
Una delle pagine più toccanti della Resistenza Italiana è la testimonianza dei tanti partigiani condannati a morte che, dal carcere, scrivevano in fogli di fortuna il loro addio alle famiglie. Un ricordo prezioso, da trasmettere in eterno alle generazioni future affinché non si scordi mai che la nostra libertà poggia anche su queste morti.
Oggi la parola è per loro. Ho cercato di raccogliere trascrivere alcune lettere e in ognuna di esse il mondo di una vita è racchiuso in poche righe.
Parole semplici ma pesanti come un macigno.
Mia adorata moglie,
Luigi savergnini fucilato, a torino, il 23 gennaio 1945 a 28 anni.
tante parole mi vengono in mente, ma la più grande e la più forte è il tuo amore, il pensiero della forse nascita del frutto di questo. Tienilo, Egle, e ricordagli che il suo papà è stato un soldato che ha amato la sua patria. Sii forte e non piangere, come non piango io. Sappi che ti sorveglierò e ti aiuterò e questa benedizione ti giungerà da un’anima innocente, come tante altre che prima di me hanno dato la loro vita per una giusta causa.
A te, raggiante in volto, venga il sole dell’avvenire, a te che il coraggio è cosa normale. Il mio cuore è rotto solo perché corre sulle ali del dolore. Ricordami sempre e se la creatura che doveva nascere verrà, sarà quella che ti tranquillizzerà e ti riporterà ciò che la mia vita amaramente ti tolse.
Un forte abbraccio, il tuo Gino.

Il coraggio ce l’ho e spero di averlo fino al momento dell’esecuzione.
luigi palombini fucilato a pinerolo il 10 marzo 1945.
So come devo morire e Dio mi darà maggiore forza.
Non ho da rimproverami nulla, ho fatto il mio dovere per il bene del mio prossimo e dell’Italia.
aveva 29 anni.

Cara mamma,
Giovanni mecca ferroglia, fucilato a torino l’8 ottobre 1944 a 18 anni
Ti scrivo queste mie ultime righe, alle ore 5 circa di mattina.
Fatti molto coraggio, mamma, che ci rivedremo in paradiso.
Io lassù pregherò tanto per te che presto verrai a raggiungermi e allora resteremo assieme.
Quelli che mi hanno condannato li perdono perché non sanno quello che fanno. Ho combattuto per la mia Idea, e credo che il mio sacrificio non sia vano, altri mi vendicheranno, per loro penserà certamente la giustizia di Dio. Mamma ti ho sempre amata anche se qualche volta ti ho fatto arrabbiare. Mamma ti chiedo perdono di tutto, non maledire il destino che mi ha travolto improvvisamente, ma è il Destino che Dio dà agli uomini.
Comprendo il tuo dolore e ti chiedo perdono d’avertelo dato.
Non mi importa di morire perché la vita terrena è una bolgia infernale.
Mamma, ti do il mio ultimo addio.
Ci rivedremo in paradiso.

Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta.
sabato martelli castaldi, in una scrittura sul muro della cella.
Fa che possa essere sempre d’esempio.
Fucilato alle fosse ardeatine il 24 marzo 1944.
aveva 47 anni

Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi, non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della patria per il quale ho combattuto e ora sono qui. Fra poco non sarò più qui ma muoio sicura di aver fatto quanto era possibile affinché la libertà trionfasse.
irma marchiani, fucilata a pavullo il 26 novembre 1944: aveva 33 anni

Cara moglie, quando riceverai questa mia non sarò più di questo mondo. Perdonami, avevo sognato un mondo di felicità, così invece ti lascio sola con due bambini.
francesco rigoldi, fucilato a como il 30 dicembre 1944.
Abbi per essi tutte le cure che so che tu hai perché sei buona.
Muoio con il vostro nome sulle labbra sperando in una eternità migliore che non ho trovato in questa vita.
30 anni.

Con alcuni estratti, lascio il pensiero nel ricordo di queste vite: esistenze segnate da una fine atroce ma morte nella speranza di un mondo migliore.
Consapevoli del rischio, hanno affrontato la paura, la fatica e l’incertezza riflettendo l’anima in una grande sogno. Il sogno che tutti, un giorno, potessero essere liberi.
Un giorno che loro non hanno potuto vedere.
Pensiamoci ogni volta che ci dimentichiamo di queste morti e, ad ogni braccio teso rievocante il fascio, pensiamo alle braccia tese dei fucili che hanno posto fine alla vita di queste persone.
E iniziamo ad amare davvero la libertà.

