Antonino Galici: la forza di una carezza verso chi lotta.

Oggi è la volta di Antonino Galici, fondatore dei Cuorieroi: un’associazione attiva e nota in provincia di Varese per il suo impegno negli ospedali, nelle case di cura, nelle case-famiglia e nelle missioni a carattere benefico. La particolarità e straordinarietà è che tutti i volontari indossano un costume. I personaggi sono molteplici: dall’universo Marvel, al mondo delle fiabe e a quello delle saghe fantasy.

L’ Associazione che nasce nel 2016 per poi affiliarsi l’anno successivo a NIDA: Nazionale italiana dell’amicizia.
Superoi in carne e ossa al servizio del prossimo.

Ciao Nino, grazie per questa intervista.   

  • Mi racconti la genesi dell’associazione e la molla che ha spinto a creare tutto questo

Ero nel salotto di casa mia quando vidi un servizio della trasmissione Wild dove veniva raccontata la storia di Beatrice Naso. Fu una luce: la dignità della famiglia e il coraggio di questa creatura mi spinsero ad voler fare qualcosa di concreto per loro. Ero già nel campo dell’intrattenimento da diversi anni ed ero diventato un professionista. Avrei potuto dare gioia incondizionata e totalmente gratuita a chi ne aveva bisogno.Il motore di tutto dunque è stata la piccola Bea. Soprannominata la bambina di pietra (nome che a me non piace per nulla),affetta da una malattia genetica rarissima che le causava la calcificazione di tutte le ossa del corpo. Una condizione gravissima e invalidante: la piccola era completamente immobilizzata e necessitava di cure costanti da parte dei familiari. La mamma Stefania, si occupava di lei quotidianamente e per aiutare economicamente la famiglia Naso abbiamo deciso di organizzare una raccolta fondi. La piccola era una sagoma: intelligente, curiosa e ironica. Nonostante vivesse praticamente immobile non mancava mai di fare battute e farci sorridere. Nella sua breve vita ha dato più amore e insegnato a vivere di tanti uomini che vivono non sapendo di farlo.

Bea è stata un immenso uragano di amore che ha permesso a Cuorieroi di venire alla luce: la nostra piccola fata madrina. Una fata perché ha generato tanti bellissimi miracoli.

  • Quali sono le esperienze fatte durante le manifestazioni che maggiormente ti hanno colpito?

Ci rechiamo in vari luoghi: dagli ospedali, alle case-famiglia e fino alle missioni per la raccolta fondi. Ogni esperienza a contatto con i bambini e i ragazzi è qualcosa di unico e irripetibile. Ogni volto è un mondo di emozioni, lotta, felicità e paura insieme. A volte è più dura delle altre, ovviamente a seconda del luogo visitato. Ma è sempre una grande emozione. E, come spesso dico, ne esco sempre arricchito. Chi riceve amore sono io. I guerrieri che incontro hanno spesso il sorriso di chi sa affrontare le vere battaglie. Il sorriso di una forza che molti uomini non avranno mai.

  • Quanti volontari conta la tua associazione? Possiamo invitare chi vuole ad unirsi a voi?

Siamo circa 80 volontari, compatibilmente con impegni quotidiani e lavorativi di ciascuno. Ma siamo sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio. Potete contattarci direttamente dalla pagina Facebook. Il mondo del volontariato è sempre pronto ad accogliere chi vuole impegnare il suo tempo donando gioia a chi lotta.

  • Quali sono i progetti futuri?

Uno dei progetti che stiamo portando avanti è costruzione della “Cittadella dell’Amicizia”: un centro sportivo aperto ai ragazzi con varie difficoltà. Un luogo di divertimento, aggregazione e sport in ricordo di Bea. Non ti nascondo che le difficoltà sono tantissime, ma l’amore di Bea ci guida sempre. Stiamo organizzando varie raccolte fondi: ognuno di noi può fare veramente la differenza anche con un semplice contributo. Spesso le istituzioni sono latenti o totalmente assenti. E la disabilità o la malattia diventano montagne insormontabili per le famiglie.

  • Come affronti le critiche, qualora tu ne abbia ricevute?

Le critiche fanno parte, purtroppo, della vita delle persone che non agiscono ma stanno fermi a guardare. Io volevo provare a cambiare la vita di chi affronta un dolore spesso inspiegabile. E la mia vita è stata dedicata a dare gioia. Del resto, mi interessa poco. Sono gli abbracci e i grazie a darmi gioia.  Amo ciò che faccio e continuerò a farlo finché Capitan America avrà fiato.

  • Quotidianamente affronti il dolore, come affronti questa onda emotivamente non facile?

Molte volte, soprattutto dopo un lutto, mi sono ripetuto più volte: mollo tutto. Lo trovo profondamente ingiusto. Certe malattie sono terribili e inspiegabili. Ma, come qualche bambino e genitore, mi ripetono spesso: “se molli ti veniamo a prendere a casa”. Non è facile lasciarsi alle spalle il dolore che si prova nelle corsie degli ospedali. Ma credo che dare gioia in momenti tanto difficili sia un piccolo contributo alla battaglia che questi angeli affrontano.

Grazie di cuore, sono sicura di non aver reso appieno la grandezza e la meravigliosa ondata di bene che lasci ad ogni incontro. Ma come dici tu, sono i fatti a parlare: le mie parole sono totalmente inutili rispetto a quanto ho visto in questi anni. Anche se trovo doveroso raccontarlo: affinchè tanta bellezza sia conosciuta. Il mondo ha bisogno di superoi.

Ma di quelli veri, esattamente come te.

Sotto, il sito dell’associazione con i relativi riferimenti.

http://www.nidaonlus.it

Lascia un commento