituale allo sviluppo, che includesse non solo bisogni materiali, ma anche culturali e spirituali. Secondo il religioso il progresso non escludeva la religione e anzi, entrambe potevano collaborare in modo sinergico e collaborativo.
Paolo VI fu il primo papa a viaggiare al di fuori dell’Italia, ricevendo riconoscimenti e ponendo le basi per il dialogo interreligioso ed avviò una riforma della Curia, mirata a renderla più efficiente e adatta alle nuove sfide della Chiesa. Inoltre, diede maggiore importanza al collegio cardinalizio, coinvolgendolo maggiormente nelle decisioni della Chiesa.
Ultima ma non tale per importanza, la devota attenzione al mondo del lavoro: difatti, il boom economico era alle porte ma con esso anche i tanti squilibri sociali che lo accompagnavano.
Paolo VI viene chiamato “il Papa delle ACLI” per il suo forte legame con l’associazione, soprattutto durante il suo periodo come arcivescovo di Milano e poi come pontefice. Egli sostenne e promosse attivamente le ACLI, riconoscendone il ruolo nella formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani.

Grande promotore di uguaglianza sociale e fermo oppositore dei tanti disagi sociali che attraversavano il mondo, si spense a Castel Gandolfo il 6 Agosto 1978.
Gli succedette Giovanni Paolo I che nel suo nome volle onorare in modo deciso i suoi grandi predecessori.
Fu proclamato santo il 14 ottobre 2018 da Papa Francesco.

- La fuga della vergognadi Francesca Nicolò

Il 21 Giugno rappresentò uno dei giorni più funesti per uno dei monarchi più controversi e sfortunati che la storia ricordi.
Insieme a Maria Antonietta e ai suoi figli, Luigi XVI fu scoperto a fuggire a soli 50 chilometri dalla fuga dalla Francia: quest’azione, che risultò controversa e discutibile sotto molti aspetti, segnò la vera fine di ogni speranza.
Dall’assalto alla Reggia di Versailles del 6 ottobre 1789, le raccomandazioni di fuggire dal paese verso la famiglia reale francese furono numerose. Luigi XVI decise di trasferirsi con Maria Antonietta e i loro figli al Palazzo delle Tuileries, nel centro di Parigi, dove risiedettero per un certo periodo sotto la sorveglianza della Guardia Nazionale.
Questo soggiorno fu, a conti fatti, una prigione dorata dove i sovrani erano privati di ogni libertà pur vivendo ancora in certo lusso. (va ricordato che le Tuileries erano, in origine una reggia reale).

Quando nell’aprile del 1791 a seguito delle minacce del re e della regina di lasciare la loro nuova casa alla volta della residenza di campagna di Saint-Cloud, furono circondati da una folla che impedì questo movimento con insulti e pressioni.
La situazione si era fatta incandescente e pronta ad esplodere al punto che i nobili rimasti fedeli consigliarono alla coppia reale di lasciare il paese.
Da qui ebbe origine la nota tragedia denominata “Fuga da Varennes”.
Si trattava di un progetto ideato dall’aristocratico svedese Hans Alex de Fersen, che prevedeva di travestire l’intera famiglia reale per fuggire, durante la notte verso la città di confine più vicina.
Il traguardo era, quindi, Montmédy, a circa 287 chilometri a est di Parigi, attuale confine con il Belgio. Il programma prevedeva che , Luigi XVI, una volta salvatosi avrebbe fatto proclama contro la Rivoluzione francese e le sue tensioni ribadendo quanto il tutto sia stato svolto in modo deplorevole e violento.

Tutto ebbe inizio nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1791, alle due del mattino, quando Luigi XVI, Maria Antonietta e i loro figli si riunirono per intraprendere questo piano di fuga. La discrezione, però, non gli accompagnò mai (assieme, aggiungo al buonsenso), in quanto utilizzarono un veicolo lussuoso per il viaggio, ricolmo di bauli pieni di vestiti, vino e ogni tipo di necessità. Abbastanza appariscente per non passare del tutto inosservato.
La scomparsa dei reali avvenne alle otto del mattino di quel 21 giugno per opera dei servitori.
Il re aveva scritto un comunicato in cui denunciava gli abusi subiti dai rivoluzionari e spiegava le ragioni della loro fuga.
Nonostante alcune difficoltà lungo il percorso, i re riuscirono ad avanzare gran parte del percorso, anche se non riuscirono a completarlo per pochi chilometri: una beffa del destino becera e crudele.
La famiglia reale fu riconosciuta da un cittadino che vide il volto di Luigi XVI simile a quello delle monete, furono trattenuti e arrestati a Varennes-en-Argonne, e tornarono a Parigi il 25 giugno.
Se non fosse stato per questa fuga fallita, il re Luigi XVI si sarebbe salvato da ciò che il destino gli aveva riservato mesi dopo: il 10 agosto 1972, dopo la proclamazione della Repubblica, il re sarebbe stato processato per tradimento, condannato a morte e giustiziato con la ghigliottina il 21 gennaio 1793.
Qualche tempo dopo, anche Maria Antonietta sarebbe stata giustiziata, il 16 ottobre 1793.
Solo 50 chilometri per cambiare il corso della storia francese: così poco mancava alla salvezza in terra sicura.
Così poco alla conclusione migliore.
Anche se la storia non si scrive con se e con i ma, il dubbio di come sarebbe andata è uno dei dilemmi che lascia senza risposta.

- Nilde Iotti: la voce di una donna per le donne.di Francesca Nicolò

“Onorevoli colleghi, comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato”.
Così iniziava il discorso che Nilde Iotti pronunciò il 20 giugno 1979 dopo essere stata proclamata presidente della Camera, incidendo indelebilmente il suo passaggio nella storia italiana.
Le donne come Nilde Iotti hanno reinterpretato il ruolo del proverbiale sasso nello stagno, si sono tuffate in acque in cui, fino a poco prima, nessuna avrebbe avrebbe osato immergere nemmeno un piede. I cerchi concentrici che hanno prodotto sopra e sotto la superficie hanno lambito tutte le altre donne, cambiandone i destini.
Nilde Iotti era nata il 10 aprile 1928 e aveva studiato grazie alle borse di studio che riusciva a ottenere perché era brava a scuola. La sua famiglia non era ricca, il padre ferroviere aveva perso il lavoro a causa della sua attività sindacale ed era poi morto prematuramente quando lei aveva sei anni. Ma si laureò in Lettere nel 1942 all’Università Cattolica di Milano e lavorò come insegnate sotto il fascismo. Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 si unì alla Resistenza, dove diventò un personaggio di primo piano. Finita la guerra, entrò nel PCI e fece parte dell’Assemblea Costituente. Quell’anno iniziò anche la relazione di Nilde Iotti con il Segretario del PCI, Palmiro Togliatti, che aveva 27 anni più di lei ed era già sposato con la deputata Rita Montagnana.
La loro storia d’amore rimase segreta fino all’attentato in cui Togliatti venne ferito nel 1948, e suscitò un certo scandalo, anche perché il divorzio non era ancora legale in Italia.

Nilde Iotti venne eletta vicepresidente della Camera nel 1972, e poi presidente nel 1979, carica che ha ricoperto per tredici anni.
È stata sempre dalla parte delle donne, si è battuta per il divorzio, per l’aborto, per il diritto di famiglia, per la pensione delle casalinghe, per il lavoro delle braccianti e delle mondine.
Le dobbiamo molto anche perché ha sempre difeso le istituzioni, si è impegnata per riformarle, e oltre a essere stata presidente della camera, ha ricoperto i ruoli di presidente della commissione bicamerale, è stata parlamentare e dirigente di partito.
Una che ha difeso la costituzione ma voleva riformare le istituzioni, che metteva il Parlamento davvero al centro del dibattito pubblico e credeva nella politica popolare, tanto da volere che la biblioteca della Camera fosse aperta a tutti, ogni giorno della settimana.
Una sorella a cui dovremmo sempre essere riconoscenti per il nostro diritto di essere donne libere.
E il cui ricordo non può che essere un faro di speranza potente e straordinario.

- Pronti per un viaggio tra gli astri?di Francesca Nicolò

Allegra Moda Curvy è da sempre un punto di riferimento meraviglioso per le donne e il loro benessere.
Diversi eventi hanno avuto luogo in questo piccolo grande angolo di eleganza e condivisione.
Appuntamenti sempre nuovi, coinvolgenti e suggestivi.
E, dunque, quale occasione migliore per incontrarsi e parlare di astrologia?
Venerdì 20 Giugno alle ore 18.30 presso il negozio di Tradate grazie al meraviglioso intervento dell’astrologa Cinzia Mancuso, sarà possibile analizzare ed apprendere alcune nozioni sugli astri e le stelle.

Durante un aperitivo divertente tra amiche ci sarà occasione per condividere riflessioni e considerazioni riguardo al mondo astrologico.
Cinzia è da una studiosa di lungo corso che ha all’attivo diverse opere sul tema e docente di corsi dedicati.
Momento prezioso per scoprire tante curiosità ed aneddoti legati ad una disciplina suggestiva e straordinaria.
Marta e Cinzia hanno dato vita a qualcosa di straordinario ed io sono onorata di essere parte di questo viaggio, perché per me sono due persone meravigliose.
Donne il cui intento è rendere meravigliosa la vita di ogni donna attraverso le proprie passioni ed uno studio costante e metodico.
Tenacia, resilienza e coraggio sono l’ossigeno che respirano ogni giorno.
Auguro ad ogni persona di incontrare persone come loro lungo il proprio cammino.
E quindi è imperativa una sola parola: non mancate!!!

- Un dono prezioso per tutti.di Francesca Nicolò

L’Associazione Volontari Italiani del Sangue (AVIS) nasce a Milano nel 1927 per iniziativa del medico Vittorio Formentano, che lanciò un appello per la costituzione di un gruppo di volontari donatori di sangue. L’idea era di creare un’offerta di sangue libera, volontaria e gratuita, come alternativa alla compravendita di sangue, allora diffusa.
Ai tempi, a causa anche della guerra e delle tante epidemie, era abbastanza comune vi fosse moria di donazioni di sangue.
Ma come iniziò tutto?
Pochi lo sanno…ma tutto ebbe inizio con un appello accorato su un quotidiano milanese a cura del dottor Fomentano che invitava la popolazione a donare sangue. Era il 1926, e ciò che per molti è quotidianità allora era un miraggio vero.
Ma si sa: i progetti più belli nascono dai sognatori incalliti

17 persone rispondono all’annuncio e tutte assieme con un profondo spirito comune costituiscono l’AVIS. Due anni dopo, vede la luce il primo statuto dell’associazione.
Il fiume di volontari diventa straordinario, coinvolgendo tutta Italia anche nelle aree più rurali fino ad arrivare nelle camere del potere. Durante il 1950, L’AVIS viene riconosciuta dallo Stato con legge n. 49 e successivamente viene regolamentata la raccolta, la conservazione e la distribuzione del sangue umano con la legge n. 592. Nel ventennio successivo inizia a svilupparsi un’ampia rete di sedi regionali, provinciali e comunali.
Ogni sede prevede è composta da un direttivo e coordinata da personale sanitario coordinandosi capillarmente con le diverse sedi italiane.

Ma quali sono gli intenti di questa associazione?
- L’obiettivo principale dell’AVIS è quello di garantire un’adeguata disponibilità di sangue ed emocomponenti per tutti i pazienti che ne hanno necessità.
- L’AVIS promuove la donazione di sangue, la chiamata dei donatori e la sensibilizzazione sulla donazione.
- L’AVIS è un’associazione privata, senza scopo di lucro, ma con finalità di interesse pubblico.
- L’AVIS opera attraverso un’ampia rete di volontari, sia donatori che dirigenti.
Essa attuò qualcosa di straordinario e infatti Il dottor Formentano fu il primo a comprendere il valore di un’offerta di sangue libera, volontaria e gratuita. Ha contribuito in modo significativo alla salute pubblica italiana, in quanto i donatori sono regolarmente visitati e monitorati.
L’AVIS è un esempio di come il volontariato possa fare la differenza nella vita di molte persone. Perché quello che può essere un gesto semplice per noi, è vita per chi lotta.

