Ho danzato nel tempo: una dolce evasione nell’isola dei Feaci.

Si è tenuta giovedì 7 Marzo, vigilia della festa della Donna, la presentazione del libro di Maria Pia Trevisan: “Ho danzato nel tempo”. La serata è stata un piacevole dialogo tra la scrittrice e la giornalista Maria Chiara Rodella. Fulcro e organizzatore della serata l’Associazione Donna Oggi di Tradate, presenza attiva e supporto di tante donne tradatesi e non solo.

Maria Pia Trevisan, donna che attraversato un secolo di cambiamento sociale e lotta sindacale, esordisce leggendo l’introduzione in cui già si evince una sensibilità profonda, testimone di una saggezza antica e preziosa ma anche di tenace vigore e vivacità intellettuale. La donna descrive la sua opera come una dolce evasione sull’isola dei Feaci esattamente come Ulisse, l’eroe omerico. E ricorda con profonda enfasi Omero, il poeta eterno per eccellenza, verso cui nutre una profonda passione da sempre.

Il regno di re Alcinoo è descritto come un luogo di dolce tranquillità e pace. Dove Odisseo trova riparo, dopo un viaggio apparentemente infinito e complicato, e dove si sente ascoltato e compreso. I feaci sono infatti un popolo pacifico, amante della natura e degli animali e con un profondo senso di pietas: Arete, la regina, sarà anche determinante nel ritorno a casa del re di Itaca.

L’autrice sente di dover trovare anch’essa un oasi di pace: in questo modo può riflettere sulla fase della vita che forse viene troppo poco considerata. La cosiddetta “terza età”. Quel periodo della propria esistenza solitamente considerato come quello dei bilanci definitivi e della tranquillità, ma che può riservare molteplici opportunità.

L’opera infatti viene redatta durante il periodo del Covid in cui la distanza sociale era un mezzo di difesa necessario ma che sicuramente pesava e feriva al tempo stesso. Dolcissimo il ricordo delle nipoti di Maria Pia, distanti per il suo bene ma unite in un grandissimo affetto verso la loro nonna.

E’ straordinario pensare a quanto sia inestimabile la memoria di una vita e a quanta ricchezza possa regalare agli altri. Un romanzo che sa di profonda verità con una sincerità disarmante: nato come racconto di un gruppo di donne che si affacciano alla “terza giovinezza” cresce come un’opera di riflessione di un periodo complicato e incerto.

Una donna donna che trasmette una grandezza d’animo infinita e umile nei gesti, ma che ha lottato da sempre per la libertà di essere donna. E come tutte le grandi anime, scrive ciò che il cuore, testimone degli anni passati, detta per lasciare indelebile il suo ricordo.

Anche per affrontare quella paura, incombente e profondamente ingiusta quando accade, di perdere la memoria. Scrivere per lasciare traccia del proprio cammino in questo mondo e mantenere vivi i propri pensieri.

La serata è stata anche accompagnata dalla deliziosa musica dell’ensemble “De Terra” che ci ha allietato con alcune danze popolari come la pizzica e la tarantella, rallegrando e creando una cornice dinamica alla narrazione già pregna di profonda riflessione e introspezione.

Un’opera da leggere e da custodire gelosamente: la memoria è l’unica vera arma pacifica che abbiamo per non ripetere gli errori del passato ma soprattutto per non vanificare le tante lotte fatte negli anni.

Nel caso di noi donne, avere come testimone vivente una persona come Maria Pia Trevisan non può che essere un bene prezioso: è grazie a donne come lei se oggi siamo un po’ più libere di essere noi stesse.

Testimoni come lei ci hanno segnato la strada: ora tocca a noi continuare sui loro passi.

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