Altri Maneggi: una commedia per sorridere e riflettere su quanto la vita sia imprevedibile ma bellissima allo stesso modo.

Il 16 Marzo presso il Teatro Agorà di Carnago è stata messa in scena un’opera teatrale assolutamente irriverente e vivace dal titolo “Altri Maneggi”. Uno dei primi lavori di un gruppo di attori varesini.

La commedia è stata interpretata magistralmente dai membri della compagnia teatrale “I Giovani di Ieri e Oggi”. La quale rappresenta anche una Associazione di Promozione Sociale, uno dei cui scopi è quello di realizzare spettacoli teatrali esclusivamente in beneficenza, organizzati sia dalla stessa compagnia sia dalle associazioni o enti beneficiari dell’iniziativa.

Sotto la regia di Leo Cozzolino, nei panni anche dello straordinario protagonista, e Claudia Cozzolino assistiamo ad una commedia dove per due ore si ride e si riflette.

Tutto inizia durante i preparativi delle nozze di Matilde e Cesarino, sotto la supervisione di Stefano e della moglie Giggia. Una coppia esilarante con visioni completamente differenti. Il marito è uomo brontolone e al limite della parsimonia, la moglie è desiderosa e quasi ossessionata nel voler accasare la figlia con nozze adeguate.

Stefano ha una bottega e nutre qualche dubbio sul futuro genero Cesarino: suo nipote, un ragazzo timido e, secondo propria convinzione, senza spina dorsale. Sullo sfondo alcune dicerie che vedono la madre del giovane fidanzato intenta in una tresca con il focoso ed affascinante maresciallo del paese. Il buon padre di famiglia si interroga sul fatto che quello stoccafisso del nipote non somigli per nulla all’adorato fratello Michele.

Michele sarà un personaggio importantissimo della vicenda: sempre citato ma che non comparirà mai. Padre di un ragazzo senza arte né parte e marito di una donna che pare essersi data alla pazza gioia nei tempi passati.

Stefano è combattuto dai dubbi e dalla mal celata sopportazione dei preparativi per le nozze. Ad arricchire il quadro, già idillicamente precario, la domestica Carlotta, ficcanaso e dalla lingua lunga, e l’arrivo in pompa magna del cugino Don Tarcisio: sacerdote con la passione della buona cucina e con la narcolessia galoppante.

Giggia assilla continuamente il marito per donare una cospicua dote alla figlia adorata, ma l’uomo pare essere sordo alla sua richiesta e, ultimamente, portatore di iella. Difatti a seguito di alcuni episodi spiacevoli, l’uomo crede di essere uno iettatore e tutta la famiglia sembra credere a simili superstizioni.

Ma le sorprese non finiscono: dopo anni il fascinoso Maresciallo Gargiulo torna al paese, raccontando a Stefano la nostalgia delle conquiste fatte e dei luoghi della giovinezza. Esilarante il loro incontro dopo tanti anni. Il padrone di casa cerca di trattenere eventuali supposizioni ma le sue espressioni tradiscono imbarazzo e ironia. Un’umorismo che sa di preoccupazione verso l’adorato fratello, oggetto di probabili dicerie sulla fedeltà della moglie.

In tutto questo, Cesarino reduce da un’addio al celibato abbastanza movimentato mima all’amico Ruggero le avvenenti mosse di una procace signora che gli amici gli hanno presentato in occasione della festa. Tutto mentre il suocero è in casa e di nascosto sente e vede tutto, ovviamente comprendendo l’esatto opposto di ciò che è.

E l’equivoco si aggiunge ad un quadro già colmo di situazioni esilaranti.

Il finale è un intreccio tra sorpresa, risata e riflessione.

Questa commedia fa ridere ma anche riflettere sulle piccolezze umane, si sorride vedendo le preoccupazioni di Stefano: ansie che spesso sono tipiche di padri premurosi e mariti petulanti. E’ come vedere sé stessi allo specchio. I battibecchi tra i coniugi sono quanto di più normale possiamo vivere nel quotidiano. Eppure rivederle ci dà gioia, perché proviamo sollievo nel rivedere noi stessi in una veste comica.

Viviamo la vicenda dei due fidanzati, che sembrano quasi ragazzini di fronte a famiglie tanto ingombranti, e speriamo che queste nozze si svolgano.

Don Tarcisio viene dipinto come un curato amorevole ed umano. Amante del buon cibo e della vita tranquilla, sarà fondamentale per la vicenda.

Il Maresciallo Gargiulo è figura emblematica di ex tombeur de femmes che vive un tormento interiore ma, nonostante la pensione quasi imminente, non disdegna le donne, compresa la signora Giggia.

Uno spettacolo moderno, umano ed divertnete. Lascia incollati alla sedia nella speranza che il finale abbia come epilogo il tanto sudato matrimonio. E in queste risate ci sentiamo vivi e rivediamo quelle piccole manie che caratterizzano l’animo umano.

Perché questa è la meraviglia del teatro: parlare all’anima e raccontarne i molteplici aspetti. Una volta tragedia, una volta commedia: esattamente come la vita.

E credo che non esista forma d’arte più vicina agli esseri umani del teatro.

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