



Una delle strutture più antiche e ben conservate della contrada del Seprio, situato alle pendici del colle di Castelseprio. Poderoso, imponente, affascinante e misterioso.
Vide la nascita nel V secolo d.C., come avamposto militare a difesa dei barbari. Della struttura originaria sono ancora presenti le antiche mura di fortificazione e la torre di vedetta, che si stagliano immortali sulla valle dell’Olona.



Testimoni silenziosi dei secoli che passano, fermi e preziosi nella loro meraviglia: attraversati da tantissime vite e pensieri.
Prima come importante ed operoso centro della vita religiosa, poi comunità agricola e infine sito archeologico dell’Unesco.





Successivamente nel VIII secolo diventò un monastero di monache benedettine: donne appartenenti alle nobili famiglie che decisero di votarsi alla vita religiosa seguendo la regola benedettina.
La regola di San Benedetto era semplice ma metodica e cadenzata: 8 ore sonno, 8 ore di studio e altrettante di lavoro.




Conoscenza delle sacre scritture, lavoro nei campi e nei piccoli allevamenti per il sostentamento della comunità religiosa e infine il sonno per ritemprare corpo e spirito.
Ogni centro benedettino era una piccola città autonomia: poche leggi, molta dedizione e autosussistenza totale.






Le religiose fecero costruire una chiesa molto piccola e raccolta, composta da un solo abside e da una sola navata. Edificio semplice, adibito al culto degli abitanti del monastero.
La torre venne rialzata di un piano, sino al quarto livello dove si colloca la colombaia; al secondo piano si trovano ancora oggi, pur in stato parziale e degradato, gli ampi affreschi con un stuolo di monache, santi e martiri attorno ad un Cristo benedicente, preziosa testimonianza di pittura medievale.
Purtroppo non ci è dato sapere quale sia stato il disegno originale, ma sicuramente la visione era affascinante e copriva l’intera sala.



A seguito delle leggi napoleoniche, il convento fu dismesso e le sue sale utilizzate come fienili, forni e magazzini. Questo purtroppo ne causò il deterioramento, fino al 1977 quando il complesso fu salvato e restaurato dal Fai.

Sono attivi nelle vicinanze dei siti di scavo ed è sempre viva la ricerca di testimonianze che possano ricostruire la storia di questo edificio tanto bello quanto misterioso.




Un complesso da esplorare per scoprire le tracce di un passato lontano ma le cui testimonianze hanno resisto nel tempo.
E’ meraviglioso scorgere dei piccoli frammenti dell’arte nelle varie stanze del monastero. Volti noti, come quello di Gesù, altri anonimi come quello delle monache. Forse persi nel tempo: a chi appartenevano?
Forse non lo sapremo mai. Ma nel grande disegno della storia tutto è possibile.




Piccola menzione anche al ristorante, presente nella struttura, che offre proposte interessanti, di ottima qualità e a prezzi competitivi in una cornice rilassata, deliziosa e suggestiva.
La sala da pranzo è stata ricavata dal refettorio delle monache, con al suo interno un grande camino occupa la scena e l’allestimento rispetta appieno l’architettura originale.


Da provare il “Bastone di Torba”: una goduria culinaria nel segno della tradizione.
Un viaggio tra arte e sapore che si perde in età spesso poco considerate ma che si rivelano fonte inesauribile di vita e tradizione.

Obsculta, o fili, praecepta magistri, et inclina aurem cordis tui, et admonitionem pii patris libenter excipe et efficaciter comple.
Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno (Prologo alla regola benedettina)


Una opinione su "Il Monastero di Torba"