
“Loro [i Cristiani] devono sentire che c’è una forza oscura, un potere malvagio con il quale devono fare i conti, che… li faccia diventare molto più estremi.
Euronymous
Noi crediamo inoltre che quando brucia una chiesa non sono solo i fedeli a soffrirne, ma anche la gente in generale. Immagina una meravigliosa chiesa antica in legno… cosa succede quando brucia? I cristiani si disperano, la casa di Dio va in fiamme, e le persone comuni soffrono perché qualcosa di bello è andato distrutto. Così diffondiamo dolore e disperazione, che è sempre una buona cosa“

Per quale motivo la ricerca dell’ignoto deve necessariamente avere nell’idea popolare una accezione totalmente negativa? Perché qualcosa che non si conosce è necessariamente identificabile con il male?
Forse per quella assurda e inspiegabile dicotomia in cui si trova prigioniera la nostra società ipocrita. Un pensiero che condanna l’occulto e il mondo esoterico ma accetta passivamente modelli fuorvianti e totalmente privi di ogni forma morale. Gabbia durata di uno schiavismo morale mascherato dalla maschera oppressiva di un presente bene comune.
E’ forse meglio la totale esibizione del nulla onnipresente ovunque sui social o uno studio continuo, anche coraggioso, di ciò che è ancora da scoprire? La ricerca scomoda di qualcosa che generalmente viene osteggiata è atto di coraggio e di un pizzico di follia.
Ma credo che ogni pensatore, per essere davvero libero, debba anche essere fuori dagli schemi.

Queste sono le premesse che mi hanno portato ad analizzare e a voler comprendere, lontano da quel polveroso e rancoroso pregiudizio che pare aleggi sovrano, la storia del Black Metal norvegese. Una corrente musicale ribelle, perversa e affascinante, ma che affonda radici nella cultura nordica più antica, quasi alla ricerca di una nuova tradizione neopagana. Abbattendo tutto ciò che le altre culture precedenti hanno costruito.

Una storia da comprendere e leggere senza alcun pregiudizio, morale o religioso.
Opera fondamentale in questa ricerca è Lord of Chaos: libro uscito nel 1998 e redatto a due mani di un giornalista statunitense e di uno scrittore norvegese. Cronaca e racconto perfettamente combinati per creare un’opera di cronaca, studio e indagine.
Controverso lavoro letterario profondamente osteggiato da molti amanti di questo tipo di musica e cardine per chi vuole scoprire sempre di più.

Michael Moynihan, è scrittore multiforme: musicista, giornalista ed editore. Membro fondatore del gruppo Blood Axis, band di ispirazione sperimentale. Didrik Søderlind è uno scrittore freelance e firma di moltissime testate giornalistiche del suo paese.
Resoconto attento, scrupoloso e documentato di cosa successe in quelli anni.

Dopo un’attenta e analitica premessa sulle correnti e le nuove tendenze del periodo, si inizia la narrazione introducendo il personaggio emblematico di Øystein Aarseth, in arte Euronymous.
Un giovane con una grande passione per la musica, la voglia di primeggiare e anche un certo spirito imprenditoriale che precorreva i tempi. Ragazzo problematico e di talento, su cui vi sono opinioni, dicerie e pensieri contrastanti.

Siamo nei primi anni 80, in Norvegia inizia a farsi strada un nuovo genere musicale: il black metal. Musica martellante, ritmi ossessivi, voci gutturali volutamente distorte. I temi trattati sono vari e molteplici. Si passa dalla dissacrazione dei simboli religiosi, alla rievocazione delle tradizioni celtiche e alla voglia di schioccare e andare oltre ogni forma normale di performance artistica. Le esibizioni sono al limite della blasfemia e spesso anche oggetto di preoccupazione da parte della società “benpensante”.

I Mayhem sono la band che si contraddistingue in questo scenario.
Fondata nel 1984 e, dopo alcune defezioni e divergenze di pensiero, composta principalmente e più notoriamente da:
- Jørn Stubberud, noto anche con lo pseudonimo di Necrobutcher , batterista. Tutt’ora è l’unico membro attivo della band, di cui porta avanti il nome con una formazione totalmente differente.
- Euronymous, pseudonimo di Øystein Aarseth, chitarrista
- Jan Axel Blomberg , batterista detto Hellhammer
Successivamente si unì a loro un ragazzo problematico ma dal talento assolutamente straordinario: Dead, pseudonimo di Per Yngve Ohlin.
Il termine Mayhem deriva dal termine Chaos e rappresenta appieno lo spirito che permeava il gruppo. Chaos, squilibrio, esaltazione e ribellione nella forma più vera e profondamente libera. Fuori da ogni limite, oltre ogni immaginazione e dettame.


Un gruppo di ragazzi giovani, accomunati dal desiderio di suonare musiche e comporre testi dissacranti, al limite del consentito.
Spingendosi oltre quell’ignoto e opponendosi ferocemente ai cosiddetti poser, ossia quelli che si spacciavano per amanti del genere metal e dello stile ma in concreto erano solo persone che seguivano la moda. Ipocriti nel seguire ciò che era una fede profonda e viscerale.
Euronymous inizia a diventare una figura di spicco della scena musicale norvegese, quasi dipinto come un capo, sicuramente carismatico ma dalla personalità complessa e non sempre trasparente.

Dopo aver raccontato del protagonista e fondatore si arriva al suicidio di Dead, caduto vittima dei suoi stessi demoni che lo portavano ad essere tutt’uno con la morte. Spingendosi fino allo stremo senza un senso apparentemente logico. Squilibrato e geniale.
Un rapporto ambivalente tra i due giovani. Quasi di amore e odio. Amore e rispetto per questa profonda simbiosi artistica ma anche astio per l’estremismo che rendeva praticamente impossibile avere qualsiasi rapporto normale o duraturo. La figura di Dead mi ha sempre fatto riflettere su quanto in un essere umano un talento grandioso possa andare di pari passo ad una evidente e devastante malattia mentale.
Chissà cosa avrebbe potuto creare se il suo disagio non lo avesse ucciso ancora prima del fucile.


Una volta deceduto Dead, Necrobutcher decide di lasciare la band, profondamente scosso dal cinismo di Euronymous che decide di porre come immagine del loro disco il cadere del cantante appena spirato. Una scena raccapricciante ma tutt’ora visionabile online. Macabra e quasi da film horror.
Nessuno si sarebbe mai spinto a tanto, contro ogni senso morale e pudore.

E questo spirito porterà alla nascita del cosiddetto “Inner Circle” sempre guidata da Aarseth, con sede nel suo piccolo negozio di dischi a Oslo, l’Helvete (“Inferno” in lingua norvegese).
Una congrega a metà strada tra setta e congregazione raziale, xenofoba e omofoba. La deriva peggiore che si potesse prendere.
Non solo: il ragazzo diventerà anche un produttore di musica locale, sempre di ispirazione black metal, alla ricerca di nuovi possibili talenti. Acquistando sempre più potere, influenza e fama. La piccola attività, infatti, avrà un buon successo e una clientela abbastanza costante e affezzionata.


Ma cosa fu l’Inner Circle?
Prima di tutto il cosiddetto Black Circle era qualcosa creato da Euronymous per far credere alla gente che ci fosse qualcosa, ma era una fandonia e non è mai esistito. Dall’altra parte i media credettero alla sua esistenza per un attimo, ma velocemente smisero di parlarne quando capirono che era una voce falsa.
Varg Vikernes

Nello scantinato dell’Helvete iniziarono a riunirsi gli appassionati del genere metal più puro, degenerando in quello che divenne un vero e proprio movimento violento.
Tra il 1992 e 1993, gli adepti restarono coinvolti in alcuni fatti di cronaca nera di vario genere. A partire dall’incendio doloso della chiesa medievale Stavkirke di Fantoft, fino all’omicidio di un omosessuale, sullo sfondo anche le minacce contro alcuni membri di gruppi musicali giudicati incoerenti o eccessivamente commerciali.

Punto di svolta è l’arrivo di Varg Vikernes, nato Kristian, un ragazzo di buona famiglia e dalla forte personalità. Ammirato da Euronymous, ma spesso in contrasto per differenti versioni di pensiero. Inizialmente sostituto di Dead, poi presenza sempre più scomoda e oppositiva alla staticità delle decisioni dei membri anziani.
Il titolare di Helvete voleva seguire un satanismo puro e antitesi della dottrina cristiana, mentre il suo gregario era fermamente contrario ad ogni sorta di religioni abramitica.
Un’opposizione che avrà risvolti assolutamente inaspettati.

Il resto è cronaca, ma con ancora moltissimo da raccontare. La verità, come l’ignoto che rincorrevano questi giovani, non è mai stata scoperta del tutto.
Da questo libro è stato anche ispirato un film omonimo, a mio parere molto interessante e di cui spero a breve di raccontare, molto osteggiato e criticato dai protagonisti.
Ma, come molti cronisti e youtuber hanno evidenziato, queste critiche sono frutto di una scomoda verità messa a nudo.
A tal proposito consiglio vivamente questo video su Youtube profondamente accurato e dettagliato a cura del canale Crime&Comedy, uno dei migliori podcast di true crime.
https://www.youtube.com/watch?v=lB7KvWVJUJA


Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell’abisso, inferno o cielo non importa. Giù nell’ignoto per trovarvi il nuovo.
Charles Baudelaire, Il viaggio, I fiori del male, 1857/61
Una storia tanto perversa da ammaliare la mente e legarla morbosamente ad essa. Quasi come se ci fosse un legame tra il pensiero razionale, presente in ognuno di noi, e l’ignoto.
Ragazzi che volevano sopraffare ogni legge e oltraggiare ogni forma di religione, colpevole di schiavizzare ogni possibile pensiero libero e sottomettere ogni cultura.
Feroci, privi di sentimento, immondi e crudeli ma affascinanti come solo i principi dell’oscurità sanno essere. Angeli caduti dal cielo verso gli inferi per la loro ribellioni.
Esseri che vivono ai margini, respinti dal buonsenso e dal pudore comune, dannati in vita ma eterni nella memoria della loro follia.
Geniali e perversi nella loro ricerca e nell’arte. Condannati all’inferno già in vita, condannati ad essere malefici prometeo della conoscenza proibita.
Il male più oscuro e ammaliante, e a cui forse pochi sanno resistere.

“Lingue ardenti di fiamma invisibile imprimono il marchio dell’inferno sulla mia anima esausta.”
HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT

