Renato Guttuso: un viaggio intimo nell’anima dell’artista.

E’ attivo, presso il castello di Masnago, un nuovo percorso espositivo a cura di Serena Contini. Una rassegna dedicata alle figure di Baj, Guttuso e Tavernari. Artisti operanti e vissuti nel 900 e testimoni dei tantissimi cambiamenti che hanno attraversato un secolo segnato da due guerre mondiali, una rinascita economica e il blocco tra mondo sovietico e mondo occidentale.

All’interno delle sale quattrocentesche della struttura, in particolare in quella degli svaghi, è possibile ammirare le creazioni dei protagonisti della mostra. Personalità profondamente legate al territorio varesino: basti pensare a quante tracce abbia lasciato una figura importantissima come Guttuso.

Un viaggio nella mente, nell’estro e nell’anima degli artisti non solo attraverso opere di inestimabile valore ma anche mediante materiale più intimo come lettere, piccolo schizzi e pubblicazioni. Momenti preziosi dove potevano dialogare con la propria anima, lontano dal loro essere personaggi che li aveva sicuramente regalato fama, ma aveva limitato in qualche modo la liberazione completa della propria arte.

Oggi la mia attenzione è dedicata alle opere di Renato Guttuso.

Nato a Bagheria nel 1911 visse a cavallo tra Palermo e Roma e divenne uno dei maggiori esponenti della pittura neorealista italiana. Importante ricordare anche il suo impegno sociale e la sua attività politica come senatore. Il suo stile è variegato e attinge dalle correnti presenti e vive negli anni della seconda guerra mondiale e successivi.

In questa rassegna sono presenti alcune creazioni tra le più emblematiche dell’artista, in un analisi profonda del suo mondo e della sua estetica.

Influenze cubiste e astratte ma sempre con una profonda attenzione alla figura umana, in una sorta di neoumanesimo realista.

Notiamo predominante, come domina, la figura femminile: ripresa in movimenti quasi di ispirazione classica, sospesa tra la realtà e il sogno, tra morte e piacere. Forse rubata da scene di vita quotidiana, forse viaggio onirico: tutto potrebbe essere.

Il bello della maestria di Guttuso sta nell’esser tra il sonno e la veglia. Spirito che guarda all’io più intimo, oltrepassando la realtà.

Scene quasi oniriche, che sembrano non avere una collocazione precisa all’interno dello spazio temporale ma sono materia viva e corpi plastici sopra cui il pittore ha impresso il suo estro. Sullo sfondo presenti simboli che richiamano a varie tradizioni o immagini dell’inconscio.

Viaggio di pensiero, viaggio di studio e viaggio nell’anima.

Senza limiti, senza paura di scoprire ciò che l’anima nasconde.

Moderno prometeo alla ricerca dell’arte perfetta, regalando attraverso le opere, immagini all’anima.

Un pittore che parla all’anima di chi osserva i suoi capolavori regalando un viaggio introspettivo dentro il proprio io.

Arte che insegna la catarsi, catarsi che usa l’arte come ponte verso l’infinito.

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