
Credo che poche stelle della musica potranno eguagliare il re del rock and roll. Tuttavia nessun cantante potrà mai aver subito lo sfruttamento disumano che il cantante di Memphis ha affrontato durante la sua breve esistenza. Un sogno che si trasforma, gradualmente e inesorabilmente, in incubo. Oggetto di desiderio, macchina da soldi e capro espiatorio dei vizi dell’ambiguo colonnello Parker. Il film di Buzz Luhrmann, regista iconico di Moulin Rouge, è una trasposizione quasi fiabesca della storia di Elvis che nasconde, sotto immagini luccicanti e sfavillanti, un dramma disumano. La favola di un delitto compiuto in un mondo grondante di oro e diamanti.

Un giovane ragazzo del Tennessee , di umili origini, intrepretato magistralmente da Austin Butler, che cresce in mezzo alla cultura afroamericana e ne rimane folgorato. Tutta la sua carriera, infatti, sarà influenzata dalla musica di B. B King e altri grandi. I movimenti, scabrosi e peccaminosi per gli anni 50, diventano il suo tratto distintivo: una droga per le masse, la sua condanna ad essere un pezzo di carne fabbrica soldi. Irriverente, sfrontato e determinato nei suoi ideali. Quasi involontaria icona di ribellione alla segregazione razziale e agli assurdi patemi della morale che volevano gli uomini perfetti damerini e le donne casalinghe mute e generatrici di figli.
Sempre circondato da folle oceaniche, ma solo nell’abisso di un’anima fragile e sensibile.

La vicenda si snoda ripercorrendo, nel ricordo onirico del colonnello, l’infanzia povera e l’incontro fatale tra i due. Il militare, recitato alla perfezione da Tom Hanks, è un uomo dal passato oscuro e senza origini. Un mistero che condizionerà la stessa carriera di Elvis. Quasi un patto con il diavolo, sfruttando fragilità e dolore di un giovane ragazzo e la brama di soldi di un padre abbastanza pusillanime. Una delle poche persone che cercherà di proteggere il giovane sarà la madre Gladys, che morirà in uno dei momenti cruciali della carriera del figlio. Abbandonandolo, involontariamente, a persone incapaci di prendersene cura. Troppo denaro ed interessi in gioco, anche a costo della vita stessa che ha garantito ricchezza e agio.

Elvis avrà una carriera che pochi potranno mai vivere, ma al prezzo della sua stessa esistenza. Ricchezza, dipendenza e vizi che annientano l’anima e rendono il dio del rock and roll uno spettro di sè stesso. Incredibile e straordinario sul palco, fragile e volubile nel privato. Unico suo amore, Priscilla che, nonostante gli sforzi e la comprensione, dovrà abbandonarlo a sua volta, perché incapace di fronte all’autodistruzione del marito. Costretto da un sistema malato a salire sul palco in qualsiasi condizione, imbottito di farmaci e alcool.

Un viaggio nella vita di un mito, una favola dolceamara dei nostri tempi che fa riflettere. Chi non conosce Elvis Presley? Sono leggende, quasi dimenticati come esseri umani. Vittime schiacciate dalla loro stesa grandezza. Se poi pensiamo alla vicenda di Lisa Marie, morta di recente, non possiamo non pensare ad una sorta di condanna in nome della fama, dell’immensa ricchezza e del guadagno.
L’ immortalità al prezzo di una condanna a morte.

Lo confesso: per me, uno dei film più belli che ho mai visto.
Forse perché considero il soggetto una leggenda che non avrà mai uguali nella storia della musica. Capace come pochi, immenso come nessuno.
Straordinario anche nella fine. Cantando unchanted melody, regalò al mondo la sua ultima esibizione: un testamento di quanto meravigliosa potesse essere la musica, nonostante lo scempio fatto all’artista in tutti gli anni di carriera.
Nei confronti del cantante fu infatti commessa una vera e propria violenza, correlata da abusi di ogni tipo che hanno causato il lento ma inesorabile decadimento fisico e psichico.
Probabilmente non ci sarà mai nessuno come Elvis, ma credo che forse il destino di un mito sia questo.
Regalare la sua eternità alla memoria, oltre ogni confine mortale.

