Il Castello di Masnago

A Varese è presente una importante e suggestiva costruzione: il Castello Castiglioni- Mantegazza. Edificio assolutamente unico nella sua struttura e studiato per non essere un semplice monumento.

Oggi di proprietà del comune di Varese, è sede di importanti mostre artistiche e sede del Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea.

Una scelta vincente l’accostamento tra differenti stili: l’evoluzione dell’arte in una cornice delicata e colorata. Non una semplice raccolta, ma un percorso visivo ed emozionale attraverso i secoli.

Il castello si compone di una poderosa torre di avvistamento, che componeva il nucleo iniziale, risalente al XII secolo, tutt’ora esistente. Anticamente apparteneva alla famiglia dei Marliani, a cui succedettero i Castiglioni: a loro si deve l’ampliamento della struttura attorno alla torre.

La famiglia Castiglioni Stampa, cedette il castello nel 1934 al varesino Angelo Mantegazza, che durante i lavori di ristrutturazione scoprì il celebre ciclo di affreschi della Sala degli Svaghi e della Sala dei Vizi e delle Virtù.

Nel 1981 la struttura passò nella mani dell’ente comunale.

Il castello si compone di un’ala tardo medievale, con la presenza di alcuni rustici. La struttura ha una forma ad L, quasi a formare una pianta rettangolare: forma tipica per questo tipo di costruzioni.

Affascinante commistione di costruzioni, differenti per stile e secoli di creazione.

Nelle zone sono molto presenti questo tipo di complessi strutturali: anche il Monastero di Torba, ad una decina di km da Varese, presenta una originaria struttura centrale a cui si sono aggiunte varie costruzioni.

Gli affreschi che vennero scoperti nel 1937, rappresentano un raro esempio di pittura profana del gotico cortese. Innegabile una somiglianza con il ciclo di affreschi presenti al palazzo Branda Castiglioni di Castiglione Olona, ma anche con il Castello di Fenis.

Le due stanze principali sono differenti per lo stato di conservazione. La prima ha conservato per buona parte le sue opere, la seconda ha sofferto maggiormente i tanti cambiamenti dei tempi.

Sala dei Vizi e delle Virtù

Recenti studi suggeriscono che gli affreschi presenti nella sala siano opera di un artista vissuto nella prima metà del Quattrocento. Tale tesi viene supportata dalla presenza di alcune monete, per la precisione grossi milanesi, coniati tra il 1447 e il 1450, nella Sala dei Vizi e delle Virtù. Tutta la rappresentazione proposta ha una chiara ispirazione filosofica e morale.

Il tema centrale è la diatriba tra i Vizi e le Virtù. Vi sono presenti sette scene, in ognuna di esse sono raffigurate tre figure femminili: la virtù, incoronata, affiancata dai due vizi.

I vizi mostrano atteggiamenti scorretti rispetto alla sovrana virtù che si erge superiore e solenne.

Questo ciclo è una preziosa testimonianza di come l’umanesimo abbia avuto una grande diffusione anche a Varese. Con molta probabilità il castello stesso era punto di ritrovo di filosofi, artisti e intellettuali dell’epoca.

Fra le figure identificate vi sono

  • La Liberalità circondata dall’ Avarizia e dalla Prodigalità, la quale è intenta a sperperare le sue monete.
  • La Castità, affiancata dalla Lussuria e dalla Vanità che si guarda allo specchio.
  • L’Ira.
  • L’Umiltà, con Superbia e Arroganza.
  • La Carità assieme all’Ipocrisia e all’Invidia.
  • La Sollecitudine accompagna da Pigrizia e Accidia.
  • La Temperanza tra Gola e Maldicenza.
  • La Fede con il calice
  • La Speranza con un’ancora.

Perfetta la presenza di una scultura di Floriano Bodini che illumina ulteriormente l’aura allegorica presente nella stanza.

 Sala degli Svaghi

Le riproduzioni presenti nella stanza seguivano la moda dell’epoca: una sorta di revival gotico. Non esiste prospettiva. Tuttavia sono presenti alcuni paesaggi suggestivi come un prato fiorito e una sfilata di personaggi illustri ed eleganti. Probabilmente il disegno originale era molto ricco e variopinto e non è difficile immaginare lo stupore dei tanti ospiti che in queste sale hanno soggiornato.

Bellissimi i particolari che si possono notare all’ingresso della sala: testimoni di un fasto che fu e ricordo inestimabile per le generazioni future.

Sono presenti anche alcune sale “minori” come la meravigliosa sala della Crocifissione e quella delle colonne, forse la più recente di tutte.

La prima sempre risalente al Quattrocento, ornata con motivi geometrici e colorati che ne suggerisce un’uso di tipo religioso. Anche le piccole fessure erano adibite a custodire ornamenti liturgici o oggetti sacri. Le dimensioni raccolte fanno supporre una piccola cappella ad uso familiare.

Le colonne della stanza dedicata ne suggeriscono una creazione cinquecentesca, e al suo interno sono rappresentati gli stessi delle più importanti famiglie varesine. In questo caso, la sua destinazione d’uso si potrebbe ipotizzare fosse di rappresentanza. Chiara l’influenza classica e la ricerca di sollenità.

E’ innegabile il fascino che esercita una simile struttura dove la visita è esplorazione e viaggio nel tempo. Immaginando la vita dell’epoca, gli usi e i costumi. Le rappresentazioni sembrano raccontare le storie a cui esse hanno assistito.

Gran dame intente ad assistere a cerimonie ufficiali, in posa solenne e superba. Donne che si dedicano alla cura della persona e uomini intenti a praticare alcune attività molto diffuse per l’epoca, come la navigazione dei fiumi.

Affreschi che sembrano fotografie in cui ad ogni sguardo si sorge un nuovo particolare.

La storia attraverso le immagini impresse in un ricordo eterno.

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