
Una rappresentazione della commedia di Eduardo De Filippo vivace, frizzante e innovativa.
Curata in ogni dettaglio dal gruppo teatrale di Officine Creative, con sede a Barasso e sotto la meravigliosa direzione dell’estro del regista Max Zatta.

Una sceneggiatura semplice ma d’effetto e una regia superba e dinamica, un cast di attori che sanno coinvolgere e incuriosire in un crescendo di emozioni. Fanno vivere tante sensazioni e rendono il pubblico parte della scena, come se la barriera invisibile tra palco e platea fosse abbattuta completamente.
La fotografa che regala alcuni estratti di questo evento è stata curata da Diletta Salafia.

Nella cornice dell’elegante albergo Metropolitan, frequentato da persone benestanti e in villeggiatura si svolge questa commedia dove il confine tra illusione e manipolazione è labile e sottile.


La direzione ha ingaggiato due spiantati illusionisti per far divertire gli ospiti, che si portano al seguito le mogli in qualità di vallette. Artisti abbastanza improvvisati, il cui compenso modesto e i tanti debiti contratti causano non pochi problemi, ma che suscitano molto interesse in tutti i loro spettatori. A detta di qualche signora, il loro spettacolo illusionistico è leggendario.
Nella struttura trascorre le vacanze il gelosissimo Calogero Di Spelta, deriso per la sua gelosia nei confronti della moglie Marta. Uomo arcigno, burbero e anche un po’ scontroso.
Nonostante le continue prese in giro degli ospiti, i sospetti dell’uomo sono ben fondati. La moglie ha intrapreso una tresca con il fotografo. E approfitta, corrompendo gli illusionisti, per fuggire via con l’amante durante uno spettacolo. La scomparsa avviene in un modo magistrale e tra lo stupore generale.


I due malcapitati prestigiatori, per non incappare in ulteriori guai (è stata coinvolta anche la polizia) riescono a convincere il marito geloso e disperato che in realtà la moglie non è fuggita ma si trova rinchiusa in una scatola: la sua stessa apertura causerebbe la scoperta del tradimento. Il marito Calogero, cioè, potrà rivedere la sua Marta, verso ha cui sempre nutrito dubbi, a condizione di accettarne il tradimento senza mai più dubitare della sua fedeltà, altrimenti ella svanirà definitivamente. Ma l’uomo si abbandona alla sua follia vivendo senza mai separarsi dalla scatola e senza aprirla, preferendo quindi credere all’illusione che ella sia lì dentro, sempre con sé e fedele al suo amore.

Una follia consapevole a cui l’uomo si affida, tra lo stupore e la disperazione generale che porta all’amara considerazione di quanto sia più facile accettare una comoda bugia che una truce verità.


Questa commedia, scritta da Eduardo De Filippo nel 1948 rappresenta un perfetto esempio delle tematiche pirandelliane. Realtà e scene dove l’ironia non è altro che una maschera del dramma e ogni personaggio rappresenta emblema della miseria e della solitudine desertica umana.
Calogero maschera con la sua ossessiva gelosia prima e con la follia dopo la verità che gli si presenta sotto gli occhi. La sua Marta ama un altro uomo, e lui non riesce ad accettarlo.
Meglio perdersi in una disperata follia e non uscirne più.

