
La memoria della resistenza nazifascista è parte integrante e profonda della nostra storia: è la risposta italiana al sopruso e allo scempio che questi totalitarismi hanno causato. In quegli anni difficili molti italiani si ribellarono pagarono con la vita, la prigionia e la tortura, la loro sete di libertà.


Anche Varese, come moltissime città d’Italia, conserva i luoghi delle memoria, dove la resistenza ha pianto i suoi morti ma ne ha conservato memoria eterna per le generazioni future. Affinché si conoscano le storie, le vite di chi ha combattuto per la liberazione, sacrificando anima e corpo.
Uomini e donne, spesso dimenticati che sono morti con gli occhi pieni di quel sogno di cui noi, oggi beneficiamo. Ma a cui spesso dimentichiamo di rendere omaggio.
Un’esempio fu Reneè Vanetti, a cui è stata dedicato un cippo in viale Belforte dove morì dissanguato nell’ottobre nel 1944.
In quel periodo la città giardino era interessata da una vera e propria carneficina nei confronti degli oppositori: questo periodo viene indicato storicamente come “Ottobre di Sangue”.


Dal 2018 furono istituite due camminate guidate sui luoghi della Resistenza in città “Quattro passi nella Memoria, aspettando il 25 aprile”.
Un cammino dove è stato possibile percorrere i luoghi più significativi della storia dell’antifascismo varesino.
A tutti i partecipanti fu dato un piccolo promemoria dei luoghi commemorativi della resistenza a Varese. Un promemoria per ricordarci che quei posti, dove spesso passiamo senza nemmeno accorgercene, sono stati testimoni delle storia e delle tante vite che hanno reso il nostro un paese libero.

Un modo per ricordare e riscoprire Varese e una parte della sua storia.
Attraverso le parole della guida Enzo Laforgia, docente di storia e direttore dell’Istituto Varesino per la Storia della Resistenza e con la collaborazione di Davide Castelli e l’associazione Anpi Varese, è stato possibile ascoltare i racconti e immaginare quei momenti. Istanti dolorosi, che rievocano immagini forti e difficili ma importanti e necessarie.
La prima tappa è stata il piazzale davanti all’Ippodromo, dove un grande masso conserva la memoria di Luigi Ghiringhelli, Elvio Copelli ed Evaristo Trentini, tre giovanissimi partigiani trucidati dai fascisti durante l’Ottobre di sangue varesino. Ragazzi giovanissimi tra i diciotto e i ventidue anni.

Si passa poi dal Carcere dei Miogni, dove tra il 1943 e il 1945, durante gli anni della Repubblica sociale e dell’occupazione tedesca, transitarono più di 3.500 persone, per la maggior parte detenuti per motivi politici. Alcuni di essi furono poi deportati nei campi di concentramento, dove non fecero più ritorno. Sulle mura della casa circondariale vi è riposta la lapide in memoria di Carletto Ferrari.
Eroico tenente degli alpini, fu protagonista alla resistenza varesina, costituendo e dirigendo uno dei gruppi della celebre 121^ Brigata Garibaldi “Walter Marcobi.


La terza tappa ha toccato Villa Dansi, in via Dante, una villa privata che dopo l’8 settembre 1943 fu occupata e divenne la sede dell’Ufficio investigativo e dell’Ufficio politico informativo della Repubblica sociale italiana. Soprannominata Villa Triste: luogo dove i partigiani e gli antifascisti venivano torturati per costringerli a tradire i compagni.

La passeggiata si è conclusa a Palazzo Estense, dove tante lapidi ricordano i protagonisti e le vittime di quegli anni feroci, dai caduti della Battaglia del San Martino a Calogero Marrone, da Giuseppe “Claudio” Macchi, comandante della 121° Brigata Garibaldi “Walter Marcobi”.

Nel raccontare questi luoghi è innegabile l’emozione e la voglia di sapere di più. Soprattutto conoscere le vite di questi uomini di chi ho appena accennato: vite che hanno reso straordinaria la loro esistenza nel sacrificio per un bene superiore. Hanno lottato e sofferto affinché l’Italia divenisse un paese libero.
E alcune aberranti teorie revisioniste hanno visto la luce proprio grazie al diritto alla libertà per cui tanti uomini hanno versato sangue. Lottando affinché quel diritto fosse realtà in un momento in cui non era possibile proferire una parola avversa senza finire in carcere.
Ricordare per non dimenticare, per mantenere eterna memoria di chi ha donato il suo bene più grandi.
E non farli morire una seconda volta sotto il peso dell’ignoranza.
Per il mio cuore basta il tuo petto,
pablo neruda
per la tua libertà bastano le mie ali
