
Lo confesso: la tentazione di buttare all’aria il libro per ogni azione schifosa letta è stata forte.
Ora, sicuramente una buona parte di drama e spettacolarizzazione c’è: ma è innegabile che Britney Spears sia stata e sia ancora uno strumento di guadagno.
Una bambola da soldi, una macchina da ingolfare fino al collasso.
Fin dall’ infanzia, vittima dei sogni e delle frustrazioni di due genitori egoisti per poi continuare ad essere capro espiatorio di uomini bramosi di fama e guadagno.
Mamma sofferente e spesso incapace di provvedere a sé stessa.
Schiava di abusi di ogni sorta e risultato di uno sfruttamento all’ ennesima potenza.
Non mi sento di condannare la sua apparente ingenuità, la sua fame d’amore ad ogni costo: perché la sento spesso mia, come se accontentarsi fosse una costante nella vita di molte donne.
Il pensiero di dover fare sempre di più, di essere sempre migliori per piacere. Perché le fragilità fanno paura,in primis, a chi le porta dentro.
Ci si vergogna di essere fragili.
Anche perché lo stesso star system e la società impongono una perfezione irraggiungibile.
Frasi fatte dove il motto è essere te stessa, ma sempre perfetta, sorridente e accondiscendente.
La solita ipocrisia di un mondo finto e senza veri valori.
La cantante americana ne è emblema di quanto sia del tutto falsa e omicida la società in cui viviamo.
Omicida delle anime più fragili in nome del profitto.
Un profitto che ha portato alla totale distruzione di una donna il cui talento è sempre stato incredibile, travolgente e unico.
Britney Spears graffia l’anima con un libro che coraggiosamente le restituisce una grande dignità ma denuncia cosa si cela dietro al palco.
Una realtà che dobbiamo assolutamente conoscere.
