
Immersa nella natura e a ridosso del parco archeologico di Castelseprio si trova la suggestiva chiesa di Santa Maria foris portas.
Unico edificio ad aver resistito a seguito della distruzione del borgo nel 1287, è la costruzione più antica di tutto il comune. Un piccolo gioiello di inestimabile valore e testimone dei tanti cambiamenti avvenuti nella valle del Seprio.

La sue denominazione “al di fuori delle porte”, nota già dal 1200, rimanda forse ad una collocazione isolata dal resto del centro cittadino. Probabilmente era parte di un complesso monastico.
Origini antichissime e misteriose. L’intero edificio sorge su una collina in cui gli scavi hanno rivelato un cimitero protostorico. Il verde dei boschi ne rivela,fin dai primi scorci, il fascino che si perde nel tempo e tutt’ora è ignoto.

La struttura presenta una pianta trilobata a croce greca: al suo interno è presente un unica navata con due absidi, su modello delle chiese orientali.
La chiesa ebbe, nei secoli, vari vicissitudini, non ultimo il fatto di essere stata destinata ad uso agricolo esattamente come il Monastero di Torba. Di fatto un’azione del genere, come è facilmente intuibile,ne causò il deterioramento degli affreschi e lo stravolgimento della stessa struttura. Le aperture furono modificate per garantire il transito dei carri.




Grazie ad un lavoro certosino e costante degli archeologi sono stati rinvenuti i pavimenti e ricostruiti gli absidi per far tornare l’edificio alla sua forma originale. In questo modo i tanti turisti e curiosi posso farsi un’idea della bellezza originaria.

Quello che però gli scavi hanno rivelato è il meraviglioso ciclo di affreschi che occupa l’ abside e si intravede fin dall’ingresso. Opere d’arte che hanno resistito nei secoli e rappresentano una testimonianza di fede assolutamente straordinaria e particolare.

Seguendo quanto ha resistito nel tempo, si intuisce che le scene proposte non vengono dai vangeli canonici ma da quelli apocrifi. Inoltre l’autore, di cui non ci è pervenuto il nome, è quasi sicuramente di origine o di influenza orientale.
Qui sotto troviamo una ricostruzione dettagliata.


Spicca e sovrasta la scena il Cristo Pantocratore (che crea tutto) la cui espressività e plasticità è sicuramente innovativa rispetto agli affreschi presenti nelle zone. Il suo è atteggiamento solenne ma non statico. Realizzato su un pregevole sfondo blu, ai tempi molto difficile da reperire ed estremamente costoso.

Le scene rappresentate attraversano l’infanzia del profeta: dall’annunciazione alla presentazione al tempio. Scene delicate, sentite e che affondano le radici in una devozione senza tempo e nei racconti che rendevano le figure bibliche più vicine all’uomo.



Meravigliosa l’immagine della vergine che si riposa dopo il parto mentre le levatrici lavano il bambino. Secondo la tradizione dei vangeli apocrifi, una di esse dubitò della verginità di Maria e il braccio gli fu tranciato di netto.

E’ bellissimo scorgere i piccoli dettagli e le espressioni intense, quasi come se parlassero.
Racconti di fede, esortazioni all’anima che si perdono nei secoli ma che sono rimaste là. Esattamente dove il loro creatore ha impresso la sua arte.



Resilienti ai tanti accadimenti che le hanno attraversati, eterne nella loro meraviglia. Bellissime per ciò che trasmettono, potenti nel loro messaggi.

Nulla potrà mai qualsiasi evento contro la forza dell’ arte e del ricordo. Perché è esattamente questo che le ha fatte arrivare fino a noi.
E noi,con ogni mezzo,dobbiamo mantenere in vita queste meraviglie.



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