L’amore che non si piega: Velia Titta Matteotti.

Tra le tante donne straordinarie che hanno attraversato la storia Italiana ve n’è una speciale: Velia, il grande amore di Giacomo Matteotti. Colei che gli fu accanto, sempre con anima e cuore. Mai presenza silenziosa ma compagna attenta e ferma.

Moglie devota, madre premurosa ma dalla personalità forte e decisa che mai si piegherà al regime. Fin dai primi incontri con il marito gli fu chiara che la loro esistenza non sarebbe stata facile ma lei accettò senza riserve: era innamorata di quell’uomo con cui condivideva gli ideali di un mondo giusto ed equo.

Con la potenza del suo grande amore riuscirà a sfidare il Duce che , con orrenda sfacciataggine, la convocherà a palazzo Madama per informarla del suo grande impegno nella ricerca dei rapitori del marito. Una vicenda che fin da subito delinea contorni di connivenza, complicità e silenzio. La famiglia Matteotti è chiusa nel suo dramma e volutamente estraniata dalla vita politica.

Ma, come la storia ricorda, lo scopo dell’attentato dal deputato socialista era quello di farlo tacere per sempre.

La devozione del presidente del consiglio,che la donna di acuta intelligenza e sensibilità aveva già intuito, era solo facciata. Tutto era stato studiato nei minimi particolari e avvenuto in pieno giorno, in una Roma assolata e in zona centrale. Giacomo Matteotti si stava recando a casa per cena. E quasi come un presagio di cui era già consapevole, Velia intuisce, non vedendo arrivare il marito, che fosse successo qualcosa di terribile. Era già tutto scritto e si respirava nell’aria, come il fumo pesante di una nube funesta. Doveva solo cadere il giorno prestabilito.

Fin dai primi giorni dopo il rapimento era già chiamata “La Vedova Matteotti”, nonostante fosse chiaro a tutti che si trattasse di un rapimento.

Figura spesso rilegata ad un ruolo di spettatrice silenziosa della storia ma osò alzare la voce contro il velo omertoso che soffocava la morte del suo amato Giacomo.

Uomo profondamente piegato dalle ingiustizie e dal clima di terrore che accresceva intorno a lui. La sua unica colpa: essersi schierato per la libertà contro lo strapotere che il fascio stava acquisendo e con la forte ondata di violenza che si trascinava appresso.

Violenza che puzzava di persecuzione, isolamento sociale ancora prima delle percosse.

Non ne fu vittima solo Matteotti, anche Gramsci assieme a molti altri pagarono con la vita il loro amore per la libertà.

La moglie del deputato fu testimone e protagonista di quell’isolamento e quella persecuzione, mascherata da premura verso una donna sola con i figli orfani.

Ribadirà la sua volontà di non volere fascisti alle esequie del povero marito dopo che sarà trovato, mesi dopo il rapimento, abbandonato e, nonostante i segni della decomposizione, segnato da atroci sofferenze. Nemmeno la pietà fu risparmiata alla famiglia.

Toccherà a questa donna coraggio riconoscere i poveri resti assieme all’amico di sempre, Filippo Turati, che sarà sempre accanto alla famiglia e che si premurerà di aiutarla e supportarla. Pochi amici coraggiosi ma che saranno un prezioso faro nel deserto della vergogna di una Italia asservita alla aberrante dottrina fascista.

In un delicato diario alla madre, Velia ricorda la sua vita, il suo amore e i suoi tormenti. Dalla penna fluida e vibrante della scrittrice Laura Fagiolini scopriamo un vortice di emozioni palpabili e tormenti profondamente vicini a molti di noi. Una donna che si interroga, mai disperata fino allo stremo, speranzosa e felice delle piccole attenzioni, e poi preoccupata per il futuro. Una personalità complessa ma poliedrica ma cerca di farsi strada in un modo difficile e complicato, soprattutto per la sua condizione di vedova di un personaggio inviso al regime. Uno spaccato di anima con le sue tante peculiarità, mai banali e scontate, come l’epoca spesso imponeva.

Ragazza innamorata della vita e del sentimento che si rispecchiava negli occhi del suo adorato Giacomo. Il suo primo grande e unico amore. Suo conforto ma mai sua spalla perché indipendente per stessa volontà del coniuge.

Un sentimento iniziato come una favola, svoltosi in tragedia ma che rimarrà sempre incanto nel ricordo dei suoi protagonisti.

Uniti nell’amore e nei loro ideali. Condannati in modo differente per amore di quella libertà di cui noi oggi godiamo senza accorgercene.

Mai divisi dalla morte, per sempre uniti nel loro amore.

L’amore, quello vero, non conosce alcun limite, nemmeno quello terreno.

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