Il Rogo della Vergogna: le streghe di Venegono

Si è tenuto venerdì 7 Giugno 2024, presso il castello dei padri comboniani, una rievocazione del processo alle streghe di Venegono.

Un rifacimento teatrale intenso, toccante e profondamente doloroso.

Occasione per ricordare un fatto atroce che ebbe luogo nei nostri paesi.

Attraverso interpretazioni straordinarie, Elisabetta, Margherita, Caterina, Maddalena, Mainetta e Giovannina sembrano tornate alla vita. Quasi come se il ricordo gli avesse reso la giustizia che in vita non ebbero.

Nei loro volti abbiamo percepito emozioni devastanti: questa rievocazione si svolge persino nella stessa cornice che le vede condannate, ossia il castello dei Comboniani di Venegono Superiore.

Il 20 Marzo 1520 nel maniero che ai tempi era proprietà del conte Fioramonte Castiglioni, ebbe inizio il processo alle donne e il loro martirio. Costui era il signore del luogo, e fu presente a tutte le udienze della santa inquisizione. Il suo stemma, composto da un leone che sorregge un castello è presente nella chiesa di Santa Maria, assieme ad una lapide che celebra il matrimonio tra il signore del castello e Ippolita Figini.

Quasi tutte le donne confessarono: dichiararono di aver avuto rapporti col Diavolo, chiamato Martino; di aver praticato la magia “toccando” bestiame e bambini, provocandone la morte: tra le loro vittime anche il figlio del conte Castiglioni. Il demone Martino gli aveva promesso serenità e benessere, per questo motivo loro gli si erano concesse.

Sotto troviamo un affresco di San Martino presente nel piccolo oratorio campestre, ai tempi fuori dal centro cittadino, mentre ora inglobato dal cimitero: con ogni probabilità, l’edificio religioso più antico del comune.

Dalle testimonianze, questo sinistro personaggio non mancava di insidiarle anche fuori da questo piccolo luogo di culto.

La prima ad essere sottoposta ad interrogatorio fu Margherita Fornasari, accusata con la figlia Caterina, da un certo Giacomo da Seregno che fu condannato al rogo poco prima. Ella non rivelò mai eventuali complici, ma morì in carcere prima della sentenza.

Straziante la testimonianza di Elisabetta Oleari, che si dichiarò sempre innocente e venne sottoposta ad ogni forma di tortura e umiliazione. Le furono praticati degli esorcismi nel tentativo di estorcere una confessione.

La tortura praticata verso queste povere donne fu Il tratto di corda, una procedura semplice e utilizzata di frequente che consisteva nel legare con una lunga corda i polsi del reo dietro la schiena e poi nell’issare il corpo per mezzo di una carrucola. Il peso del corpo veniva così a gravare tutto sulle giunture delle spalle. Per aumentarne gli effetti, la corda poteva essere sia allentata che bloccata; causando slogature e fratture dolorosissime. Come se non bastasse l’atrocità, ai piedi della vittima potevano essere legati dei pesi; in questo modo la storpiatura a vita era garantita.

La condanna per le sei streghe fu eseguita tramite rogo nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria, presso il castello di Venegono Superiore. Margherita era deceduta durante gli interrogatori, a causa delle feroci torture: il suo corpo venne dissepolto e bruciato.

Nonostante le donne siano state condannate alla damnatio memoria,Il Processus Strigiarum è stato riscoperto recentemente e pubblicato nel volume Streghe e Roghi nel Ducato di Milano a cura di Anna Marcaccioli Castiglioni.

I documenti originali scoperti dall’autrice del volume costituiscono una documentazione più unica che rara, poiché testimoniano del modo ordinario e tradizionale con il quale veniva esercitato un controllo capillare sulle coscienze dei più, attraverso uno strumento repressivo come quello dell’inquisizione cattolica, e tratteggiano, insieme, un quadro inedito dell’Italia rinascimentale.
Il volume è inoltre arricchito da alcuni contributi che analizzano la stregoneria nei suoi molteplici aspetti socioculturali: Rolando Bellini, storico dell’arte, ricostruisce un percorso iconografico relativo al mondo delle streghe; Pierluigi Piano, storico, approfondisce la storia locale del Ducato di Milano; mentre Fabio Minazzi nella Prefazione illustra l’importanza storico-documentaria e civile dei testi scoperti e studiati dall’autrice.

Un processo che cercò di cancellare dalla memoria del mondo donne “strane” agli occhi della gente ma che il destino le restituì alla giustizia.

Nel ricordo eterno affinché si spengano per sempre tutti i roghi della vergogna a cui sono condannate tante creature.

Vittime indifese, capro espiatorio di odio mascherato da fede.

Martiri della libertà di essere donne.

L’umanità ha sempre avuto paura delle donne che volano: siano esse streghe o creature libere.

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