
Domenica 30 Giugno si è tenuta, nella suggestiva cornice del Caffè Lucioni, la presentazione del libro “Elisabetta degli Oleari, Strega” scritto da Chiara Zangarini e introdotto per l’occasione dal prof. Ugo Marelli.
Il volume,edito da Macchione editore, è disponibile, assieme alle altre opere dell’autrice, su tutte le piattaforme marketplace del settore.
Durante il pomeriggio è stata raccontata la triste vicenda delle streghe di Venegono, con particolare attenzione alla figura di Elisabetta Oleari e contestualizzando attentamente la fase storica che attraversava la contrada del Seprio.
Durante la presentazione è stata anche utilizzata una cartina storica in modo che fosse maggiormente chiara anche la collocazione dei luoghi narrati: a distanza di secoli profondamente cambiati e modificati dall’avvento della modernità e dalla natura stessa.

La vicenda delle condannate di Venegono fu ricostruita, per la prima volta, da Anna Marcaccioli Castiglioni nel 1999 grazie al recupero di alcuni manoscritti dell’epoca che si erano miracolosamente salvati dalla distruzione voluta dal governo austriaco. Sicuramente un lavoro non facile ma che fu svolto in modo scrupoloso, attento e preciso per descrivere dei fatti che altrimenti sarebbero stati condannati all’oblio delle coscienze.
Quasi come un riscatto di queste povere donne rispetto al dramma vissuto sopravvissuto alla luce delle tante avversità attraversate nei secoli.

Questo libro sviluppa una trama basandosi su precise e metodiche ricerche storiche ma con profonde e importanti analisi sulle vicende delle singole donne: racconto narrativo e storico, in cui ogni elemento si fonde perfettamente e la lettura è immersione nelle parole e viaggio all’interno dei tanti episodi raccontati.
E’ innegabile la voglia di scoprire sempre di più e di visitare quei luoghi, che molti di noi passano quasi tutti i giorni senza aver mai immaginato l’orrore di cui essi sono stati testimoni.
Il tutto si svolse a Venegono Superiore, tra la piazza della chiesa di Santa Maria e il castello dei Comboniani, un tempo possedimento del Conte Fioramonte Castiglioni.
Il periodo a cui fanno riferimento le cronache percorre i mesi di Marzo, Aprile e Giugno 1520.

Tutto ebbe inizio il 20 Marzo 1520 quando alla porta della chiesa venne affisso l’avviso generale dell’Inquisitore, frate Battista da Pavia. E’ importante ricordare che la fede cattolica si trova in un momento di grande crisi. Solo tre anni prima,Lutero aveva affisso le sue tesi al portone della chiesa di Wittenberg dando inizio così alla riforma protestante.
Il clero si era prefisso una sorta di epurazione di eretici, streghe e oppositori. Sotto la croce che invocava la purificazione di corpo e anima, caddero trucidati quasi 45000 esseri umani di cui molti rimasti senza nome e senza giustizia.
Rende noto a tutti gli abitanti, maschi e femmine, (….)
frate Battista da Pavia
se qualcuno o qualcuna sa o ha visto o sentito, di eretici, entro i soprascritti termini- tre giorni- li denunci.
La popolazione, complice le tante malelingue e l’ignoranza, segnala alle autorità alcune persone e il tribunale decreta che siano sette donne a finire sotto processo.
Peccati o colpe evidenti non furono mai provate. Nessuno le vide mai intente a compiere omicidi, orge o sabba. Tuttavia erano additate per alcune stranezze, rapportate con la mentalità superstiziosa dell’epoca. Ad esempio, le erbane erano considerate persone intente a praticare strani riti: in realtà, nelle erbe trovavano possibile rimedio a ciò che la scienza ancora non aveva scongiurato.
Anche una semplice ostetrica era considerata personalità dubbia e fonte di sospetto.

Margherita e Caterina, madre e figlia accumunate da un destino avverso e che condividono una vita povera e faticosa. Legate in modo indissolubile e dedite a cercare piccoli rimedi ai mali comuni mediante erbe e piccoli unguenti
Elisabetta è una vedova che sopravvive lavorando i campi: in casa viene trovato qualche unguento e mazzetto di erbe. Ama i gatti ed è una donna molto sola e provata dal suo destino.
Maddalena è anch’essa povera, devastata dalla morte recente del figlio. Viene chiamata la “Ravizzina” e soffre di un forte prurito, vive con il marito ma è spesso guardata con diffidenza per il suo carattere.
Antonina possiede una locanda con il marito Antonio e la sua è una vita di fatica e privazioni. Alla vista delle guardie sembra osservare un atteggiamento di rassegnazione. Conosce la portata malvagia che accompagna le malelingue.

Un libro che ricostruisce quel passato e quelle vicende che l’uomo ha cercato di nascondere. Raccontate nella loro crudezza e con coraggio. Torture, umiliazioni pubbliche e confessioni estorte a forza e per paura.
La protagonista, nonostante le torture e la condanna assieme alle altre sventurate, si professò innocente fino alla morte. Nonostante le altre avessero rivelato uno scenario disturbante e profondamente scioccante. Rapporti carnali con il diavolo, omicidi di bestiame e bambini ed Elisabetta è a capo di tutte queste oscenità.
La condanna a morte si consumerà l’ 8 Giugno 1520.

Questo incontro ha rappresentato non solo una rievocazione storica ma anche occasione di profonda riflessione per tutta la violenza che le pagine trasmettono.
Una violenza descritta con un profondo senso di giustizia e rivendicazione dei diritti umani. Per ricordare e onorare fatti tanto orrendi e assurdi.
Da leggere e conservare con il fine di rendere giustizia a queste donne attraverso l’eterna memoria.
Un sentito ringraziamento a caffè Carluccio per la bellissima location, l’accoglienza e il buonissimo gelato. Un plauso al prof. Marelli per la passione e il pathos con cui ha incuriosito gli spettatori intervenuti.
E, ultima ma non ultima, grazie a Chiara Zangarini che con il suo lavoro magistrale, preciso e coinvolgente,ma impresso nelle nostre memorie un ricordo assolutamente necessario.
Negli ultimi giorni Elisabetta si chiuse in un mutismo assoluto.
Elisabetta oleari
Non aprì più la sua bocca. Non era più in quella prigione.
Non aveva fame, nè sete. Era tornata bella, era tornata giovane dai capelli neri e ribelli e dagli occhi blu.
Era tornata a casa, dai suoi gatti e dai suo fiori.

