
Una storia difficile e che fa male, anche solo da raccontare. Un diritto negato in nome di un bene che spesso prevarica tutto a prescindere. Una campagna vaccinale nata sotto le migliori intenzioni, ma che, talvolta, non ha tenuto conto di alcune particolarità che andavano affrontate in modo capillare e non massivo.
Sicuramente la tragedia del Covid ha scosso profondamente le coscienze e le anime di ognuno di noi. Ci siamo confrontati con un nemico invisibile ma perfido e spietato che ha diviso prepotentemente pensieri e persone. Chi scrive ora questa recensione, ha perso suo padre e conosce benissimo il dramma di una perdita a metà: senza un abbraccio o una carezza di commiato.Pertanto sa, fin troppo bene, ciò che si prova.

La mia considerazione va oltre le convinzioni personali, forse alla ricerca di una verità e di un riparo a quel dolore che mai finirà. Perché la perdita e il mancato addio ci saranno per sempre. Premesse necessarie, onde evitare polemiche banali e senza contenuto.
La verità è che la realtà si frantuma in due parti quando si affronta il tema pandemia.
Come se regnasse una dicotomia tra bene e male, dove nel bene venivano identificati coloro che erano pronti a vaccinarsi e nel male coloro che non lo facevano.
Senza però contare che non erano solamente le convinzioni personali a spingere le persone a non effettuare il vaccino. Eccessivamente spesso è stata data un immagine fuorviante di chi non si vaccinava.

Purtroppo alcune personalità discutibili non hanno giovato alla causa di chi non poteva sottoporsi alla sperimentazione per ragioni di salute. Basti pensare ad alcune “marce della liberazione” dove si deprecavano medici e infermieri sulla base di teorie prese da internet. Mettendo assieme anche nostalgie fasciste e deprecando la dittatura sanitaria. Un interessante controsenso, se ci pensiamo.
Questa storia però è una testimonianza di vita, che affonda le sue radici in un dramma troppo spesso dimenticato. E’ la voce di non ha avuto voce, sommerso dalla infamia che alcuni personaggi hanno creato attorno alla protesta e osteggiato dai difensori del vaccino. Una battaglia inascoltata e sbagliata a prescindere, senza che nessuno abbia mai veramente ascoltato.
Vittima silenziosa di una situazione complicata e che si sarebbe potuta gestire meglio. Certamente l’umanità e l’empatia che dovrebbero essere alla base dei rapporti umani sono venuti tremendamente meno. E’ stata una mera applicazione della legge, senza contare che la giurisdizione è sempre migliorabile e revisionabile.

Un racconto che ha tutto il mio rispetto perché la verità ha sempre due versioni, soprattutto se si fonda su un dolore sordo e inascoltato.
Soprattutto non si fa portavoce di una verità assoluta ma racconta la sua testimonianza.
E ogni storia va sempre ascoltata e rispettata, senza giudizio.
Un’ingiustizia subita rimane sempre un male, esattamente come un dolore a cui non si può porre rimedio.
E credo che, dal covid, possiamo imparare che una società unita può essere possibile: nel rispetto di tutti e secondo il benessere di tutti.
La strada è ancora lunga, ma non impossibile.

