Il Cuore Guasto Il primo romanzo di Alessandra Caccia

Una vicenda familiare che si svolge in vari decenni con un unico grande filo conduttore: l’amore e le ferite dell’anima.

Protagonista è Sara, una donna intelligente ma combattuta, riflessiva e ribelle allo stesso tempo che, attraverso una profonda analisi del suo cuore, ripercorrerà alcune importanti fasi dell”esistenza. Un viaggio dentro di sé dal sapore quasi mistico.

Un intreccio vorticoso che mescola passato e futuro, come flashback dell’anima e ritratti di una vita vissuta in anni lontani. Ritratti e vicende che si compongono come un puzzle dai confini indefiniti.

Un romanzo che parte dalla genesi della famiglia della protagonista, con particolare risalto alle donne. Personalità differenti, accomunate da passioni e storie diverse. Sullo sfondo anche alcune figure maschili assolutamente decisive per lo sviluppo stesso della storia stessa.

Eccone alcune, a mio modesto parere, le più emblematiche.

La Nonna Bis, matrona dallo sguardo fiero e dal piglio deciso, che, consapevole del suo imponente bagaglio di vicende, guarda il mondo e il clan familiare mutare sotto ai suoi occhi. Esattamente come la radici di un grande albero che vede la corteccia e i rami allungarsi e ingrandirsi, anche la donna osserva i suoi affetti aumentare con l’arrivo di nuovi nipoti e dispensa consigli con il guizzo attento di una profonda esperienza.

Rosalba, divenuta poi suor Germana, donna devota e pia al servizio del prossimo e dei familiari. Religiosa del Cottolengo che dedica l’intera esistenza agli emarginati tra gli emarginati. Con profonda passione e senso cristiano. Una sorta di alone santifico pervade la sua figura.

Elisa, la penultima figlia della nonna bis, decide di lasciare il suo fidanzato storico per stare insieme a Libero, ragazzotto di borgata umile ma deciso nel piglio, che le farà toccare la passione e battere il suo cuore. Ne nascerà un piccolo scandalo per l’epoca: Paolo, il primo figlio della coppia. Concepito prima del matrimonio. Fatto peccaminoso e abbastanza problematico per il periodo storico.

Paolino nasce affetto da cecità, ma la madre ne sarà sempre la guida invisibile fintanto che il ragazzo non si renderà del tutto autonomo. In una scena che mi ha commosso, l’autrice ha toccato in modo straordinario quello che spesso noi diamo per scontato, come la vista, ma per che per molti è buio eterno.

Eppure da questo nero infinito Paolo scorge una luce che forse pochi nella vita potranno vedere: lo scintillio di quella forza che non si ferma davanti a niente e che osserva ancora prima di chi vede soltanto.

Marianna, madre di Sara, è una donna perennemente insoddisfatta e incapace di dimostrare affetto alla sua bambina. Occupata e forse frustrata dalle sue delusioni, è una madre indurita e dallo sguardo eternamente spento. Sua figlia farà il possibile per attirare l’attenzione, ma inutilmente.

Alcuni episodi emblematici faranno capire fino a che punto la protagonista abbia patito la moria di un abbraccio materno e lo abbia urlato in un modo talmente silenzioso da renderlo assordante alla stessa anima.

Ma in fondo chi è Sara? Per certi versi è una donna che si lascia vivere dagli eventi e che si adatta alle condizioni. Anche nel rapporto di una vita con Fabio vede la tranquillità che forse bramava da bambina.

Tanto contrasto tra i genitori che si trasforma in un rapporto quasi piatto con il compagno.

Spinta da un desiderio assolutamente combattuto di maternità la protagonista dovrà affrontate sfide dolorose e spesso complicate. In quanto questa voglia di essere la madre la completerebbe e distruggerebbe allo stesso tempo. Un sentimento ambivalente ma pressante sia da un lato che dall’altro.

In questo romanzo il passato e presente diventano tutt’uno. Un romanzo corale di una famiglia visto con gli occhi di una donna per nulla fragile ma ferita da tanto dolore.

Ferita da una madre assente pur essendo presente.

Frustrata da tanti ostacoli ma tenace.

Determinata come le donne della sua famiglia che nell’amore, nella fede e nella famiglia hanno trovato il loro fine vitale.

Sara è una donna alla ricerca di un posto nel mondo e di un abbraccio che le è sempre stato negato, e che a volte è lei stessa incapace di donare.

Sara è tutte le donne che si sono viste negare amore quando lo cercavano.

Sara è molte di noi.

Perché una sofferenza, per quanto devastante, non potrà uccidere mai l’anima.

La renderà più forte grazie alle sue cicatrici ed essa rimarrà sempre bella ed immensa.

Un cuore guasto non sarà mai quello di prima, ma potrà essere meraviglioso in modo speciale.

Pieno di quella resilienza che solo chi ha attraversato lo strazio conosce: e in questa bellezza c’è il vero senso dell’esistenza umana.

Speranzare ogni giorno, come i viandanti alla ricerca d’orizzonti infiniti.

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