
Si è tenuto, nella deliziosa cornice dello storico Castello del Monteruzzo di Castiglione, la prima di tre conferenze sulla tematica delle dipendenze.
Durante la serata si è dibattuto sulla tossicodipendenza e abuso di sostanze stupefacenti.
Analizzandone gli aspetti chimici e fisici, si è riscontrato quanto possano essere dannose e insidiose per l’organismo. Ma di come, soprattutto, siano purtroppo fruibili ad un bacino sempre più giovane.
L’ uso delle droghe di ogni tipo è anche un fattore di importanza sociale in quanto riguarda anche quella fenomenologia di appartenenza tipica dei più giovani.
È come una gara a chi si sballa di più. Un gioco al massacro dove si esclude sistematicamente la persona meno disposta ad eccedere.
Grazie alla testimonianza di Riccardo Biaggi abbiamo avuto modo anche di constatare come la droga sia facile da nascondere ad amici e parenti. Ci si può strafare tutta la notte ed essere pronti per andare al lavorare il giorno dopo come se nulla fosse successo.
Si nasconde la merda sotto ad un tappeto di effimera normalità.
Però i conti vengono a bussare con danni annessi. E si traducono in danni fisici, psicologici e spesso legali.
Vale forse la pena occupare, alla luce di queste conseguenze, la propria vita in cose più utili ed edificanti?
Privi di ogni qualsivoglia forma di moralismo, è innegabile che gli stupefacenti rispondano ad una domanda di trasgressione e di evasione.
Che sfocia in una spirale perversa e suicida.
Evitando ogni forma di ridondante retorica, è importante prima di tutto amare sé stessi.
Solo in questo modo la droga si può combattere e considerare solo come uno strumento di morte.

Una morte lenta che parte prima annullando la stessa anima e finisce con uccidere il corpo, dopo essersi nutrita di ciò che l’uomo ha di più prezioso: il suo essere.
