
Il monastero di Cairate, in provincia di Varese, è una struttura ferma nella memoria e che ha resistito ai cicli della storia e alle sue mille complicazioni.
Strenuo combattente del tempo e custode delle vite che lo hanno attraversato. La stessa struttura ne suggerisce un centro attraverso cui si sviluppa un macrocosmo di anime.
Nei secoli passati, non era cosa insolita, che i centri religiosi fossero uno snodo fondamentale della vita della popolazione.


Nei suoi corridoi è innegabile respirare fascino e mistero. Complici anche le tante leggende nate attorno ad esso, ma anche la stessa costruzione è oggetto di incertezza. Nonostante di esso si abbia traccia da diversi secoli e in molte documentazioni.




Il Monastero dell’Assunta in Cairate risale alla prima metà dell’VIII secolo, in una fase particolarmente importante per la tradizione benedettina, e costituisce uno dei primi insediamenti monastici della Lombardia, assieme al Monastero di Torba . La tradizione vuole fosse stato creato su ordine della principessa Manigunda. Nella realtà storica venne fondato dal re longobardo Liutprando. La dottrina benedettina prevedeva che questi edifici non fossero solo luogo di preghiera, ma anche di lavoro e studio. I monaci o le monache, erano studiosi e lavoratori instancabili. “Ora et Labora” era uno dei motti che caratterizzavano la regola di San Benedetto.






Il complesso era costituito da un edificio porticato munito di due accessi , organizzato e sviluppato secondo spazi caratteristici dei conventi benedettini. Ambienti grandi, e alcuni accessibili anche alla stessa popolazione. Affinché non fosse solo un luogo di vocazione, ma anche di condivisione con il mondo esterno. Religiosi non solo al servizio di Dio, ma anche del prossimo. Gli ambienti principali, nevralgici e strategici, erano i seguenti:
- il refettorio
- la chiesa interna,
- I parlatoi (ad uso delle sole monache), il forno e i granai.
La chiesa si componeva di tre navate, con arcate tuttora visibili nei muri di tamponamento. I soffitti affrescati ed imponenti sono uno straordinario esempio di come il tempo, le guerre e il degrado non abbiano potuto nulla contro la meraviglia della bellezza.




Nel Seicento venne ampliato a seguito del forte numero di ingressi (per vocazioni spontanee o ragioni di eredità patrimoniale familiare) e alle nuove normative del concilio di Trento.
Esse decretavano che ogni monaca velata dovesse avere una cella: il chiostro, eretto nel Quattrocento, venne pertanto sopraelevato di un piano. Sono visibili pregiate opere del periodo come il meraviglioso e grandioso affresco del Luoni e le pitture riservate alle stanze delle monache più illustri, che qui hanno dimorato in modo più o meno volontario.
E’ innegabile, nel percorrere questi corridoi non pensare che essi siano nati per una profonda devozione ma siano anche stati testimoni del dramma della monacazione forzata di tante giovani, in nome di interessi economici che vedevano nella monacazione una soluzione conveniente rispetto ad una dispersione di eredità.



Il governo austriaco impose che i centri religiosi offrissero un valido aiuto e supporto alla comunità. Il centro monastico di Cairate, nonostante fosse un polo vivace e un operoso centro, venne comunque chiuso nel 1799 e venduto a privati. Questo portò ad un vero e proprio scempio della struttura e ad un completo stravolgimento di essa.
Il recupero dell’intera struttura fu tutt’altro che semplice. Gli enti locali e la provincia di Varese dovettero faticare non poco per venire in possesso della proprietà. La proprietà completa e totale dello stabile fu ottenuta solo nel 1996
Il restauro non fu facile e le condizioni erano davvero indecorose e pessime.

Durante i lavori di ristrutturazione è celebre una foto scattata dove sembra sia presente un fantasma. Tradizione vuole si trattasse della stessa Maningunda.
Di sicuro, una storia che incuriosisce ed attrae. Per la storia, per l’arte e per l’incerto: connubio perfetto per chi ha sete di meraviglia e di sapere. Esattamente come la sua fondatrice, la cui memoria (più o meno storica) ha da sempre fatto ecco nei cortili del convento.




Ora il monastero è diventato un polo turistico e culturale di rilievo, grazie al lavoro dei tanti volontari della Proloco e al costante lavoro dell’amministrazione comunale.







Nei suoi chiostri sono spesso effettuate visite guidate, mostre ed eventi culturali.
Vi è anche un museo dove sono raccolti alcuni reperti risalenti al periodo romano ed alcuni oggetti appartenuti alle monache rinvenuti durante il restauro. Corredi pregiati, monili e piccoli orpelli che regalano immagini di vita e anima quotidiana. Donne giovanissime con le loro piccole passioni e i loro sogni, che vivevano una realtà così diversa dalla nostra.



Un luogo che ha da tanto da raccontare e ancora tanti capitoli di storia da scrivere



Memoria di tante vite e di tante storie, che forse non conosceremo mai, ma che rimarranno per sempre ferme in quel mondo che pare essersi fermato nella bellezza della sua eternità.

