
“Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord.
Giovannino Guareschi
Là in quella fetta di terra, piatta e grassa, che sta tra il fiume e il monte, tra il Po e l’Appennino …
E qui tutto si esaspera, qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura.
Ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessuna altra parte …”

Raccontare Brescello è come narrare una parte di storia del nostro paese.
Una favola quasi di impronta neorealista, dove l’immaginazione trova così tante rievocazioni nella realtà da fondersi in una sola, bellissima, storia.
L’ Italia del dopoguerra, quella di una nazione reduce dalle brutture di un conflitto mondiale, sopravvissuta a persecuzioni crudeli ed efferate e afflitta dalla miseria: povera ma speranzosa, ricca di tanta voglia di cambiare quella società così suprematista e oligarchica. Piena, nel cuore più profondo del sogno, di un mondo più giusto per tutti.

Ecco la nascita di personaggi chiave: Don Camillo e Peppone.
Dal genio di Giovannino Guareschi la vicenda di due uomini, meravigliosamente differenti e varieganti nei loro modi di pensare e di agire.
Personaggi che la letteratura ha reso immortali nella memoria degli italiani.

Don Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù crocifisso dell’altar maggiore perché non sentisse e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell’omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava.
Giovannino guareschi

Il primo, è un parroco molto sopra le righe, brontolone ma di buon cuore, che si confida con il crocifisso del paese. Lasciandosi anche andare a sfoghi coloriti e irriverenti contro alcune frange politiche che si oppongono ai dogmi della chiesa cattolica. Il Cristo risponde a tono, spesso rassicurando il curato e anche prendendolo in giro. Un dialogo quasi alla pari, che rende queste scene uniche e straordinarie.


Il sindaco, al secolo Giuseppe “Peppone” Bottazzi, è uomo dalla forte fede politica e dagli ideali ben saldi. Meccanico e sindaco di Brescello, comunista ed ex partigiano. Da sempre in opposizione con il curato con cui però mantiene un legame di profondo rispetto e affezione sincera. Spesso oggetto di scherno per la mancanza di cultura, riuscirà a conquistare una certa rilevanza oltre il comune di Brescello, arrivando allo scranno parlamentare.

Protagonisti di una storia che li vuole apparentemente agli estremi, ma che, in realtà li legherà ad un unico destino. Sempre insieme nella lotta, nella difesa dei più deboli e nel sogno di un mondo migliore. Contro i proprietari terrieri prepotenti e superbi, i malfattori e prepotenti.
Nonostante le idee politiche siano agli antipodi (per non dire ai poli più remoti) non esiste battaglia per la giustizia che i due non combattano fianco a fianco. A partire dal funerale della signora Cristina, la maestra del paese, che sarà sepolta, per suo volere, con la bandiera dei Savoia e tra il lutto cittadino.
Oppure durante l’alluvione, dove entrambi gli uomini si danno da fare pur di assicurare la sopravvivenza del paesello. Don Camillo è il primo a pregare per le difficoltà di Peppone e quest’ultimo è il primo a difendere il curato contro le illazioni.


Guareschi ha creato due figure perfettamente collocate in un piccolo angolo di Emilia, alle prese con piccoli e grandi difficoltà di ogni giorno.
Quando l’opera divenne un progetto cinematografico, quasi casualmente, venne scelto il piccolo paese di Brescello. Un comune a ridosso del Po con una singolare caratteristica: la piazza ampia con municipio e chiesa ai lati diametralmente opposti.
Scenografia naturale perfetta per una storia di perfetta antitesi.
Anche oggigiorno, fa effetto vedere le due statue che si salutano da lontano e pare di sentire, sommessamente, le imprecazioni dell’uno contro l’altro.

Il comune di Brescello e le sue vie piccole e articolate a ridosso della piazza centrale rappresentano il set cinematografico ideale. E in effetti, il regista francese Julien Du Vivier ne fu estasiato. Basta girare per i vicoli per rendersi conto di come i libri di Guareschi prendano vita quasi per caso. Il piccolo mondo è un macrocosmo che non si è mai fermato da oltre settanta anni.


Per decisione di paesani e della curia, gli interni delle abitazioni e della chiesa non furono utilizzati ma ricostruiti a Cinecittà. Le stanze della casa di Peppone, il cui balcone è visibile tutt’oggi, fu costruita a Roma. Lo stesso Cristo fu trasportato dalla capitale fino a Brescello dopo qualche tempo.
La scelta degli attori ebbe qualche iniziale difficoltà. Fernandel venne scelto direttamente dal regista, mentre Gino Cervi, rifiutò la parte di Peppone in prima battuta. Bisogna infatti ricordare che l’opera e, di conseguenza il film, erano innovative e coraggiose per l’epoca. Sicuramente invise dalla chiesa e dal partito comunista. Una sorta di “patata bollente” che avrebbe potuto compromettere la carriera artistica di chiunque avesse deciso di intraprendere questo progetto.

Tra i due attori principali, iniziò un sodalizio artistico incredibile e permeato da una forte amicizia. Come se il rapporto tra i due personaggi contaminasse gli stessi attori: in un tutt’uno, senza barriere tra immaginazione e realtà.
Dopo la morte dell’attore francese, il collega italiano si rifiutò di continuare le riprese, nonostante il lavoro fosse pressoché ultimato. Tutt’oggi, non è possibile visionare, ad eccezione di qualche fotogramma, l’ultima produzione della saga di Don Camillo.

«A Fernand son ami Peppone»
Frase scritta da Gino Cervi sulla corona di fiori inviata alle esequie di Fernandel

Ad oggi del set rimangono alcune, preziose tracce, cimeli e monumenti che vengono visitati ogni anno da turisti di tutto il mondo. La stessa Brescello è un museo a cielo aperto di quella che fu una produzione assolutamente incredibile per l’epoca.

Grazie al prezioso aiuto della Fondazione Don Camillo e Peppone, è possibile infatti vedere i tre musei del paese, anche mediante una bellissima visita guidata.
Trovate al sito tutti i dettagli.

La visita prevede un percorso itinerante tra i luoghi simbolo come la Chiesa e la visita al Cristo, la visione esterna della casa di Peppone, e infine ai tre musei del paese.
- Museo Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema
- Museo Archeologico Albino Umiltà
- Museo Don Camillo e Peppone.
Uno dei prossimi appuntamenti da non perdere è la benedizione del PO, che si terrà il 14 settembre 2024.

Cosi vi ho detto, amici miei, come sono nati il mio pretone e il mio grosso sindaco della Bassa…………Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l’alfabeto.
Giovanni Guareschi

