
Personalmente ritengo che la favola del principe azzurro sia dannosa e fuorviante. Love bombing allo stato puro e sensazione illusoria di toccare il cielo con un dito. Quante volte è capitato? Quante volte ci illudiamo che tanti gesti d’affetto nascondano un vero amore? Con il tempo sono sempre più convinta che l’amore, o un sentimento a lui prossimo, sia fatto anche di complicazioni, difficoltà e discussioni. Farci sentire principesse è cosa abbastanza facile, essere importanti per qualcuno è ben altra cosa.
Con questa premessa oggi racconto di un docu-film che mi ha particolarmente colpito, disponibile su Netflix: il truffatore di Tinder.
Un prodotto assolutamente interessante e che invita ad una riflessione profonda.
La storia inizia con una ragazza norvegese Cecile, trapiantata a Londra, probabilmente per lavoro, che usando l’app di incontri online Tinder, si imbatte in un facoltoso imprenditore israeliano: Simon Leviev. La giovane è solita utilizzare il social per conoscere persone, sperando di trovare, un giorno, quella che le faccia battere il cuore.

Dal profilo Instagram dell’uomo si intuisce una vita di lusso, piena ed appagante e, al telefono si mostra come un ragazzo gentile, colto e premuroso. L’uomo ideale, appunto, e il principe che molte donne desiderano incontrare nella vita.
Il loro primo incontro sembra la sceneggiatura di un romantico film. Albergo di lusso, un caffè e l’invito finale ad unirsi a lui per un viaggio in Bulgaria. Simon ascolta ogni parola di Cecile con profondo interesse, ne studia i comportamenti e scruta i suoi occhi pieni di sogni. La ragazza abbandona ogni riserva e decide di recarsi a Sofia.
Nonostante il parere contrario delle amiche, che, coscientemente la invitano alla cautela e alla vigilanza.
Ammetto che, in questo caso e nonostante l’ottima presentazione, mi è difficile comprendere la totale fiducia nell’acconsentire ad un viaggio in altro paese con un perfetto sconosciuto. Ma, e ne sono fermamente convinta, i truffatori di professione hanno armi di seduzione e manipolazione psicologica d’avanguardia: è bene non dimenticarlo. Essi vivono nel riflesso delle debolezze altrui, e, al pari dei parassiti, si nutrono delle emozioni e degli spiragli di speranza che spesso le persone donano una volta abbandonate le difese iniziali.
Perciò la ragazza si trova ad essere accompagnata da una Rolls-Royce in aeroporto e con Simon, una donna (che afferma di essere la sua ex compagna) e la loro figlioletta si recano in Bulgaria. Tutto su un jet privato. L’imprenditore si accompagna ad una guardia del corpo e alloggia sempre in hotel a cinque stelle. Persino il sushi viene servito sull’aereo privato.
La ex compagna decanta le doti paterne del padre della bambina, e Cecile è completamente spiazzata: mai avrebbe pensato ad un primo appuntamento del genere, ma al tempo stesso è rincuorata. Le sembra una rassicurazione ulteriore che Simon è una persona splendida, esattamente come appare.
E , in effetti, i due ragazzi passano la notte insieme in una meravigliosa camera d’albergo. Il ragazzo si lascia andare ad alcune, sporadiche, confidenze: racconta di pressioni e soprusi ricevuti per colpa dell’attività di famiglia. La ragazza è rapita dal suo carisma e si sente in dovere di stargli accanto.
Cecile si invaghisce immediatamente di Simon. E’ inondata di attenzioni, premure e dolcezze. Percepisce di aver trovato il suo principe. Quasi come una principessa che sogna il suo lieto fine in una realtà fatta di ricchezza, agio e nessuna preoccupazione.
La famiglia Leviev è tra le più potenti al mondo, dedita al commercio di diamanti e legata a personaggi politici potentissimi come Putin. Essa viene definita come “la dinastia dei diamanti”.
La vita accanto al “Principe dei Diamanti” non può che essere straordinaria ed unica.
Cosa può esserci di meglio?

Di contro però Simon è sempre in allerta. Il commercio di pietre preziose è un settore insidioso e assai rischioso, soggetto a moltissimi pericoli. E’ sempre in viaggio per il mondo e stare assieme per lunghi periodi non è facile.
Ma Cecile aspetta sognante, progettando una convivenza in un appartamento in centro a Londra. Fissa appuntamenti con le agenzie più quotate e, attraverso videochiamate continue, mostra case meravigliose ed immagina una vita assieme.
Ma l’inganno serpeggia sotto la superficie.
L’azione si sposta successivamente in Svezia, dove troviamo Pernilla. Una donna indipendente, determinata e con tanti progetti. Per certi versi, completamente differente da Cecilia.
Dalla sua storia personale, apprendiamo la forza e la costanza nel voler essere indipendente.

La ragazza svedese sembra utilizzare Tinder più per svago che per cercare il principe azzurro. E, infatti, il suo approccio con Simon è molto più razionale e distaccato.
Si incontrano ad Amsterdam e trovano una buona sintonia in amicizia. Il ragazzo dalla vita incredibile si rivela attento e premuroso. Pernilla racconta che addirittura un giorno si fosse presentato da lei per bere un caffè dopo una brutta giornata. Si legano in un rapporto di profonda fiducia e stima, quasi fraterno. Si sostengono e si proteggono a vicenda.
Cene e viaggi nel lusso. In una totale e serena amicizia che sembra essere sincera.
Ma ecco che succede l’inaspettato.

Cecile riceve un messaggio straziante: il suo fidanzato è stato aggredito assieme alla guardia del corpo Piotr. Per messaggio manda alla ragazza delle immagini a dir poco scioccanti. Sono stati i suoi nemici ad aver ordito questa aggressione, il cui mortale esito è stato scongiurato dal suo angelo custode.
Così, tutta la sua sicurezza ha dovuto riorganizzare spostamenti e qualunque attività ma anche bloccato conti e carte di credito. Tutto per evitare il ragazzo sia rintracciabile, e tutelare la sua vita.
Ogni azione non dovrà essere reperibile e quindi cosa esiste di meno tracciabile dei soldi?

Volete che vi dico come va a finire?
Penso che possiate immaginarlo. Ma fa male, e, anche se Cecile può essere accusata di profonda ingenuità, Simon in tutta questa storia rappresenta il male assoluto: conseguire i suoi scopi passando sopra ad ogni tipo di sentimento o affetto.
Cecile dunque inizia a fare debiti, chiedere prestiti ed intestarsi carte di credito per aiutare quello che considera il suo compagno. Lui che l’aveva trattata da regina, ora è in difficoltà. Arriva persino a truffare American Express, fingendo di lavorare per LLV Diamonds, la società della famiglia di Simon, con stipendi da capogiro che le fanno aumentare esponenzialmente il potenziale finanziario e i relativi fidi bancari.
Generare un fiume infinito di soldi, solo per lui: questo diventa il suo scopo. Pur di salvarlo da ogni tipo di rischio. La sua vita diventa uno stress continuo nel mantenere le richieste del fidanzato che ama.
E dove andranno mai a finire questi soldi? Apparentemente per cene di lavoro, alberghi e relativi viaggi con clienti. Infatti, l’attività del giovane imprenditore è contraddistinta dal lusso anche per immagine stessa dell’azienda.
Ma la realtà, ce la racconta una inconsapevole Pernilla. Fino ad allora, le due donne ignoravano l’una l’esistenza dell’altra ed entrambe credevano che l’uomo fosse una persona splendida e generosa.
Mentre la ragazza londinese di Simon annaspava nel cercare denaro, il suo fidanzato era a Mykonos assieme ad un’altra ragazza, Polina, e alla stessa Pernilla.
Inutile dire che il tenore della vacanza era oltre ogni aspettativa e tutto spesato dal ragazzo. Hotel delle celebrità, locali dove un tavolo costa migliaia di euro e cene al limite della follia.
Ma ecco, dopo qualche tempo, la scena di Cecile si ripete con Pernilla che, nonostante la sua razionalità, cede convinta di aiutare un amico che considera al pari di un fratello.
Per lui arriva a rinunciare alla caparra per l’acquisto di una casa, donando i suoi averi al migliore amico disperato. Un gesto nobile, che Simon non avrebbe meritato.
Un crescendo di richieste, pretese e velati ricatti fino all’estremo.
Senza mai, ovviamente, recuperare un centesimo bucato di quanto prestato.
Esasperazione, dolore e delusione pervade le due donne. Entrambe sono state tradite dalla persona di cui si fidavano.
Empatia sociopatica: Simon ha analizzato, quasi maniacalmente ma metodicamente, ogni trama della personalità delle ragazze a proprio vantaggio. Diventando il principe di Cecile e l’amico fidato di Pernilla. Senza scrupolo morale ha abusato di entrambe, traendone il massimo profitto. Si è presentato come una persona affascinante e di successo, ma la sua realtà era una bugia atroce.
Tuttavia Cecile, in preda alla disperazione ma coraggiosa nel voler capire fino in fondo, inizia a navigare su internet e scopre che in realtà il suo fidanzato è uno sporco truffatore.
Trova vari articoli e si mette in contatto con alcuni giornalisti che si offrono di raccontare la sua storia. In questo modo, la sua vicenda e le sue truffe potranno essere di dominio pubblico per tutelare altre possibili vittime.

Un grande atto, quello della ragazza norvegese, ripensando a tutte le critiche a cui si è esposta. Così, grazie ad un lavoro meticoloso e metodico, i giornalisti trovano Pernilla ancora all’oscuro di tutto. La donna offre, con grande lucidità e determinazione, il suo completo appoggio per smascherare questo abietto essere.
Si scoprono, durante l’indagine, tanti punti oscuri della vita di Simon.
Simon Leviev è in realtà un ragazzo israeliano di nome Shimon Hayut, di famiglia modesta e conservatrice che vive alla periferia di Tel Aviv ed è ricercato per tutto Israele.
Grazie al contributo di Pernilla i reporter cercano di tendere una trappola a Simon che li coglie sul fatto e scappa. Riusciranno però a scattare alcune foto in modo che tutto il mondo conosca, appunto, il truffatore di Tinder.
Nella fuga minaccia senza pietà la povera Pernilla e in quel dialogo si capisce la vera natura del ragazzo. Freddo, spietato e calcolatore senza alcun sentimento. E’ sconvolgente ascoltare una voce che prima risultava calda, dolce e suadente, colma di rabbia e cattiveria. Una violenza verbale che mostra chi davvero si celi dietro Simon Leviev.
Simon Leviev è la maschera di un criminale: Shimon Hayut.

Esce l’articolo, che viene tradotto in varie lingue, e si scopre che la truffa di Shimon era una sorta di schema Ponzi. Otteneva denaro da varie donne innamorate per spenderlo con altre e legarle a sé.
Grazie all’articolo la sua ultima ragazza, Ayleen, lo farà arrestare.
Ma l’epilogo giudiziario avrà una svolta abbastanza scontata.

Raccontare una storia simile è un misto di rabbia, delusione profonda frustrazione.
Viene da chiedersi come sia possibile che una ragazza possa aver creduto alle parole di un fantomatico figlio di miliardo. Era necessario indebitarsi per aiutarlo? Nessuna delle donne, nonostante fosse la cosiddetta “fidanzata” ha mai avuto il benché minimo incontro con la famiglia Leviev. Una dinastia tanto potente avrebbe sicuramente aiutato il suo pargolo in pericolo di vita.
Eppure, credo che le vittime meritano profondo rispetto ed empatia. Perché non sappiamo e non dovremmo mai permetterci di giudicare il loro trascorso. Sicuramente una persona abile a manipolare può tranquillamente ottenere ciò che desidera, anche dalla persona più intelligente a razionale.
Simon ha truffato sia in amore che in amicizia, facendo leva su quel bisogno di affetto che permea l’animo umano. E’ sciocco negarlo, ma chi non prova un senso di sollievo e felicità nell’essere oggetto delle attenzioni di qualcuno?
Sentirci speciali ed importanti non è una cosa che vorremmo tutti?
Non riesco a giudicare queste donne come delle totali sprovvedute, ma sicuramente considero Shimoh Hayut un criminale che, sfruttando dei sentimenti sinceri, ha condotto una vita lussuosa senza alcuno sforzo.
Si ipotizza abbia sottratto denaro per circa 10 milioni di dollari: una cifra spaventosa e difficile da immaginare.
Questa storia è una tragedia: sia per la violenza fatta da questo essere sia per la shit storm che si è manifestata nei confronti delle vittime.

Nessuno è immune alla cattiveria, e nessuna persona al mondo potrà mai comprendere la malvagità di cui è capace l’essere umano.
E il giudizio, dopo aver subito una violenza sia fisica o psicologica, è il coltello che si rigira nella piaga.
Una piaga che potremmo subire tutti, nessuno escluso.
