Coppia Aperta, quasi spalancata.

Si è tenuta, venerdì 19 Aprile presso auditorium Giovanni Bosco di Varese, l’opera teatrale “Coppia Aperta, quasi spalancata” scritta da Dario Fo e Franca Rame. Una commedia magistralmente interpretata dalla compagnia teatrale Mattattori di Buguggiateatro nei panni dei coniugi Antonia e di suo marito. Una coppia,sposata da diversi anni ,deve fare i conti con un equilibrio tutt’altro che stabile.

L’uomo è un profondo sostenitore della “coppia aperta” e intrattiene relazioni con diverse donne, tutto di fronte alla moglie stremata e frustata. Spesso il marito presenta le donne che frequenta e confida le prodezze compiute come se fosse una cosa normale e spontanea.

La scena si apre con la profonda disperazione della donna, permeata di frustrazione. Antonia si sente spettatrice inerme delle azioni egocentriche del marito. Il coniuge, infatti, ribadisce alla donna che le sue relazioni sono di natura sessuale ma il cuore è votato all’amore della moglie. Addirittura la paragona alla sua stessa madre, provocando profondo orrore nella donna.

Antonia tenta il suicidio e cerca di attirare l’attenzione del marito ingoiando casualmente farmaci finchè decide di prendere in mano la situazione.

Su suggerimento del figlio Roberto, inizia a mettersi a dieta e a fare movimento per essere piacente e iniziare anche lei una nuova vita in modalità “Coppia Aperta”.

Trova lavoro e se ne va di casa, suscitando stupore ed ira del marito, il quale è preso da una profonda gelosia.

I dialoghi sono intensi, in uno squilibrio altalenante tra dramma ed ironia. Una volta Antonia prende in giro il marito ma poi si dispera della sua condizione.

Diventa eroina tragica di una disperazione fatta di un’amore pressoché finito e di un marito che a tutto pensa, tranne che al bene più prezioso che ha: l’amore della donna che ha sposato.

Nei suoi gesti di disperazione vediamo il dramma di un sentimento finito e di una vita che sembra non avere più senso.

Antonia trova però aver trovato uno spiraglio di serenità nella frequentazione con un fisico plurilaureato e persino candidato al Nobel. Un uomo che la venera e la fa sentire donna dopo tanto tempo. Il marito pare non prenderla per nulla bene e in un drammatico dialogo tra i due rivela la vera natura.

Sotto la corazza di uomo sicuro e piacione, egli è fragile e intimorito dalla decisione della moglie. Il suo mondo, per quanto sia basato sulla più becera ipocrisia, sta crollando.

L’epilogo è inaspettato, ma sicuramente la modalità coppia aperta non reso la vita facile al pover’uomo.

Coppia aperta non è solo teatro: è una messa nudo, prepotente e spietata dell’animo umano che si bea della sua ipocrisia. Spesso gli uomini, permeati delle loro convinzioni, credono che le loro opinioni siano assolutamente valide ed adeguate a tutti. Il marito di Antonia è fermamente saldo alle sue idee, ma la sua stessa convinzione è pura illusione. Egli crede che l’equilibrio deciso da lui sia valido per tutta la famiglia: senza considerare il benessere altrui.

Antonia è una donna che sopravvive e lotta per difendere il diritto al rispetto. Al rispetto come donna, moglie e madre. Si ribella al volere dell’uomo “padrone” che decide e comanda gli equilibri di un matrimonio. Si dispera, al pari di una tragedia, ma poi ne risorge, determinata.

Smascherando così, i biechi dettami di un patriarcato scomodo e ipocrita.

Una commedia coraggiosa, innovativa e intimamente ribelle che scandaglia i sentimenti umani in modo ora comico e ora drammatico. Difficile da incasellare in un genere perché le sensazioni provate sono molteplici. Una volta rabbia, una volta sollievo e la successiva inquietudine.

Ma di sicuro, è lo schiaffo in pieno volto a tutta quell’ipocrisia di una società che si considera progressista sulle spalle delle donne che devono solo acconsentire.

E’ la denuncia di quanto siano beceri i pensieri patriarcali, travestiti da progresso che decantano la coppia aperta come la migliore forma di convivenza familiare possibile, purché sia fatta solo dal marito.

L’arte teatrale sa distruggere i muri della falsità meglio delle armate e restituisce alla realtà la nuda verità.

Quella che non ha paura di essere scomoda, perché ascolta e non mette a tacere l’anima.

Dolorosa come una sberla ma necessaria come una medicina per guarire dalla malattia in cui versa la società: l’ipocrisia.

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