
Immagini del mio passato riemergono come
Miriam
flash nella memoria, anche se, in questo momento, non ricordo
nulla di me. Solo il tempo andato mi torna alla mente. Mi trovo
in una strana situazione. La mia mente vaga come gli aironi che
volano, sfiorando le acque di un assolato lago africano; vaga nei
giorni lontani, fuorchè nel presente.
Ignoro dove sono e il perchè.
Smarrimento, dolore e angoscia: queste le sensazioni che permeano il cuore della protagonista. La donna si trova nei boschi del Trentino senza una meta e cercando una strada. Come una bambina, ella non sa nemmeno di preciso il motivo per cui si trova in quel posto. Una perdita di memoria? Un fatto violento che l’ha costretta a fuggire?
Molteplici e variegate le ipotesi.
Miriam, ragazza la cui identità sembra quasi essere impercettibile, soffocata da un profonda coltre di disagio e solitudine, è la protagonista della storia. Anche il vero centro di tutto sono i suoi pensieri, quasi più fitti della boscaglia che sta attraversando difficoltosamente.
Come dei lampi, alcune immagini le trapassando e le occupano la mente.
Ora si vede a Firenze, nei dolci momenti della sua infanzia spensierata, forse persi nei ricordi o forse dolce sollievo a tanta angoscia. Flashback inibitori della consapevolezza di una situazione veramente problematica che avrebbe fatto crollare i nervi e la ragione a molte persone.
Adesso sono a Firenze nei giorni della mia
Miriam
infanzia. Ripercorro un sogno, sognato da bambina come un’an-
tica strada. Mi lanciavo dal terrazzo di casa e volavo. Volavo so-
pra i tetti, sempre più in alto, con una strana ebbrezza nel cuore;
una grande sensazione di gioia. Gioia: come aria pura da respi-
rare… ombre e luci che si avvicendano come la notte e il giorno;
come la speranza e la disperazione. Io fluttuo in questo mare di
reminiscenze, io, una creatura soprannaturale, non appartenente
a questo mondo; ma pur sempre io, anima e corpo… io?

Quand’ecco una anima pia e generosa riesce a salvare la donna, che oramai era convinta di aver perso qualsiasi via di fuga. La confusione però permea ogni cosa, e tutto è una continua interrogazione, quasi senza sosta. Alternando momenti di un passato fumoso e lontano a momenti drammatici e i cui pensieri tagliano l’anima. Tutto è messo in discussione, vagliato, osservato, analizzato alla ricerca di qualcosa che forse nemmeno la protagonista ha la capacità di comprendere appieno.
Vive attraverso queste sensazioni, scritte nel cuore e nell’anima quasi marchiate.
Sola in una foresta. Non soltanto immagine fisica ma anche mentale.
“Signorina, lei è in uno stato di debilitazione psicofisica, ma credo abbia subito anche un forte stress; sarei propenso a pensare a un forte shock emotivo.”
Si alza e si avvicina e, protendendosi verso di me, mi fissa coi suoi occhi da furetto. Il suo viso è molto vicino al mio, tanto che posso scorgere le venuzze scarlatte nei suoi occhi socchiusi e le rughe profonde che scavano il suo volto.“
Non ricorda nulla?” mi chiede in tono paterno.

Nonostante la salvezza sia ormai certa, assieme alle delicate premure dei soccorritori, Miriam è confusa e come un tornado si susseguono ricordi, rappresentazioni e sensazioni.
Nemmeno un comodo letto sa confortare da questa disperazione. Le lenzuola calde non sono sufficienti a rincuorare la prigione a cui l’anima è stata condannata. Quasi ergastolo in isolamento dalla bellezza del mondo e dai suoi ritmi frenetici ma entusiasmanti.
Immagini che mai si interrompo, interscambiate da qualche considerazione vivace e curiosa sull’ambiente esterno. Bambina spesso nelle considerazioni e osservazioni, donna nello sviluppo del ricordo che ne scaturisce. Ambivalente nei due aspetti mai antitetica: anzi, profondamente interconnessi tra loro.
Fin dai primi capitoli, si capisce come la protagonista non sia una donna lasciva verso il mondo. Al contrario, ella è sempre curiosa verso ogni singolo aspetto che la circonda. Scruta in silenzio, ma attentamente e intensamente.
Ed ecco, iniziano a dipanarsi le prime nubi, da cui si inizia a comprendere qualche dettaglio ulteriore. Sembra di conoscere ogni singolo pensiero di questa donna, ma della sua vita abbiamo poche informazioni certe e attuali.
“… è scomparsa una persona. Si sono perse le tracce di una donna, Miriam Lenzi, di 35 anni, che faceva parte di una comitiva…”
Sentire pronunciare quel nome mi fa sobbalzare il cuore.
“… partita in pullman e proveniente da Rimini. Il gruppo era diretto in Trentino e, precisamente, a Levico…” si interrompe un attimo,
“ho bisogno di bere” dice, concitato.
Si alza, prende la caraffa dell’acqua, riempie un bicchiere con del liquido trasparente, quindi beve avidamente e si risiede.
Prosegue, stringendo tra le mani il quotidiano.“C’è dell’altro, perché le circostanze della scomparsa sono drammatiche.

E un colpo di scena inizia a prendere piede nella mente di Miriam. Non è stato un semplice smarrimento, ma qualcosa di ben più oscuro. Evento violento e drammatico che avrà una piega totalmente inaspettata.
Solo la forza straordinaria del suo pensiero riuscirà a fare luce su tutto e farla davvero rinascere.
Una bellissima storia di rinascita, amore e tanta speranza. Legata alla figura dei Girasoli, motivo artistico molto utilizzato ma di cui questo racconto è emblema e enfasi.
Ricordarsi di ascoltare sé stessi, prima di chiunque altro.
Ma amarsi senza riserve, nella propria meravigliosa e controversa unicità.
“I girasoli.” Ciò che aveva impressionato e turbato il mio cuore e ancor oggi lo turba, era ed è il rapporto tormentato che il pittore aveva con se stesso. Una vita dolorosa che destabilizza il cuore e fa tremare l’anima.

