
Una rappresentazione ricca, imponente,sempre ad opera di Giovanni Todisco, è Giuditta ed Oloferne. Uno degli episodi biblici maggiormente conosciuti e ritratti nell’arte.
Vi è dipinto l’esercito Israelita, composto da fanti, cavalieri e suonatori di tamburi che si
preparano alla battaglia ed entrano nell’accampamento dell’esercito assiro, chiaramente messo in fuga.
Infatti la testa di Oloferne viene orrendamente ostentata sugli spalti del castello.
La tragedia biblica si è già conclusa la notte precedente.

Due frasi coronano l’episodio, rievocando la gioia per il popolo di Israele.
TU GLORIA
HIERUSALEM LA LETITIA ISRAEL
FUGG LO ESERCITO DI OLOFERN
OLOFERNASIACEBAT IN LECTO
NIMIA EBRIETATE SSOPITUS.
E’ innegabile, dopo aver esaminato questo ciclo di opere, non notare la contaminazione rinascimentale che traspare in particolare in questa ultima opera.
Come hanno osservato diversi studiosi, la solennità delle vicende narrate è caratterizzata da una certa fastosità e libera da ogni tensione emotiva. Ogni personaggio indossa abiti ricchi, gli ambienti sono colorati e di fattura cortigiana.
Particolarmente interessante fare una menzione ai personaggi secondari, rappresentati attorno alla vicenda. Ricercati, quasi in pose teatrali.
L’ analitica descrizione del paesaggio in lontananza, in cui scopriamo minuscole figure umane in movimento”, i “corpi impostati ad una certa
Rita Bianco
quadratura delle forme”, le “fisionomie ‘pungenti’ dei personaggi che serbano talvolta il ricordo di un altro
diffusore dello squarcionismo nel sud, quale fu Vincenzo de Rogata”, i “pavimenti quadrettati”, la “preziosa
cromia” e i “caldi riflessi dorati, dai luminosi accordi, in cui si intravede l’eco della miniatura napoletana di
cinquanta anni addietro…” che, secondo il suggerimento del Kalby, richiamano lo stile di Cristoforo Scacco.

Potete trovare i precedenti articoli ai seguenti link:
Nabucodonosor e i tre fanciulli nella fornace.
Gli Affreschi del Convento: viaggio nell’arte di Giovanni Todisco.

Qui si conclude il mio viaggio in questo ciclo di meraviglia, ma l’ arte non ha lasciato traccia soltanto nel convento di Oppido.
Dove andremo mai la prossima volta?
