
Si è tenuta la terza presentazione del primo libro di Matteo Ditommaso “Il Sentiero Nascosto” presso la Biblioteca Comunale “Bruno Munari” di Venegono Superiore, in provincia di Varese.
In qualità di moderatrice ho avuto modo di intervistare l’autore e di interloquire anche con il pubblico, interessato alla tematica proposta e alle considerazioni che Matteo ha raccolto nella sua opera.
Un’occasione di confronto, condivisione e svago.
Le domande fatte sono state tante e tutte poste con l’intento di far conoscere il libro, senza dare eccessivi dettagli o anticipare il finale.
Una sorta di intervista iniziata a due, ma poi diventata una considerazione corale grazie alle persone presenti,attente e vivaci.
- Il tuo è chiaramente un romanzo che attinge alle vicende personali avvenute durante gli anni della pandemia e quelli successivi. Per quale motivo hai scelto questo periodo? C’è stata una molla scatenante che ti ha dato una spinta verso la creazione della tua opera?
Il mio libro è una sorta di racconto di un periodo che ha segnato in modo indelebile l’Italia e il mondo stesso, visto con gli occhi di un vigile del fuoco, di padre di famiglia e di appassionato di maratone in solitaria. Mi sono interrogato sulla difficoltà di convivere con tutte le restrizioni, senza ovviamente mettere in discussione le autorità competenti. Ho cercato di raccontare la mia via di fuga e le mie sfide in un momento dove sembrava impossibile anche una semplice uscita a piedi. Mesi duri e incerti che hanno messo a dura prova ognuno di noi.
- La genesi è stata complicata? Sia nella stesura che poi nella pubblicazione?
Fortunatamente pubblicare un qualsiasi libro è diventata una cosa semplice e quasi immediata. La genesi e la stesura, invece,sono stati processi molto introspettivi e complessi. Ho riguardato per molte volte e riletto la mia opera. Consapevole che avrebbe potuto essere interpretata grossolanamente e senza analisi approfondita. Ma ho scelto di esprimere la mia passione in parole, e di andare avanti. Mi sono sempre prefisso diversi obiettivi nella mia vita, e difficilmente mi sono tirato indietro.
- La tua visione del mondo rispetto al libro è cambiata? Se sì in cosa?
Mi sono adattato alla realtà ed ho continuato a spingermi sempre oltre nelle mie passioni. Il libro è stata una sfida con me stesso e con i miei limiti. Le maratone in solitaria sono uno dei modi migliori per mettersi in discussione e per guardarsi veramente dentro. Le difficoltà e i successi sono totalmente tuoi e frutto della tua dedizione. Sul mio cammino ho incontrato molte persone, alcune le chiamo “Angeli della Strada”: persone sconosciute che mi hanno supportato, con cui mi sono confrontato e che mi hanno stimolato a non abbandonare mai nessun obiettivo.
- Ci sarà un seguito? Ci vuoi regalare un’anticipazione?
Nella mia carriera di pompiere ho avuto modo di rapportarmi con tantissime difficoltà. In poco tempo, con coscienza e soprattutto lucidità. Sarebbe bello raccontare anche questa parte della mia vita che spesso tendo a non prendere abbastanza in considerazione. Sono, per natura, una persona che si interroga e non si ferma a quanto ci viene già prestabilito. Osservo tanti aspetti della vita e cerco di non fermarmi alle prime considerazioni.
- Consigli per chi si accinge ad iniziare la scrittura di un libro?
Non farsi prendere dalla voglia di scrivere qualcosa che piaccia agli altri, la scrittura o la stesura di un romanzo sono processi riflessivi e quasi meditativi. In particolar modo è importante fare un buon processo di editing e sviluppo del progetto stesso. Alla generazione del romanzo deve sempre seguire un processo di simbiosi. Tutt’uno con l’opera. Essa è un prodotto che è uscito dal nostro animo e va custodito come un bene prezioso.
Vi invito tutti alla lettura di un opera interessante e stimolante.
Una bella occasione per andare oltre i propri limiti ed interrogarsi sempre, non necessariamente in chiave oppositiva o provocatoria.
Andando oltre quel dualismo tra bene e male che tanti danni ha causato in passato.
Non esistono due confini netti sempre a prescindere: esiste l’intelletto e la capacità umana di comprendere e domandarsi il senso delle cose.
Quella curiosità che spinge alla scoperta. Scoperta infinita, esattamente come il mondo attorno a noi e che spesso diamo per scontato.
