
Si è tenuto, sempre a Castiglione Olona, il secondo appuntamento del ciclo di incontri sul tema “La Libertà di NON dipendere”: questa volta si è toccato un argomento che vibra nell’anima di ognuno di noi. Tema delicato e trattato quasi come un tabù, in quanto responsabile di tanti comportamenti all’apparenza inspiegabili e spesso poco compresi, soprattutto nella gestione e nello sviluppo dei rapporti amorosi o affettivi.
Si è parlato infatti delle relazioni e di come si possano sviluppare meccanismi di dipendenza anche di natura affettiva. Una vera e propria sudditanza ai bisogni del partner che spesso risulta poi trasformarsi nella parte dominante causando un vortice di tossicità e sbilanciamento che portano qualsiasi legame ad auto annientarsi.
L’ incontro è stato tenuto dalla straordinaria dottoressa Alessandra Capra, psicopedagogista, esperta nelle relazioni, facilitatrice nelle relazioni di coppia, insegnante e formatrice.
Durante il dibattito si è introdotta raccontandosi, in modo da renderci parte integrante di un percorso che non nasce per caso. Anzi: sembra quasi una predestinazione.
Il suo studio parte fin da giovanissima, quando vedendo la simbiosi amorosa e totalizzante tra i genitori, si sente esclusa dal loro legame e sviluppa nei primi anni di vita un carattere molto deciso e vivace che la porterà ad interrogarsi sul perché dell’inquietudine e del suo stato d’animo sempre in perenne conflitto. In età adolescenziale si scopre una ragazza complicata e vive tutto come una altalena, ma in età giovanile ritrova un grande amore per lo studio. Ma il vortice irrequieto è sempre sotto il pelo di un’acqua che sembra quieta.
Ha infatti una vita tranquilla e regolare, ma manca il qualcosa per renderla veramente felice.
Grazie al supporto di un terapeuta e ad un abbraccio infinito, aprirà il suo cuore e adopererà la conoscenza appresa al servizio della rinascita affettiva. Perché le radici del disagio non sono espressione di capricci infantili. Sono testimonianza di tanti dolori nascosti e repressi.
Infatti, nonostante i suoi genitori fossero persone attente ai bisogni dei figli, avevano “abbandonato” , del tutto involontariamente, la necessità dei bambini di essere ascoltati. Così facendo questi ultimi si sono sentiti “esclusi” dalla relazione. Un rapporto totalizzante che non lasciava spazio a terzi.
Va precisato che un comportamento di questo tipo non è assolutamente frutto di una voglia di maltrattare un fanciullo. Esso viene fatto senza nessun dolo: è semplicemente vissuto in un modo totalmente esclusivo.
Tuttavia è innegabile che si sviluppi così la ferita dell’abbandono: spesso associata ad un’ allontanamento, essa in realtà viene generata anche per dei motivi apparentemente innocui. Si parte dalla poca considerazione verso le attenzioni date ai piccoli; da un semplice abbraccio ad una risposta data di fretta. Minuscole disattenzioni, causate non da una mancanza di amore ma bensì dalla frenesia della vita moderna. Quante volte le madri o i padri, impegnati nelle faccende domestiche o lavorative, rispondono in modo assolutamente sbrigativo?
Un genitore dona affetto esattamente nello stesso modo in cui lo ha ricevuto. Pertanto non dobbiamo stupirci se molte madri o padri non abbracciano figli o non dispensano complimenti. Loro stessi hanno avuto un tipo di rapporto parentale con problematiche e hanno sviluppato le loro strategie psicologiche. Inoltre non è da escludere anche la presa di consapevolezza che si è sviluppata nel corso dei decenni.
Un papà o una mamma che manifesta difficilmente gesti di affetto a sua volta probabilmente ne ha ricevuti ancora meno di quelli che elargisce.

E’ inoltre importante ricordare che il bambino dai 3 ai 5 anni sviluppa un pensiero di tipo egocentrico: tutto ciò che gli accade attorno dipende da lui. Si sente una responsabilità non indifferente e non ha, ovviamente, gli strumenti personologici per comprendere preoccupazioni, oneri e doveri degli adulti.
Il comportamento stesso dei genitori è, agli occhi di un fanciullo, causato dalle sue azioni.
Così un bambino che non riceverà abbastanza attenzioni diventerà un adulto che riterrà di non essere mai all’altezza di nessuno. Che siano relazioni, lavoro o altro. Egli non sarà mai adeguatamente bravo ad affrontare il mondo. Sente di non meritare amore o affetto.
E così inizia il suo peregrinare briciole di amore a chi tende, o finge di tendere, un braccio.
Mi mettono in un angolo… Sono sempre in fondo alla lista… Non diventerò mai abbastanza..
Queste sono le frasi, ripetute come un mantra, da chi ha sofferto in tenera età l’abbandono di un genitore. Ritornelli ossessivi che rimangono cicatrizzati nel cervello e nel pensiero quotidiano.
Spesso si tratta di persone realizzate nel lavoro. Professionisti di successo e con competenza invidiabili ma che celano una profonda insicurezza emotiva. Nascondono nel profondo un grande abisso di paura e insicurezza.
Nel lavoro vedono la loro gratificazione e questo le sprona ad essere le migliori. Come se avessero la rivincita sulle parole che avrebbero voluto da piccoli. Sui tanti “brava” taciuti e sui complimenti mancati.
Il figlio che subiva il silenzio ora è l’adulto che fiero ascolta le belle parole, non credendoci mai però abbastanza.
E, come una droga, cercherà sempre compiacimento.

Purtroppo le persone spesso vivono in base al riconoscimento degli altri, al sentirsi apprezzati e al mostrarsi sempre al meglio. Quasi come un ossigeno.
Eppure dovrebbero guardarsi e viversi per ciò che realmente sono. Individui dalle mille sfaccettature ma perfetti nelle loro complicazioni e fragilità. Perché ogni essere umano è, senza saperlo, il perfetto equilibro tra il bimbo che è stato e l’adulto che è diventato.
Spesso chi soffre ed ha problemi nei comportamenti affettivi è una persona che sviluppa disturbi del sonno, è iperattiva e soffre di attacchi di panico. Una combinazione di fattori che porta l’individuo a vivere in un perenne stato di agitazione e tensione emotiva.
Perché il corpo manifesta sempre un disagio, anche con prepotenza.

E purtroppo succede troppo spesso che, quando si manifesta un malessere, le esclamazioni sono sempre di assoluta insofferenza. Frasi tipo: ” ma cosa ti lamenti? hai tutto!” togliendo ovviamente ogni possibilità di replica.
Frequentemente poi si sviluppa anche una sorta di autoconvincimento interiore dove l’adulto dimentica ciò che il bambino ha sofferto. Ricorda infatti di aver avuto un infanzia bellissima e appagata. Il nostro cervello vive di memorie illusorie per celare traumi che spesso hanno lasciato vuoto e tristezza.
Non perché si è cresciuti con genitori perfidi o abusanti. Semplicemente non si è ricevuto l’amore che il cuore di un bimbo desiderava.


Fondamentale è anche il rapporto del figlio o della figlia con la madre. Erroneamente si crede che ogni donna sceglierà il proprio partner in base al rapporto paterno.
Nulla di più contrario a quanto succede nel corso degli anni. Ogni bambino inascoltato si annullerà per il bene della propria mamma, sviluppando il primo dei suoi comportamenti affettivi.
Sarà sempre a disposizione, premuroso e metterà in secondo piano desideri e pensieri. Così via dicendo anche nelle relazioni.
Pur di elemosinare un minuto di attenzione in più, metterà a tacere ogni suo pensiero.
Per avere la banale illusione di un affetto incapperà in relazioni tossiche o rapporti totalmente squilibrati. Incapace di apprezzare la grandezza e la bellezza della sua anima.

Ringrazio di cuore la dott.ssa Capra per questo intenso ed emozionante dibattito. Ci vuole tanta forza nell’aprirsi e nel raccontare le fragilità che spesso risultano inconfessabili.
Le relazioni sono sempre argomento delicato e problematico; ma sicuramente oggi abbiamo sdoganato alcune verità scomode.
Ossia che esistono forme di amore non equilibrate ma che possono essere trattate partendo dall’ascolto e dalla messa a nudo della propria anima.
Un rapporto affettivo è l’incontro di due personalità con differenti caratteri e con retaggi infantili che spesso cozzano assieme: ma la bellezza di un amore sano sta nell’abbracciare l’uno la voragine emotiva dell’altro.
Una relazione non è altro che combinare i cocchi di due vasi creando un’ unica e meravigliosa creazione.
Perché solo accogliendo e accettandosi l’uno con l’altro possiamo vivere appieno la meraviglia di una relazione.
Esseri mai perfetti, ma meravigliosamente complicati per esserlo assieme.
Per ogni tipo di informazione potete visionare il sito della dott. essa Capra.
http://www.alessandracapra. com

Come sempre ringrazio la mitica Giuliana, la dottoressa dei Fiori, che attraverso questo percorso ci dona perle di sapere e preziosi consigli.
Perché la conoscenza è sempre una messa a nudo, anche delle verità più scomode.
Conoscere per capire ed essere migliori e abbracciare anche ciò che è più fragile in noi.
Senza paura e senza vergogna. Siamo esseri umani e non dobbiamo mai dimenticare l’infinita bellezza che portiamo nel cuore.

