Baby Reindeer: una storia disturbante

Ieri sera, dopo che alcuni post sui social mi avevano incuriosito, ho avuto di vedere la serie Netflix Baby Reindeer, basata su una storia realmente accaduta.

La vicenda è incentrata sullo strano rapporto tra Donny Dunn e Martha Scott.

Due persone diametralmente opposte che, per uno strano caso del destino, intrecciano le loro vite in un rapporto malsano e profondamente malato.

Quasi come se il fato avesse voluto combinare una connessione atroce di abusi e stalking nella vita dei protagonisti.

Donny è un aspirante comico impacciato e profondamente insicuro che lavora in un pub.

Perennemente squattrinato, vive ospite della madre della sua ex con cui ha un rapporto quasi materno.

Martha è una stalker serial profondamente malata e bugiarda patologica. Millanta di essere avvocato di grido ma al pub non può permettersi neppure una coca e vive in periferia in uno stato di profondo squallore e degrado.

I due si incontrano nel pub dove lavora il ragazzo, in un pomeriggio piovoso. Martha entra piangendo nel locale e Donny le offre una bibita, quasi compatito dalle condizioni della ragazza.

Sarà per lui l’inizio di un incubo. Martha, fin da subito, si presenta ogni giorno al locale e lo tempesta di email. Mail assolutamente deliranti e sgrammaticate che rivelano una natura assolutamente ambigua della donna.

Dietro ad un velo di poco celato interesse e bugie abbastanza palesi, si cela una donna con forti turbe psichiche. Ex avvocato nota alle cronache per aver perseguitato varie persone con metodi folli e continui appostamenti.

Ma questo Donny lo scoprirà successivamente. I primi tempi è lusingato dalle attenzioni della ragazza, che vede come una amica ed una persona bisognosa di aiuto.

Quasi volutamente ignora i segnali di allarme che Martha manifesta come ad esempio i commenti ad ogni foto su Facebook, anche quelle più datate, o la gelosia nei confronti delle sue ex ragazze o amiche.

Tutto precipita poi quando il comico si innamora di Terri, una terapeuta. Donny è terrorizzato dal fatto che Martha possa, in qualche modo, farle del male e cerca, ad ogni costo, di tenere separate le due. Ma purtroppo non sarà così.

Le due donne avranno uno scontro molto forte e a nulla serviranno le denunce fatte. Come quasi tutti gli stalker, Martha è una donna molto intelligente e, da ex avvocato, conosce molto bene le leggi.

Si apposta a più di trenta metri dalla casa della sua vittima, opprime i genitori di Donny e i messaggi sono sempre sul tono ossessivo mai minaccioso.

La narrazione e la vicenda si fa sempre più complicata e disperata, ma la verità è ancora peggiore di quello che sembra.

Infatti, scopriamo che Donny non ha avuto una vita facile e nel suo passato ci sono moltissime ombre ed episodi di abusi sessuali. Momenti che lo hanno segnato profondamente e spinto ad avere una visione assolutamente distorta degli affetti.

Il ragazzo è un anima alla perenne ricerca di qualcosa, ma che rifugge dall’amore. Forse per vergogna, forse perché incapace di esprimerlo.

Il ritratto del protagonista è quello di una personalità fragile e complessa, insicuro e alla ricerca continua di attenzioni, mai determinato nelle decisioni prese.

Un uomo che prima di tutto non accetta sé stesso.

Tutta la storia è permeata di angoscia e suspense. Ogni episodio è un pugno nello stomaco per la complessità e la narrazione dei temi trattati. Un vortice di emozioni controverse che ci fanno odiare Martha ma anche Donny per la sua sete di autodistruzione che sembra non trovare pace.

Anche nel rapporto con Teri, forse l’unica donna che lo abbia mai amato, vediamo come la sua personalità risulti pusillanime nel vivere appieno una relazione. Finendo per distruggere anche una piccola possibilità di felicità.

Non mi sento di dare un giudizio univoco su un film tanto delicato e difficile anche solo da raccontare. Sicuramente non aiuta lo stesso atteggiamento del protagonista: vittima in primis dei suoi problemi psicologici di cui sembra non volersene occupare.

Una vicenda disturbante ma che fa riflettere su quanto sia difficile subire e sopravvivere agli abusi, ma soprattutto su quanto sia sottovalutata la loro portata distruttiva.

E di quanta solitudine debbano affrontare le vittime.

Un deserto dell’anima, condannate al carcere ancora prima dei loro aguzzini.

Un carcere di desertificazione sociale e ansia perenne. Senza che nessuno muova un dito per aiutare.

La chiave della loro cella è stata buttata ancora prima che sia chiusa quella dei loro stalker.

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