Si è tenuta, nella serata di mercoledì 10, un’incontro sulla vita straordinaria di un bambino molto conosciuto sul territorio varesino e anche oltre i confini italiani. Domenico “Domenichino” Zamberletti: un giovane ricordato per la sua grande vocazione apostolica e devozione verso il prossimo. Una vicenda che ha sempre affascinato la popolazione di Varese e a cui tutti siamo profondamente devoti. La sua tomba è oggetto di un sentito ed affettuoso pellegrinaggio, con piccoli doni si chiede la sua intercessione per affrontare le varie difficoltà e drammi che la vita spesso pone davanti.

Grazie agli studi della giornalista Carla Tocchetti abbiamo ricostruito alcune delle vicende che segnarono la breve esistenza del fanciullo. Informazioni raccolte nella sua stessa parrocchia e dalla voce di chi lo ha conosciuto. Testimonianze emblematiche, che rendono perfettamente l’idea di quanto la vita del Dominichino abbia accarezzato i cuori di tantissime persone.
La vicenda del giovane Zamberletti si inserisce in un crescendo di interesse verso le figure dei fanciulli devoti alla fede cristiana. Figure spesso poste in secondo piano, nonostante fin dai primi anni del cristianesimo abbiamo documentazioni di giovanissimi martiri della fede.
“Vi saranno santi fra i bambini!” esclamò San Pio X quando decise di anticipare l’età per ricevere il sacramento dell’eucarestia. Sostenendo che, come scritto nel Vangelo di Matteo 19,13-15, Gesù dice “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. La loro purezza, la loro passione, e il loro devozione, secondo il pontefice, rappresentava qualcosa di divino, più vicino a Dio rispetto alle esistenze di tante persone adulte.
Occorre infatti precisare che non ci sono biografie dettagliate di santi bambini fino ai primi del 900. Quasi fossero secondari per importanza rispetto a quelli adulti. Anche se analizzando alcuni di essi, come Santa Maria Goretti, morta trucidata nel fuggire una violenza carnale, troviamo un potente messaggio di devozione al pari dei dottori della Chiesa. Maria fece di tutto per opporsi ad uno stupro, ferma nel voler rispettare il proprio corpo e la sua volontà.
Nella loro semplicità, i ragazzi dimostrano una vera e propria passione verso la fede, che segna fin dall’infanzia, la loro ragione di vita. I santi o i beati adolescenti parlano al cuore dei ragazzi attraverso il loro stesso linguaggio. Testimoni di fede che rendono gli insegnamenti cristiani vicini alla gente e ai loro cuori.
Carlo Acutis, che morì di leucemia a soli 13 anni, era un giovane dai sani principi cristiani appassionato di computer e internet e attraverso il linguaggio tecnologico voleva diffondere il messaggio cristiano. Parlare di fede con il cuore e con la voce degli uomini. Voce di Dio, recitata al loro pari.


Durante la serata l’artista Marianna Iozzino ha letto anche alcuni passi della vita di Domenico Savio, morto a 15 anni nel 1857.Chi era questa figura tanto significativa?
Siamo nella metà dell’ottocento. il giovane, colmo nel cuore di amore e carità verso il prossimo, fu uno dei primi a ragazzi a dare testimonianza di fede.
Allievo di Don Bosco, che diceva: “È volontà di Dio che ci rende santi. Dio ci prepara un grande premio in cielo se ci facciamo santi”. Domenico rispondeva “Come devo fare?”. “Servi il Signore nella gioia”. È la Madonna che viene a prenderlo per introdurlo nella vita che non muore. Lo dirà lui stesso in sogno a Don Bosco: “È stata Maria Santissima la mia più grande consolazione in vita e in morte. Lo dica ai suoi figli che non dimentichino mai di pregarla”.
Pio XI lo definì “Piccolo, anzi grande gigante dello spirito”. Dichiarato eroe delle virtù cristiane il 9 luglio 1933, il venerabile pontefice Pio XII beatificò Domenico Savio il 5 marzo 1950 tre mesi prima a della morte del Domenichino e, in seguito al riconoscimento di altri due miracoli avvenuti per sua intercessione, lo canonizzò il 12 giugno 1954.
Un parallelismo che lega i due giovani in un’eternità di fede e speranza.

CHI ERA IL DOMENICHINO?
Domenico Zamberletti, secondo di tre fratelli, nasce nel 1936 da una famiglia di albergatori varesini, la sua infanzia, nonostante le condizioni agiate della famiglia è segnata dal dramma della guerra. Varese infatti, fu tra le città lombarde maggiormente martoriate da fucilazioni, lotte partigiane, fame e tantissima povertà.
Fin dai primi anni di vita, questo gigante di fede, si prodigava per aiutare le persone bisognose e i suoi stessi compagni. La sua vita si svolgeva tra il Sacro Monte, la chiesa e il suo adorato oratorio. Sempre circondato da una comitiva di amici tra cui si contraddistingue come un vero leader.
Nel 1942 ,a sei anni, diventa chierichetto e poi Capo chierichetto. Negli anni delle medie viene inviato ai Salesiani, a Varese, dove conosce meglio la figura di San Domenico Savio a cui si ispirerà in una vita breve ma straordinaria. Legge molto e studia altrettanto le Sacre Scritture, scrive lettere alla Madonna e preghiere con cuore appassionato. Immagina per sé una vita votata al sacerdozio.

Domenichino è un ragazzo vivace, attento e premuroso. Possiede un dono: un carisma incredibile che lo rende una presenza fondamentale per la comunità. Vive ogni esperienza con passione e profondo amore. Come se nel cuore presagisse una esistenza fugace e volesse donare tutto sé stesso prima della fine.
Organista del Santuario del Sacro Monte e, ad appena nove anni nel 1945, organista ufficiale del santuario. Intelligente e profondamente curioso della vita e delle sue mille sfaccettature.
Vince primo premio nella gara catechistica dei chierichetti dell’intera Diocesi: due medaglie d’oro e una d’argento. Un traguardo straordinario per la sua giovane età.
Ha molti amici, tra cui don Silvio Galli che ne rimane affascinato dalla maturità e dalla profonda umiltà. I genitori stesso sono esterrefatti dalla tanta passione che il figlio ripone nelle attività di aiuto alla chiesa e all’oratorio. E’ un angelo tra i ragazzi che si pone al loro pari nonostante si avverta che qualcosa nel suo animo è permeato da un alone divino.
Tuttavia, prepotente come il male, arriva una diagnosi atroce: leucemia fulminante e incurabile. Domenichino è costretto a sottoporsi a cure difficili e dolorose, fermo a letto e spesso incapace di muoversi in modo autonomo.
Dalle letture proposte durante la serata percepiamo il dolore di un ragazzo che si trova a dover affrontare una prova incomprensibile per molti: ma lui è determinato e fermo nella sua fede. Sarà la volontà del Signore ma lui farà in modo di sistemare ogni cosa fino alla fine.


Dopo la sua morte inizia una devozione spontanea ed un pellegrinaggio infinto alla sua tomba e alla stessa casa. La sua storia e la passione verso la fede hanno generato grandissimo interesse e devozione. Molte persone hanno testimoniato di importanti e piccole grazie che abbiamo letto durante la serata.

La vita di questo adolescente varesino fu un battito di ali, breve e delicato, ma che accarezza ed abbraccia l’anima di moltissime persone. Un’esistenza segnata da un grandissimo amore verso gli insegnamenti cristiani ma al tempo stesso vicina ai giovani.
La passione con cui Domenico viveva la sua fede, esattamente come Carlo Acutis e Domenico Savio, è un invito all’amore. Un amore grande e commovente.
Una fede che si affida a quello che per noi sembra incomprensibile. Si vota alla speranza e alla gioia, con amore e trasporto.
Vite straordinarie che meritano di essere raccontate ai ragazzi e conosciute. Insegnamento prezioso di come si può rendere una vita straordinaria con la forza della passione e della semplicità che solo i ragazzi possono conoscere.
«Ὃν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, ἀποθνὴσκει νέος» «Muor giovane colui che al cielo è caro». Questa frase di Menandro è diventata consolatoria cifra per la morte giovanile. Nel caso di Domenico, Carlo e Maria la morte è stata solo l’inizio della sua vita eterna e la testimonianza che non esiste insegnamento più grande che dedicare la vita agli altri e qualcosa di più grande.
Grandi nell’animo, eterni nella memoria del mondo.

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