
Si nasce e si muore senza misura, senza essere eterni,
ma solo un rumore tra due eterni silenzi, nell’inferno
e paradiso che ci diamo prima e dopo la morte.
Io in quegli occhi l’ho visto, ho visto di tutto,
ho visto l’immenso.
Ci sono luoghi che sanno di limbo. Ricolmi di attesa, dove la malinconia è la compagna prediletta e in cui si può percepire davvero il senso di abbandono dell’anima.
Le case di riposo, o meglio conosciute come RSA. Dimore che si prefiggono il compito di curare le persone anziane con gravi problemi fisici e cognitivi, ma che in realtà rappresentano spesso un parcheggio dove le famiglie lasciano i propri cari non più giovani.
Ben accuditi e curati sicuramente, ma spesso lasciati soli senza l’affetto e il calore della famiglia. Spesso anelando una visita o una semplice chiamata.
Esistenze che si sono fermate. Persone che hanno vissuto mille vite e ora si ritrovano tutte a vivere lo stesso deserto, spesso arido e opprimente.
Ritmi sempre uguali, con cadenze sempre uguali e senza una apparente spiraglio di novità.
Attraverso un percorso di immagini e parole scopriamo una realtà che spesso viene abbandonata all’indifferenza più profonda. Giancarlo Frisoni, fotografo professionista, rivolge il suo obiettivo ai tanti volti che si incrociano in queste strutture.
Osserviamo, con la fotografia, quegli occhi spenti che aprono un libro raccontare, oltre ogni malattia o acciacco dell’età.

Questa opera è un racconto per immagini di un mondo sommerso e affogato nella sua condizione scomoda di invisibile esistenza. Non sono persone, sono anime in attesa di qualcosa.
Chi, perso nei suoi pensieri, chi sopraffatto dalla malattia. Fragili sia nel corpo che nell’anima, indifesi e precari nella loro condizione: se vogliamo quasi bambini in un mondo troppo indaffarato.
Sono tante le esistenze che accompagnano questo affresco fotografico di vita. Diapositive di vari momenti, voce di tante sensazioni, movimenti piccoli e delicati, visi diversi che si incrociano nello stesso medesimo destino.
Nei loro occhi i pensieri, gli accadimenti e gli insegnamenti. Hanno ancora tanto da dire le loro parole non dette ma espresse con rumori, espressioni e gesti.
Guardarli e scrutare la loro anima per ritrovare ciò erano, oltre ogni confine Restituire la vita che meritano, perché non deve essere età che limiti il rimanere essere umani.
In qualche parte del loro cuore è riposta la loro essenza, uomini e donne che hanno amato, vissuto e costruito la loro esistenza. Forse non si possono capire, ma basta sentire il loro cuore per comprendere che sono ancora qui con noi.

Ore che passano senza passare mai del tutto, consapevoli che non esistono più le scadenze e i tanti impegni. Sguardi a volte persi in qualcosa di ignoto, a volte attivi come piccole creature curiose.
La cadenza dei pasti, delle attività e del sonno viene magistralmente rappresentata con uno spaccato coraggioso che vuole immergersi nel profondo. La dolce tenerezza del personale delle strutture e dei tanti animatori che lavorano nelle strutture per dare quella tenerezza che manca così tanto. Piccole premure, una chiacchiera, un abbraccio possono donare uno spiraglio di pace.
Questo libro è anche una sorta di indagine per capire quelle vite che celano dietro ad una coltre assopita e spesso rassegnata.
Giancarlo Frisoni ne dipinge un ritratto coraggioso e dona voce a quei volti che spesso la società ha rinchiuso nelle prigioni dell’ indifferenza.
Sono anime, non corpi vuoti.
Per ricordarci che l’anima di queste persone è ancora nel loro cuore e che il muro della malattia non deve ergersi più forte dell’amore.
Loro sono ancora pronti ad ascoltare le nostre parole, basta solo imparare ad sentire con pazienza il loro cuore.
L’amore può fare miracoli.
Ricordati di volermi bene
il saluto a mio nonno, malato di alzheimer

