Manigunda: il mistero, la leggenda e il fantasma

Nel comune di Cairate vi è un luogo ricco di mistero e fascino: è il suo monastero.

Centro un tempo nevralgico di una vita monastica operosa e pulsante, da sempre oggetto di mistero e leggenda, nascosto dalle colline e spesso apparentemente impenetrabile nella sua immensa struttura. Arte e possanza si fondono assieme per creare una struttura che ha resistito a secoli di guerre e recenti vicende di penuria e degrado, salvo poi recupero da parte del comune e provincia.

Il restauro, infatti, ne ha restituito la grazia e cercato di rievocare quella meraviglia che nei secoli è andata perduta.

Fondato dal re Liutprando, ma secondo la leggenda fu opera della principessa longobarda Manigunda. Di lei si hanno poche notizie, perse nella memoria e nel mito.

Chi era costei? Era un principessa bellissima quanto sfortunata, affascinante ed educata ma con gravi problemi di salute che la costringevano a letto, malata e quasi esanime. Lo stesso padre ne era profondamente addolorato. Del suo morbo poco o nulla venne tramandato, ma si racconta fosse molto grave.

Su suggerimento di una anziana signora, la nobildonna si recò alla fonte di Bergoro, una piccola frazione di Cairate. Dopo qualche sorso si sentì ringenerata e a poco a poco riprese colore e salute.

Spinta da nuova forza decise di compiere un atto di grande coraggio.

 Colei che vive in cielo. Concedimi la vita oh Signora, prometto che consacrerò a te la mia esistenza e per te fonderò un monastero”.

la principessa manigunda

E così avvenne.

Nacque il monastero dedicato a Santa Maria Assunta.

La tradizione racconta che Maningunda poteva mantenere le vesti ricche e sontuose. Era la principessa del monastero.

Una struttura assolutamente imponente composta dalla Chiesa, dal refettorio e dal dormitorio per le monache. Vi era anche un florida fattoria che permetteva all’edificio religioso la totale autosufficienza.

Durante gli scavi, dopo diversi secoli furono ritrovati alcuni resti umani e in ultimo un grande sarcofago con all’interno lo scheletro di una donna riccamente vestita. Questo alimentò ancora di più le tante voci sulla veridicità della figura. Va ricordato, infatti, che non vi sono evidenze storiche dell’esistenza di questo personaggio.

A testimonianza dell’importanza di questo luogo fu anche il ritrovamento di una sorta di piccola catacomba dove i corpi delle monache più importanti erano riposti e vegliati dalle altre monache. Una tradizione molto particolare per i nostri occhi moderni, ma che, in realtà, rappresenta un profondo atto di devozione e rispetto verso le religiose più anziane.

Un’altra testimonianza, intrisa di tradizione e devozione, era quella legata ad una finestra decorata di fiori deliziosi e delicati: rappresentavano le monache passate a miglior vita.

Come se il monastero rappresentasse un mondo a parte, con le sue leggi e il suo equilibrio. Fermo nel tempo ma ricolmo di significati e piccoli atti di fede.

Anche dopo la morte della presunta fondatrice, la struttura rimase attiva per diversi secoli. Ma la sua vicenda rimase l’emblema del monastero stesso. Come un’epigrafe invisibile nei cuori e nelle menti dei religiosi e degli abitanti.

Si narra di avvistamenti, di rumori anomali, di foto di fantasmi e di tanto altro.

Che ci si creda o meno, la storia della principessa è testimonianza immortale.

A voi crederci o meno, ma la bellezza dei miti è proprio quella. Ci si può credere o meno, ma loro rimangono sempre eterni e immortali nella memoria.

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