
Ad Angela piace mangiare in solitudine. Odia es-
sere guardata e sinceramente ha ragione perché
quando mangia, la gente la fissa disgustata; non per
l’aspetto fisico sopraggiunto con il peso, bensì per-
ché sembra che stia partecipando a un campionato
giapponese in cui le prove sono tipo mangiare dieci
hamburger in cinque minuti.
Due donne, due sorelle e due mondi completamente diversi.
Antitesi l’una dell’altra, sia fisicamente che nel profondo dell’anima.
La protagonista: una ragazza dalla vita non facile, ma sempre pronta (nonostante qualche malcelato risentimento) ad aiutare la sorella, caduta vittima del demone dell’obesità.
Quest’ultima la cui vita è scandita dal solo, ossessivo, bisogno di cibo ad ogni ora del giorno e della notte. Impossibilitata a compiere normalmente qualsiasi operazione quotidiana, è come una bambina che necessita di cure e attenzioni costanti.
Per certi versi, apparentemente despota nel suo egoismo.
Rapporto assolutamente difficile e strabordante di rabbia e dolore.

Entro in casa e avverto una solitudine che sopiva da molto.
La porta che si è chiusa alle mie spalle ha acceso un silenzio da far male alle orecchie.
Pensavo di riportarmi a casa solo qualche saponetta, invece
sono carica di pensieri tristi ai quali dovrò dare adito.
Stasera non ho voglia di far valere i miei principi
La donna del romanzo è una ragazza libera, indipendente e alla ricerca di un uomo che la faccia sentire davvero amata. Ogni tanto qualche piccolo e fugace incontro con uomini conosciuti sui siti di incontro che non passano mai la prova: troppo egocentrici, maniaci del controllo, strani e complicati.
E’ enorme la difficoltà nel portare avanti qualsiasi tipo di rapporto, se non di fugace e quasi vorace natura sessuale. Ma mai senza esserne troppo coinvolgimento emotivo, frenata da una paura che la vede sempre con i piedi ben ancorati a terra e dunque alla realtà.
Daniela, questo il nome della protagonista, ha avuto un solo grande amore: Giovanni, una relazione meravigliosa e che sembrava pronta ad essere coronata nel migliore dei modi possibile. Ma il destino sa essere una matrigna crudele e priva di qualsiasi sentimento.
L’uomo è deceduto a seguito di un grave incidente in moto, portandosi dietro anche un’altra drammatica vicenda. La compagna, incinta, perde il loro bambino a seguito dello shock.

«Parliamo di questo senso di colpa».
Scuoto la testa. «E cosa devo dirti? Che forse ha
ragione? Che dovrei mettere una pietra sopra a tutto
a andare avanti come se niente fosse?»
Mi alzo in piedi e comincio a fare avanti e indietro gesticolando
freneticamente.
«Ha ragione lei! Ok? Ha ragione! I
sensi di colpa sono proprio nei confronti del passato,
per aver ipotizzato di lasciarlo andare».
Complice nel distacco tra le sorelle, anche alcune complicate e articolate figure.
Personaggi che si stagliano prepotenti nel libro, onnipresenti e attori di quello che sarà l’evolversi della faccenda.
La madre. Donna assolutamente sopra le righe, molto accondiscendente con la maggiore e risentita con la figlia minore. Nelle sue parole è sempre predominante la difesa verso Angela, la grande, spesso sottovalutando la gigantesca mole di problemi che accompagna la ragazza. Con Daniela, invece, il copione diventa critica, astio e rabbia.
I cugini, e la zia. Quella che tutti vorrebbero avere accanto, e quasi troppo perfetta per essere vera.
Trama che si evolve in modo accattivante, dinamico e mai scontato. I personaggi sono dei complessi macro mondi che, dopo un’impressione iniziale, si rivelano tutt’altro.
Tutto è evoluzione, tutto è scoperta.

Con l’impulso che si impadronisce di me ogni
volta che faccio qualcosa di sbagliato, torno in came-
ra, mi vesto, scrivo un biglietto per Angela nel caso
dovesse svegliarsi e non trovarmi, agguanto le chiavi
ed esco.
Daniela Annone regala un romanzo ricco di storie di vita e frammenti di cuore sparsi, puzzle di esistenze che si combinano perfettamente nel disegno finale.
La trama, esattamente come ogni esistenza umana, non è mai scontata: anzi: non è mai come appare e ogni singolo personaggio è universo di sorprese.
Vicende comune a tante, e forse proprio per questo tanto vicino alla realtà da accarezzarla dolcemente e rendere questa opera così intima e introspettiva.
Luna a metà è un romanzo del cuore, scritto con le parole dell’anima.

Il telefono squilla. Qualcuno risponde, la voce è
di chi mi ha offerto metà della sua ciambella ricoperta di zucchero.
Sono pietrificata.
Ilario dice “pronto” una seconda volta e Angela
minaccia di parlare al mio posto.
Lui dice ancora “pronto”.
Io prendo aria. Le labbra si sono appiccicate tra
loro. Ho la gola secca.
Con la speranza bagnata dalle lacrime, provo a
parlare «Ilario? Ciao, sono Luna…»

