
Una delle vittime più famose e controverse della Santa Inquisizione fu senza dubbio il filosofo nolano Giordano Bruno. Una personalità scomoda, curiosa e irriverente che indagava sui tanti misteri del mondo con occhio critico e scevro da ogni tipo di influenza.
Girovago del mondo e consigliere fidato dei più grandi sovrani dell’epoca, come Elisabetta I d’Inghilterra.
In questo film del 1973 Gian Maria Volontè ne dipinge un affresco vivace, ribelle e indagatore. La vicenda inizia a Venezia, dove il filosofo, monaco domenicano, viene arrestato a seguito della segnalazione da parte del Giovanni Francesco Mocenigo. Quest’ultimo è un nobile della città lagunare che ospita l’uomo per cercare di carpirne i segreti su magia e memoria. Tuttavia rimane scosso dalla libertà di idee e disinibizione del pensiero e decide di denunciarlo.
Fin da subito si percepisce una forte opposizione alla superstizione popolare e un coraggio notevole nel portare avanti delle dottrine assolutamente rivoluzionarie.
“Stolti del mondo voi che avete formata la religione, gli maggiori asini del mondo siete voi che per grazia del cielo avete riformata la corrotta fede.”
giordano bruno

L’uomo viene dunque estradato a Roma, dove incontra il tribunale ecclesiastico che gli offre possibilità di redenzione a patto di abiurare le sue tesi. Tuttavia Giordano Bruno si rifiuta categoricamente di compiere tale azione. Nemmeno la richiesta di avere udienza con il Papa potrà sulle convinzione e, anzi, il pontefice sarà profondamente turbato e confuso sulle azioni da intraprendere.
E inizia un percorso profondamente introspettivo nell’anima del protagonista. Egli è fermamente risoluto della bontà delle sue tesi, e ribadisce la necessità profonda di un rinnovamento da parte della chiesa. Le accuse risultano anche pretestuose e assolutamente mal interpretate; in particolar modo gli estratti della produzione di Bruno sono letti senza contestualizzazione e possibilità di adeguata replica.

Una delle teorie considerate eretiche e profondamente squilibrate dalla dottrina cattolica è l’esortazione ad utilizzare le capacità umane al massimo. La sua visione profondamente umano centrica è motivo di sdegno e orrore per gli ecclesiastici: Dio non è il tutto, è l’uomo ad essere creatore del suo destino. Bruno fu uno dei primi ad ipotizzare la teoria eliocentrica e a negare formalmente la dottrina trinitaria.
L’ essere umano diventava il centro del mondo e doveva imparare a sviluppare al massimo le sue potenzialità.
“Io ho ritenuto e ritengo che le anime siano immortali… I Cattolici insegnano che non passano da un corpo in un altro, ma vanno in Paradiso, nel Purgatorio o nell’Inferno. Ma io ho ragionato profondamente e, parlando da filosofo, poiché l’anima non si trova senza corpo e tuttavia non è corpo, può essere in un corpo o in un altro, o passare da un corpo all’altro. Questo, se anche può non esser vero, è almeno verosimile, secondo l’opinione di Pitagora.”
giordano bruno
Nei suoi interrogatori si evince un uomo fermo sulle sue teorie, e determinato a portarle avanti anche a costo della tortura. Tuttavia egli si rende conto, con profonda amarezza, che la stessa chiesa è rimasta ferma nelle sue polverose convinzioni. Nulla farà cambiare idea.
La sentenza era stata scritta ancora prima della pronuncia ufficiale.
Non esiste alcuna voglia di innovazione e cambiamento, e il l’uomo non è mai protagonista della sua fede, ma suddito dei dettami della religione. Come un automa deve attenersi alle sacre scritture senza proferire.
“Io penso a un universo infinito. Stimo infatti cosa indegna della infinita potenza divina che, potendo creare oltre a questo mondo un altro e altri ancora, infiniti, ne avesse prodotto uno solo, finito. Così io ho parlato di infiniti mondi particolari simili alla Terra.”
giordano bruno

La sentenza di morte si svolgerà all’alba del 17 Febbraio 1600 “con la lingua in giova”, ossia chiusa in una morsa che gli impedisce di parlare, Giordano Bruno viene condotto a Campo de’ Fiori e lì viene bruciato.
Una fine atroce che cercherà di cancellare ogni traccia dei suoi pensieri per le generazione future. Nelle fiamme la chiesa spera di bruciare non solo il corpo, ma anche le opere.
Libri che hanno resistito fino a noi, per quasi 400 anni, molti dei quali vissuti in totale clandestinità.

In quel rogo, che la mente rifiuta per la crudeltà, non si è consumata solo una violenza ma è stata uccisa la libertà di pensiero. Tuttavia è stata accesa una fiamma eterna: quella della conoscenza. Un fuoco vivo, che brucia l’anima, elettrizza la mente e ravviva i sensi.
Grazie a filosofi come Bruno, inizia a infondersi nelle menti la convinzione dell’importanza della conoscenza e dello sviluppo di un pensiero autonomo. Le basi del pensiero razionale iniziano a vedere la luce grazie agli scritti di questo straordinario personaggio.
Su esempio del monaco nolano iniziarono a diffondersi moltissime correnti di pensiero che vedevano negli scritti dell’uomo una fonte di ispirazione. Tutt’ora l’immagine di Giordano Bruno è emblema e mito di una libertà straordinaria, nella sua forma più pura.

La libertà oltre il pensiero, eterna e guida nei secoli.
Liberi per il bene dell’essere umano, un bene che guarda oltre la morte.
Un sentimento che attraversato i cuori e le lotte di tantissimi pensatori per diventare la realtà di cui godiamo oggi.
Una realtà dove ogni opinione può essere espressa senza paura o ritorsioni.
Un sacrificio che andrebbe onorato ogni giorno perché respiro del nostro pensiero.
“La libertà di pensiero è più forte della tracotanza del potere.”
giordano bruno

