Non c’è più il futuro di una volta.

Oggi racconto di un film, stroncato dalla critica, che però ho sempre visto con piacere.

Trama dove comicità, assurdo e paradosso sono la componente principale e la realtà proposta è un misto tra apocalittico e grottesco.

Prodotto e diretto da Carlo Vanzina nel 2007 racconta la storia di una sgangherata banda di mercenari/ patrioti che attraversano l’Italia nel tentativo di riunificarla.

La penisola imperversa in uno scenario di degrado, ignoranza e povertà: nonostante sia collocato in un futuro abbastanza prossimo, sono ancora presenti la Santa Inquisizione e nel nord imperversa quello che sembra un forte ritorno al Medioevo.

Infatti il paese è diviso, esattamente come 200 anni prima.

Al Nord vi è il regno della Lega che impedisce l’accesso a chi si trovi oltre il confine del sacro Po. Al Centro si contendono i territori toscani i Della Valle e i Cecchi Gori mentre in Emilia Romagna domina la repubblica popolare.

Il Papato si è conquistato Roma e le terre circostanti mentre il sud è colonizzato dallo strampalato sultanato delle due Sicilie. Governato dal regno d’Africa e islamizzato.

Da qui i patrioti iniziano il loro viaggio recuperando sulla loro strada altri gregari. Una sorta di chiamata alle armi in nome di una causa nobile e che sarà ricordata ai posteri.

Al gruppo, capitanato dal prof. Ademaro Maroncelli e formato in origine da Grosso, Pride e Tony si uniscono in Sicilia due ladri ammaliati dall’idea di un possibile tesoro che li attende a Torino.

Lungo la strada incontrano Unna e il patriota (ex parcheggiatore abusivo) Nicola Cipponi. Figure vernacolari e particolari: Unna è la concorrente di un reality in fuga, mentre l’uomo è un fermo sostenitore del nuovo Risorgimento.

Tutti assieme si recano in incognito a Roma, dove troveranno un infiltrato che li aiuterà a fuggire dopo la cattura per colpa di una soffiata. Il loro aiutante sarà il cardinale Bonifacio, interpretato da un sempre straordinario Michele Placido.

Qui riceveranno la vera copia della Gioconda che dovrà essere utilizzata come merce di scambio con i francesi al fine di comprare armi utili ad una nuova insurrezione popolare.

La Gioconda esposta al Louvre è solo una copia, in attesa che ritorni quella originale.

Al gruppo si aggiungerà Mara, una donna condannata a morte per prostituzione, ma scampata grazie all’affiliazione al gruppo. Di buon cuore, a modo suo darà il contributo alla causa e susciterà non pochi contrasti.

Il viaggio continuerà all’insegna degli incontri con i personaggi più strampalati come il principe Cecchi Gori o il patriota Moby Dick.

Ceccherini interpreterà il nostalgico nobile che anela il ritorno del dominio dei suoi avi, contro l’usurpazione della famiglia dell’imprenditore marchigiano. Sempre sopra le righe che nessuno sa interpretare meglio di lui.

Tutto in una cornice strampalata ma esilarante. Feudi dominati da signori con al seguito stuoli di servi, fosse comuni per vittime di peste: quasi un nuovo Medioevo da cui il protagonista vuole far uscire il paese.

L’epilogo sarà ancora più sorprendente ma interessante.

Un film divertente, caratterizzato da una buona recitazione e con attori di primo ordine che hanno militato e presenze attive del panorama della stand-up comedy italiana. La comicità viene generata da paradossi, doppi sensi e iperboli: la sua stessa ambientazione è iperbole di quello che sono stati gli anni dopo la caduta dell’impero romano. Anni difficili, anni d’ignoranza e malattie.

A mio modesto parere, a torto considerato un film pessimo e senza spessore. Forse perché estremizzato e a tratti improbabile.

Non un prodotto impegnativo, ma Abatantuono è sempre convincente nei suoi ruoli di capo brigata dove raccoglie elementi discutibili ma perfetti nel loro insieme. Emilio Soffrizzi, Sabina Impacciatore, Andrea Osvart, Jonathan Kashian, Annamaria Barbera sono tra i nomi che spiccano nella pellicola e regalano interpretazioni variegate e articolate. Rendendo i loro personaggi unici e mai simili tra loro.

Spicca anche parlata assolutamente particolare del protagonista che attinge a storpiature, espressioni dialettali e neologismi. Unica e inconfondibile in espressione e produzione.

L’ assurdo che non ti aspetti

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