Irma, la bellezza della libertà.

Una donna dallo sguardo sognante e immersa felicemente in quelli ideali che da sempre sono stati il suo ossigeno. Questa una delle immagini che caratterizza Irma Bandiera, una delle più grandi partigiane italiane. La sua storia è conosciuta in tutto il paese come un esempio di forza, tenacia e amore. Permeata di un sentimento tra più nobili che l’uomo possa provare: amore per la libertà. In una realtà che aborriva ogni forma di pensiero oppositivo a quanto il regime aveva indicato come legge.

E in questo libro, Laura Fagiolini, ne ricorda gli ultimi giorni di vita e il ricordo dei suoi compagni di lotta. Nei pensieri di chi l’ha conosciuta la sua determinazione, la sua voglia di un mondo migliore ma soprattutto la consapevolezza di un sacrificio di un nome di un bene che sarebbe stato tesoro delle generazioni future.

Irma venne uccisa il 14 Agosto 1944 dopo giorni di atroci torture e umiliazioni. Venne persino spogliata e umiliata. Come un oggetto senza forma e nome. Partigiana coraggiosa, non si piegò mai e, anzi, fece di tutto per non proferire neanche una sola parola che potesse mettere in difficoltà i compagni.

La vicenda si svolge sotto gli occhi attoniti di Giovanni, un giovane soldato che assiste come testimone inerme ma presente nell’anima. Convinto fascista, quindi con visione diametralmente opposta, trova nelle barbarie compiute sulla donna un motivo per riflettere. Gli ideali in cui fermamente aveva creduto stanno solo portando morte e disperazione.

A villa Triste, il luogo dove venivano torturati e uccisi i tanti oppositori, l’odore di morte è il compagno prediletto e i sogni di grandezza di cui sono stati imboniti i seguaci del fascismo sono stati convertiti in rozze barbarie.

L’essere umano si è trasformato in un assassino di suo simili. Un mattatoio dove vittime e carnefici si confondono. Alle vittime toccano le sofferenze fisiche, ai carnefici uno stato di alienazione umana che li condanna a non essere uomini ma bestie.

Carnaio infernale di orrore.

La ragazza, di origine bolognese, fu votata fin da giovanissima alla causa partigiana. Soprattutto dal padre, fervente antifascista. Ne porto avanti gli ideali fino alla fine e con quella luminosità che traspare anche nelle foto in bianco e nero, oramai quasi centenarie.

L”autrice si conferma una penna vibrante e introspettiva. E’ chiaro, fin dalle prime pagine, che questa è una storia scomoda e che tende spesso ad essere dimenticata. Perché racconta l’orrore di quello che fu una guerra civile.

Giovanni e Irma sono entrambi vittime di una parte di storia italiana profondamente malata che mieté vittime in modo folle e arbitrario.

L’uomo si trova a vedere il cadavere martoriato della donna e a provare una stretta al cuore lacerante, esattamente come i colpi di mitra che avevano ucciso quell’anima nobile e sognante.

Ancora oggi, possiamo reperire alcune foto di come Irma fu uccisa. Colpita da una scarica di colpi e quasi deturpata nella bellezza dei suoi sogni e nella forza del sorriso. Persino lo stesso cadavere venne oltraggiato prima della sepoltura: trofeo e monito macabro delle squadra fasciste per gli oppositori.

Fu lasciata esposta per un giorno intero, dopo che il mitra aveva compiuto il suo macabro lavoro.

Non bastavano le torture subite nei giorni precedenti, bisognava assestare il “colpo di grazia”.

D’altra parte, Irma aveva vinto quei tanti uomini che l’avevano imprigionata. Era stata più forte di loro, delle loro cattiverie e delle loro convinzioni.

Una donna si sarebbe intimorita e avrebbe “cantato” secondo il pensiero precostituito dei suoi carcerieri. Non facendo i conti con la resilienza che tante partigiane hanno dimostrato in quelli anni difficili e devastanti.

Ma un sogno sa essere potente e la forza che dona al cuore è un uragano inarrestabile.

Irma è morta per quel grande ideale, senza paura e consapevole che il suo silenzio sarebbe stata una condanna. Una scelta che sa di sacrificio d’amore.

L’amore che non muore e che oltrepassa ogni anima.

Per elevarsi al bene, per sempre ed eternamente nella memoria.

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