Antigone Illustrata: un’avventura artistica dentro un mito eterno

Valentina Motta, in quest’opera che si presenta come un percorso visivo e poetico profondo, descrive magistralmente la figura della principessa Antigone.

Frutto del mostruoso incesto tra lo sciagurato Edipo, re di Tebe, e la madre Giocastra, essa è stata sempre rappresentata come una figura tragica. Fin dalla nascita, la sua esistenza è stata caratterizzata dalla disperazione. L’etimologia stessa del nome suggerisce avversione e presagio di sventura: “nata in contrasto” quasi a determinare la tragedia, a partire dal concepimento.

Attraverso le riproduzioni proposte osserviamo di come la donna sia stata dipinta a volte come conforto del padre che, non appena scoperto il gene della sua semenza, si acceca e scappa dalla città come esule. Quasi materna e premurosa verso un uomo distrutto dalla vita e nell’anima.

Disgraziato senza avere colpa, ma condannato alla dannazione perpetua per aver commesso l’orribile.

Nei quadri soprattutto di ispirazione neoclassica, notiamo l’incertezza del proprio destino sul volto della donna e gli occhi colmi di lacrime. Vittima incolpevole nello stesso sangue di una maledizione di cui il padre ne è a suo malgrado colpevole. Composta e statuaria, quasi come accettasse l’ineluttabile.

Tuttavia l’eroina, nel corso della sua esistenza, riesce ad ergersi come ferma oppositrice di quello che è a tutti gli effetti un’ingiustizia, condannandosi a morire. Fiera e pregna delle sue convinzioni. Guerriera senza armi se non un cuore devoto alla compassione.

In questo libro la tragedia diventa un racconto visivo ed appassionato attraverso i secoli, restituendo alla donna la grandezza inestimabile che la sua figura merita. Poeti, artisti e letterati ne sono rimasti affascinati nel corso dei secoli ed hanno cercato di carpire l’essenza ultima di questa figura mitologica, unendola al loro estro e alla loro arte. Quasi un matrimonio eterno tra mito e meraviglia.

Un personaggio spesso relegato come vittima che in realtà nasconde una forza e un amore per la giustizia straordinario. Saranno soprattutto le nuove convinzioni e le differenti correnti di pensiero a rivedere ed elaborare il mito in una chiave contemporanea. La devozione pronta a sacrificare la stessa vita per rendere omaggio al fratello e non condannarlo alla dannazione.

Il mondo classico ha sempre avuto figure femminili con tante sfaccettare, ma contraddistinte da una grandissima resilienza e forza. Basti pensare a Giunone: la moglie di Zeus che spesso si ribella ai tradimenti al marito con vendette anche crudeli. O Medea, che non accetta la fine del suo rapporto con Giasone e come l’atto disumano per eccellenza che potrebbe compiere una madre.

Come la cultura di Antigone si è sviluppata ed evoluta nei secoli, così vediamo come l’arte abbia interpretato ogni nuova sensibiltà.

La vediamo eterea nel suo composto dolore rassegnato in periodo neoclassico, dove la ricerca della perfezione e del pathos classico erano la prerogativa dominante. Candida e composta in un dolore eterno ma elegante e sinuosa nei movimenti e nelle forme.

In fase romantica, il dolore si fa più percettibile e manifestato. Quasi pare di sentire il pianto e il dolore della famiglia. Una disperazione intima che cerca di trovare una risposta invano. Il fato è mostro crudele che muove uomini al pari di marionette inermi.

Con l’avvento di nuove correnti artistiche la figura assume connotati totalmente differenti, arrivano all’arte moderna dove le figure assumono forma propria. Libere da schemi, volumi e precetti che i secoli hanno imposto, anche in modo prepotente.

In qualunque epoca sia rappresentata, la principessa tebana rimane sempre eterna nel suo fascino di donna che affronta un destino avverso e riesce ad ergersi a esempio di moralità contro un mondo maschile fortemente ostile. Morirà per amore della giustizia e della pietas, gigante moderno di come la la forza non si misuri solo nella parole ma anche nei fatti. Testimone che non sempre la legge fa rima con la giustizia e che spesso la compassione debba essere una prerogativa del genere umano.

Moderno e perpetuo insegnamento che una persona sola può combattere anche l’impossibile e uscirne vincitrice nella memoria di chi le succederà.

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