



La Chiesa principale del paese, dedicati a SS. Pietro e Paolo, è la più antica. Secondo alcuni testi, la sua facciata sarebbe dovuta essere policroma in quanto le modanature risultano più chiare. E tra il portale e il finestrone centrale, erano inseriti due rilievi centrali con le teste dei santi a cui l’edificio religioso era dedicato.

La scalinata della chiesa ha la balaustra rivestita di lastre di pietra che conservano i resti di epigrafi, alcune di origine medievale. Tradizione paesana ricorda che i ragazzini del paese avevano l’abitudine di scivolare lungo la balaustra. La mole possente e molto articolata dell’edificio crea un complesso notevole che dominava su tutto il paese.

Nel sovrastante catino absidale c’è il mosaico del Cristo Re, commissionato nel 1955 dall’arciprete don Antonio Grimaldi (1903-1980), e un mosaico dell’Immacolata posto nella lunetta dell’ingresso.
All’interno della Chiesa, sulla destra, si nota la tela della madonna del Carmine tra i santi Carlo Borromeo e Pietro Martire mentre in alto due angeli si accingono a porle la corona. La tela è attribuita a Giovanni Donato Oppido, pittore materano attivo tra il 1601 e il 1632.

Vi sono altri splendidi quadri come quello, dolcissimo ed intenso, di San Gaetano che abbraccia teneramente il bambin Gesù. Un gesto paterno da cui traspare tutta la devozione di un padre verso il figlio.

Notiamo,poi,un crocifisso dal realismo impressionante e caratterizzato da una perfezione anatomica incredibile: le ferite del martirio sembrano zampillare e lo sguardo di dolore e strazio si può sentire in tutto il suo grido disperato. Inoltre è visibile anche una tela dove viene rappresentata la madonna e, ai suoi piedi, i santi Antonio e Gaetano. Quest’ultimo quadro sembra essere di scuola napoletana.


Durante i primi restauri della chiesa venne alla luce uno splendido arco di pietra, con sculture in rilievo. Esso si ipotizza che avrebbe costituito l’antico portale della chiesa prima dell’ampliamento della navata. All’interno di esso vi è una grande tela raffigurante l’Ultima Cena, opera del pittore Andrea Giannico. Sopra il quadro vi è una interessante epigrafe che recita:
“Pietro e Paolo sorpresi e increduli che così grande malizia avesse indotto Giuda, al quale è stato offerto il grande boccone dell’amicizia, a tradire il Maestro”


Nel presbiterio, di fianco all’altare, a destra, vi è una lapide che ricorda la data dell’11 Maggio 1659: la dedica della Chiesa ai SS. Pietro e Paolo, sotto il pontificato di Alessandro VII. Nel presbiterio, nucleo originario dell’edificio, vi è anche un’altra lapide che ricorda un’altra consacrazione, quella dell’altare maggiore, avvenuta nel 1740. Particolari straordinari e testimoni di vicende che si perdono nel corso nei secoli ma permettono di delineare la storia di questa piccola perla. Nell’abside sono contenute le statue lignee dei santi.

Nella foto sopra notiamo i due santi: il primo Papa è rappresentato con barba e chioma più corti mentre il suo “compagno” le ha più lunghe. Queste opere sono da datare alla seconda metà del 500, create dall’artista Altobello Peresio.
L’altare invece è inserito lo stemma di Oppido: un lupo rampante, scolpito nel 1778.

Troviamo anche la tela di San Michele Arcangelo, il quadro della vergine Maria con il bambino e quello raffigurante il battesimo di Gesù. Quest’ultimo con alcune scritte latine emblematiche. La prima, sopra il Cristo: Hic est filius meus dilectus in quo bene complacui: ipsum audite . Presso il Battista: Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi.



In sacrestia vi è inoltre custodita la reliquia di San Benedetto Martire.

Oggi la volta a botte del presbiterio ospita quattro tele raffiguranti i quattro evangelisti ad opera del pittore oppidano Antonio Avigliano (2016). Tra il presbiterio e la navata vi sono due archi: sotto quello di destra una Madonna con Bambino introduce alla Cappella del Santissimo (nota come “Cappellone”), che risale, nella forma attuale, al 1747.
Di particolare interesse è anche la piccola cappella sottostante la chiesa, di cui conservo alcune foto scattate dal mio papà: per lui era un luogo veramente speciale.








Una chiesa che considero un piccolo tesoro da scoprire ed amare, testimonianza di vita di un paese in costante evoluzione e vivo della sua devozione. Eterno nella sua storia da scoprire.
Infatti scoprendo le proprie radici possiamo ritrovare noi stessi e nelle tante storie di fede la passione che hanno alimentato vite straordinarie.
Ripensando infatti ai santi Pietro e Paolo non possiamo non considerare la loro grandezza nella fede e nella vita. Uomini devoti alla fede ai loro ideali fino all’estremo sacrificio. Uomini che non ebbero paura di ciò che credevano.
Lontani nel tempo, ma vicini nella devozione e nella fede.

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