Inventing Anna: il fasullo oltre il pudore

Avete presente il celeberrimo detto “L’ apparenza inganna” ?

Anna Delvey alias Anna Sorokin è, forse, l’iperbole di tale affermazione. La sua è una storia assurda e senza pudore alcuno.

Alla sua vicenda è ispirata la serie Netflix “Inventing Anna” del 2022, nata da un’idea di Shona Rimes e diretta da David Frankel, Ellen Kuras, Nzingha Stewart, Tom Verica e Daisy von Scherler Mayer.

Una ragazza che, tra il 2013 il 2018, si finse una ricca ereditiera tedesca approdata a New York con l’intento di realizzare una fondazione culturale in un luogo esclusivo della grande mela. Una sorta di club house molto elegante ed elitaria dove arte, letteratura e lusso sarebbero stati il punto focale. In essa ci sarebbero state collezioni d’arte curate da galleristi di fama mondiale, ristoranti à la carte gestiti dai migliori chef e appartamenti raffinati per tutta l’alta società di Manhattan. Fingendosi potente e con un fondo fiduciario di circa 60 milioni di dollari frodò le banche più importanti d’America e truffò alcune tra le personalità più note di New York.

La serie ricostruisce i fatti che girano attorno a questo personaggio ambiguo ed e diabolico.

Julia Garner è la protagonista e ne dipinge un ritratto magistralmente perverso. Una donna scaltra e totalmente anaffettiva: incapace di provare empatia o affetto, concentrata sui propri desideri e indifferente verso ogni bisogno esterno. Arrivata a New York si contraddistingue per classe, eleganza e alone di mistero. Nessuno sa nulla di lei, ma tutti vogliono esserle amici. Complice anche il fiume di denaro che la ragazza trascina dietro di sé ma che si scopre gradualmente essere frutto di inganno, parassitismo nei confronti di gente estremamente potente, e menzogna. La storia attorno a lei è quella di una ricca ereditiera tedesca, di non meglio specificate parentele, che ammalia come il canto di una sirena.

Alla tenace giornalista Vivian Kent, interpreta dalla bravissima (e troppo sottovaluta) Anna Chlumsky il compito di raccontare la sua storia per il Manhattan Magazine. Un’occasione di riscatto preziosa per questa donna in procinto di diventare madre, soprattutto con l’imminente processo alle porte. Anna è stata arrestata ed è rinchiusa in carcere, accusata di truffa, furto aggravato di secondo grado, tentato furto e furto di servizi. La giornalista indagherà su un’esistenza all’insegna della menzogna e del dubbio, percorrendo la sua vita a New York e incontrando le persone che con lei hanno avuto dei legami.

Oltre ad alcune tra le più facoltose personalità newyorkesi, si dipanano nella nebbia del mistero di Anna le figure di Val e Nora Redford. Val è forse uno dei pochi amici della ragazza, premuroso ma ferito dal comportamento manipolatorio della ragazza. Nora Redford è invece una ricchissima filantropa americana che offre ad Anna, nonostante una iniziale diffidenza, una occasione per coronare il suo sogno ma che finisce ancora prima di iniziare, sempre della sua irrefrenabile voglia di apparire ad ogni costo bella, elegante e con abiti di lusso.

Unico legame di natura amorosa nella vita della Sorokin è Chase Sikorski, un giovane startupper più interessato alla bella vita che a far crescere il suo progetto. Infatti egli passa le giornate spendendo soldi degli investitori in cene costose, viaggi in prima classe e mantenendo la fidanzata. La quale, guarda caso, non ha mai un dollaro in tasca: allude sempre ad un padre dispotico con i soldi e a disguidi bancari extra continentali. Sicuramente Anna Delvey ha avuto, per tutto il suo soggiorno newyorkese, una faccia tosta di proporzioni titaniche.

Come amiche, tre ragazze assolutamente differenti tra loro. Kacy Dukes: una personal trainer molto famosa che allena Anna e le sue amiche. Rachel William: editor di Vogue e aspirante socialite. Neff: aspirante regista e receptionist in uno degli alberghi dove alloggia la ragazza. Quest’ultima le rimarrà fedele anche in prigione, garantendo supporto anche sui social e difendendola contro tutti gli attacchi. Kacy, devota al benessere interiore prima che al fisico statuario, decide di tirarsi fuori avendo compreso la portata di malessere che una simile rovina possa causare. Rachel invece si staglia prepotente come una vittima dell’amica che si trasforma successivamente nella carnefice peggiore, comprensibilmente a ragione.

Il processo è la fiera del paradossale. Anna si dimostra totalmente indifferente verso i suoi reati e manifesta atteggiamenti da primadonna e diva da passerella. Capricci e ritardi mettono a dura prova giuria e giudice ma il tenace avvocato Spodek riuscirà a salvare il possibile.

Ma, alla fine cosa rimane di questa serie?

Tantissimo amaro in bocca. Vediamo una illusione venduta come oro e una donna scaltra e diabolica prendersi il meglio, senza grazie e senza merito. Abbiamo veramente bisogno che simili personaggi balzino agli onori delle cronache?

Abbiamo veramente bisogno di tanto clamore verso il nulla?

Per la cronaca, la signora Sorokin è finalmente diventata ricca ed ha venduto la sua storia, realizzato interviste e serie televisive.

E qui pongo con una domanda scomoda: è stata lei intelligente a farsi credere ciò che non era, o ingenuo chi ha creduto alle sue frottole?

Anna Delvey è stato soltanto un personaggio inventato o il frutto di una società che mira esclusivamente ad apparire?

A voi la risposta, io di fronte a simili assurdità replico con il silenzio: credo che l’intelligenza possa rispondere solo in questo modo.

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