
Se Medea avesse un volto, quello di Maria Callas sarebbe il più emblematico.
Antieroina per eccellenza, da molti considerata il male e la vendetta resa a persona. Scavando a fondo però, sia il personaggio creato dal genio immortale di Euripide che quello generato dalla regia di Pasolini, scopriamo che la principessa della Colchide è molto di più: una ribellione cieca e senza freno ad un destino abietto e ingiusto. Forza d’impeto incontenibile e quasi animale, che non si piega a nulla.
Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo. Non c’è niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tienitelo bene in mente. Quando la natura ti sembrerà naturale, tutto sarà finito e comincerà qualcos’altro. Addio cielo, addio mare. Che bel cielo! Vicino, felice. Dì, ti sembra che un pezzetto solo non sia innaturale? E non sia posseduta da un dio? E così è il mare, in questo giorno in cui tu hai tredici anni e peschi con i piedi nell’acqua tiepida. Guardati alle spalle. Cosa vedi? Eh? Forse qualcosa di naturale? No. È un’apparizione quella che tu vedi alle tue spalle, con le nuvole che si specchiano nell’acqua ferma e pesante delle tre del pomeriggio. Guarda laggiù, quella striscia nera sul mare, lucida e rosa come l’olio, eh? Quelle ombre degli alberi e quei canneti, eh? In ogni punto in cui i tuoi occhi guardano, è nascosto un dio. E se per caso non c’è, ha lasciato lì i segni della sua presenza sacra: o silenzio, odore di erba o fresco di acque dolci. Eh sì, tutto è santo. Ma la santità anzi è una maledizione. Gli dei che amano al tempo stesso odiano.
chirone

In quest’opera di Pasolini, forse una delle più note, la tragedia prende vita e dolore. Produzione che si svolse tra la Turchia, la Grecia e l’Italia che vide impegnate molte maestranze locali e una assoluta precisione e ricostruzione dei costumi dell’epoca, in particolare quelli della protagonista.
Giasone, interpretato dal campione olimpico Giuseppe Gentile, viene allevato dal centauro Chirone per essere un condottiero valoroso e invincibile. Il mentore è una figura di impronta filosofica che racconta prima all’allievo bambino e poi al giovane, l’armonia e l’equilibrio della natura.
Giovanissimo, decide di affrontare un duro e lungo viaggio nella Colchide. Una terra inospitale, barbara, e dai rituali grotteschi e primitivi. Vengono infatti rappresentate alcune scene di sacrifici umani e tradizioni assolutamente primordiali: ad esempio, per accedere al tempio principale, è necessario attraversare un fiume di fuoco per purificarsi.
Medea è la principessa che regna sull’isola assieme ai genitori e al fratello.



La terra, posta ai confini del mondo, custodisce il prezioso vello d’oro che servirà a Giasone per spodestare lo zio Pelia. Quest’ultimo, infatti per poter cedere il trono all’eroe ne ha richiesto il prezioso e imprendibile vessillo.
Grazie all’aiuto della principessa innamorata, il desiderato oggetto verrà sottratto. Con un gesto che anticipa ed è presagio della tragedia che avrà epilogo negli anni futuri, Medea ucciderà il fratello e getterà i suoi pezzi lungo il cammino in modo da rallentare le ricerche delle guardie reali.
L’omicidio avviene sotto gli occhi di uno stupito condottiero e degli stessi Argonauti ma fa comprendere fin dove la giovane possa spingersi per ottenere ciò che brama. Sembra quasi ossessionata dalla passione che prova per il giovane straniero venuto da lontano.

Una donna senza scrupoli e morale, che molti definirebbero lussuriosa ma che, in questi gesti inconsulti e disumani, anela quella libertà che la condizione in cui vive le nega in ogni modo. In Giasone, oltre alla passione bruciante, Medea vede una liberazione da un futuro già scritto dove la superstizione, l’ignoranza e la mancanza di un futuro sereno la fanno da padrone. Se fosse rimasta in Colchide l’avrebbe attesa una vita miserevole di regina di un popolo primitivo e senza stimoli, lontano dalla sua mente curiosa e aperta a nuove conoscenze.


Ma in realtà chi è il comandante degli Argonauti? Sicuramente un uomo consapevole e sicuro del suo carisma e fascino, determinato ad ottenere il potere ad ogni scopo. Inizialmente attratto dalla principessa Colchide, ma in fondo facilmente suggestionabile al fascino femminile e al potere. Sa di essere il centro del mondo di Medea, soprattutto quando la donna decide di fuggire con lui, ma non si fa scrupolo ad assecondare i suoi desideri prima ancora del benessere della sua progenie.
Innamorato più della fama che dell’amore verso qualsiasi essere umano.

Forse hai ragione. Sono restata quello che ero.
medea
Un vaso pieno di un sapere non mio
Dopo circa 10 anni di permanenza a Corinto, la donna è sempre vista come estranea e una sorta di maga: a nulla sono valsi gli sforzi per farsi accettare e i due figli avuti con Giasone.
Il portamento regale, l’innata eleganza e i modi civili non riscatteranno mai la principessa agli occhi del popolo corintio. Vittima della stessa ignoranza da cui aveva cercato di scappare inutilmente.
Relegata sempre ai margini e oggetto di malelingue e dicerie da sempre sopportate con grande dignità dalla donna, fino all’abbandono dell’amante.
Infatti, l’uomo decide di sposare la figlia del re Creonte, suggellando un’alleanza assolutamente strategica per entrambi. Diventando suo genero, la posizione dell’eroe diventa assolutamente intoccabile. Soprattutto egli potrà garantirsi potere e rispetto in modo legittimo senza compiere imprese impossibili e faticose.

Inutile dire che questa decisione causerà non pochi squilibri: Medea si vede gettata in una posizione assolutamente precaria e, nonostante gli sforzi per farsi accettare, costretta all’esilio. Il re, futuro suocero dell’uomo che un tempo aveva amato, vorrebbe bandire dalla città la donna con i figli illegittimi. Sola, lontano dalla sua terra natale ( da cui è stata maledetta) e senza prospettive: una condanna a morte senza esecuzione.


La principessa decide di compiere uno dei gesti più inconcepibili che la mente umana possa immaginare. Dopo aver causato, con uno stratagemma, la morte del suocero e della futura moglie dell’amante, Medea uccide i suoi stessi figli. In preda a quello che sembra essere un maleficio e con un freddezza che non appartiene a questo mondo e che fa inorridire la pietas.
Medea: Perché tenti di passare attraverso il fuoco? Non potrai farlo! È inutile tentare! Se vuoi parlarmi, puoi farlo ma non ti voglio vicino mentre parli.
dialogo tra medea e giasone dopo l’omicidio
Giasone: Che cos’hai fatto? Che cos’hai fatto? Non soffri anche tu come me, ora?
Medea: Io voglio soffrire!
Giasone: Ma questo stesso tuo dio ti condannerà! Basta!
Medea: Basta? Che cosa vuoi tu da me?
Giasone: Lasciami seppellire i miei figli e piangerli!
Medea: Tu? Ah, torna piuttosto a seppellire la tua sposa!
Giasone: Sì, ci andrò! Ci andrò! Ma senza i miei due bambini!
Medea: Ora il tuo pianto non è niente! Te ne accorgerai nella tua vecchiaia!
Giasone: Per il tuo caro dio, ti scongiuro! Lasciami accarezzare ancora una volta quei poveri corpi innocenti!
Medea: No, non insistere ancora! È inutile! Niente è più possibile, ormai!

In quello che è l’ultimo, straziante, monito della protagonista, traspare tutta la disperazione di una condizione disumana e senza ritorno. Giasone è annientato e si trova nelle stesse condizioni dell’amante. La tragedia si sente nel cuore, oltrepassando il comune divisore tra realtà e finzione. Quasi come se le pugnalate, ingiustificate e senza morale, inferte ai piccoli, le subisse anche lo spettatore.
Tutto è dolore senza fine, e l’unica salvezza è la morte.
Oh Dio! Oh, giustizia cara a dio! Oh, luce del sole! La vittoria che intravedo sopra i miei nemici sarà splendida! Orai vado dritto al segno! E infine mi vendicherò come devo!
medea


Maria Callas sa emozionare anche senza parlare. Nelle sue espressioni, spesso altere e sprezzanti, è racchiusa l’essenza stessa del personaggio. Padrona del suo destino e mai vittima delle circostanze, donna fredda e innamorata appassionata quasi ossessivamente del suo Giasone.
Tra la Callas e Pasolini nacque una bellissima amicizia che divenne legame profondo e di grande stima. Questa produzione poteva essere un’ottima occasione per rilanciare la carriera della cantante, reduce da molti insuccessi e della rottura dolorosa con Onassis.
In questo senso, il parallelismo tra le due donne è innegabile: troppo determinate per la loro epoca, appassionate nei loro sentimenti e tragiche nei loro destini.

Ho tutto dimenticato. Ciò che era la realtà non lo è più.
medea
