
Non esiste mai una sola verità, esattamente come non può esserci un muro impenetrabilmente divisore tra bene e male.
Queste dovrebbero essere le promesse ad uno dei film più controversi degli ultimi anni e poco considerato. Distribuito in sordina e sicuramente con poco clamore, probabilmente a causa della scomodità del tema trattato.
L’ignoto, o chi a lui si avvicina, è ammorbato dall’odio e dall’emarginazione sociale.

Perché analizzando il fenomeno del black metal norvegese è inevitabile che tutto ricada nel solito, becero e approssimativo, pregiudizio. La musica del diavolo, gli anni a Satana e tante stupide credenze. I musicisti sono spesso considerati reietti, delinquenti e persone ai margini.
Nulla di più sbagliato e fuorviante.

Protagonista della pellicola, ma anche della stessa vicenda è Øystein Aarseth, meglio noto alle cronache e alla memoria come Euronymous. Carismatico fondatore dei Mayhem e del temibile Inner Circle.
Descrivere questo personaggio è compito complesso e facilmente travisabile. Il musicista, interpretato abbastanza bene da Rory Culkin, è un ragazzo tormentato in cerca di fama e spesso combattuto tra il rimorso delle sue azioni,non sempre limpide e corrette, e la voglia di scardinare l’ipocrisia che aleggia sovrana.
Egli vuole diventare un capo carismatico, ma non si riesce mai ad imporre del tutto e, soprattutto, ad andare mai oltre quello che professa di compiere.

Assieme ad alcuni amici, Necrobutcher ed HellHammer, fonda uno dei gruppi più rappresentativi del panorama metal:i Mayhem.
A loro si unirà anche Per Yngve Ohlin “Dead”, uno dei cantanti del genere più controversi e affascinanti della storia, sia cinematografica che reale.
Affetto da quella che pare essere una sindrome depressiva maniacale, la sua vita è perennemente vissuta in simbiosi con la morte: seppellisce i vestiti per poi indossarli con il tipico olezzo di terra, passa intere settimane chiuso in totale solitudine e colleziona animali morti di ogni genere. Suscitando spesso le furie di amici e conoscenti, ma che però ne apprezzano l’indole e la verve, inevitabilmente affezionandosi.

Dead è forse il personaggio che ricorre quasi ossessivamente nella mente di Euronymous che, nonostante le sue apparizioni durino poco più di mezz’ora e nella realtà la sua attività musicale sia racchiusa in qualche anno, sembra tormentato e rassicurare dal suo amico allo stesso tempo.
Dead era un Purista del metal, profondamente legato ai suoi affetti e agli amici. Geniale nel suo essere estremo, squilibrato ed ossessivo. Forse, nella sua musica, l’espressione del suo disagio emotivo poteva uscire libera e fluida, mentre invece nella vita reale era considerato un outsider. Da tutti, tranne che da Euronymous che lo ammirava per questo suo talento che sarà legato a lui dalla fitta e inspiegabile trama del destino.

Alla morte di Per, contrariato dalla decisione del leader della band di pubblicare come copertina del nuovo disco il cadavere del cantante e di portare come collana i frammenti del suo cranio, Necrobutcher, decide di andarsene.
Ci sono dei limiti che non andrebbero mai sopraffatti, ancor più rispettando il disagio dell’amico che combatteva contro i demoni oscuri del suo inconscio più profondo.
Disturbi che gli impedivano di vedere quanto fosse una persona sensibile, talentuosa e geniale.

E così, entra prepotentemente in scena un personaggio fondamentale per tutta la trama.
Kristina “Varg” Vikernes: ragazzo non di brillante carisma, ma sicuramente fortissimo nelle sue convinzioni e profondamente convinto della necessità di rinnovamento del Black Metal.
Non a caso, si unisce entusiasta alla proposta di Euronymous di aggregarsi all’Inner Circle.

Una congrega di ispirazione esoterica, con l’intento di ripulire la Norvegia da tutte le brutture che avevano sdradicalizzato la cultura nordica e vichinga. Nello specifico era necessario cancellare ogni traccia della fede cristiana dai territori norvegesi, bruciando i loro stessi simboli, come le chiese, spesso costruiti su antichi tempi pagani.

La deriva che si viene a delineare è qualcosa di perverso, diabolico e che sfugge totalmente al controllo del suo creatore. Varg inizia a diventare una potente figura di spicco, integralista della dottrina metal ma di indole cattiva e privo di ogni forma di empatia.
Nessun rimorso, pietà o rispetto. E accusa Euronymous di essere un pusillanime, fino a diventarne uno degli oppositori più veementi.
Tra i due non scatterà mai una sincera amicizia perché il fondatore dei Mayhem non approva appieno tutta questa ondata di violenza ingiustificata.
Una volta aperto il suo negozio di dischi, l’Helvete, si intuisce che il suo unico scopo era quello di inseguire la musica e la sua arte. Nel film il suo personaggio viene delineato come un ragazzo profondamente insicuro, ma sensibile e buono d’animo.
Di contro, Vikernes è il soldato perfetto della dottrina che Euronymous predica senza praticare.

L’uno tormentato, l’altro ossessionato dalla violenza e dal sangue.
L’epilogo sarà tragico e rappresentativo della fine di un sogno.
Una produzione buona ed un cast che sa tenere bene la scena. Il regista, Jonas Åkerlund, è membro dei Bathory, altra band molto nota nell’ambiente musicale del Death Metal.
E tutte le sue scelte ravvisano quello che era la sensazione degli addetti ai lavori e agli appassionati del genere.

In Euronymous si intravede un personaggio dalla forte personalità, ma spesso in contrasto con il dover trasmettere sempre l’idea del male e della sua portata: non a caso, il suo face painting sembra essere quello di personaggio triste.
A Varg pare sia affibbiata ogni colpa e una cattiveria assolutamente immotivata mista anche ad un fortissima componente razziale. Il suo personaggio è stato interpretato da un attore di origini ebraiche, facendo infuriare il diretto interessato. Una vendetta del regista contro un ragazzo non proprio simpatico? o forse una velata accusa allo stesso Vikernes di aver distrutto con la sua perfidia i sogni del black Metal?

Non lo sapremo mai.
O forse lo potremmo immaginare pensando ad una favola tragica dove il principe cerca di compiacere i suoi sudditi, senza essere mai veramente capito.
Incompreso nelle sue fragilità e contraddizioni, straordinario nel coraggio di scardinare con la sua arte i dogmi di una religione spesso lontana dagli uomini.
Angelo caduto e cacciato da Dio per essersi ribellato. Male rabbioso nel suo rifiuto, male infinito nel suo dolore.

