Messina: Le porte della Sicilia.

Messana Nobile Siciliae Caput

Messina, nobile capitale della Sicilia.

Messina è la citta d’ingresso alla Sicilia, da cui prende il nome anche omonimo stretto. Distretto marittimo cosmopolita, vivace, culturalmente attivo e soprattutto perla di arte e storia millenaria. A partire dall’ingresso nella stessa metropoli, che avviene sul tragetto incontrando il monumento all’assunta, intenta a benedire chiunque entri in pace nel capoluogo di provincia.

Fu infatti la prima colonia siciliana, dapprima chiamata Zancle e poi Messana, fondata dai Calcidesi nel 757 a.C. Il termine Zancle deriva dal termine “falce” a causa del porto naturale di San Ranieri, che ricorda la forma omonima.

Essa rappresenta un importantissimo porto commerciale e turistico: ogni giorno navi passeggeri o cargo e traghetti approdano sulle sue sponde.

Così arrivammo a Messina, non avendo altre risorse, per la prima notte ci accomodiamo alla meglio nel ricovero del nostro vetturino, rinviando all’indomani la ricerca d’una sistemazione migliore. Questa decisione ci permise di farci fin dal primo momento l’idea terrificante d’una città distrutta,poiché per un quarto d’ora non vedemmo intorno che file e file di macerie, prima di raggiungere la locanda, unico edificio ricostruito in tutto il quartiere; dalle finestre del piano superiore non si scorgeva che un deserto di rovine sconvolte. Fuori dal recinto di quella bicocca non v’era traccia né d’uomini né d’animali; il silenzio notturno era spaventoso. Le porte mancavano di serrature e di chiavistelli; quanto all’occorrente per ospitare clienti, il luogo ne era altrettanto sprovvisto quanto uno stallaggio qualsiasi, e nondimeno potemmo dormire tranquilli su un materasso che il servizievole vetturino era riuscito con le sue chiacchiere a strappare di sotto la schiena dell’oste.

Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia

Il nome venne cambiato per volontà di Anassilao di Reggio, un decennio prima del 500 a.C. e ribattezzata come Messena dai Romani, per il nome della popolazione che maggiormente la ripopolò dopo vari assedi e lotte intestine.

Messina era posta in una posizione geografica assolutamente appetibile per conquiste territoriali, traffici marittimi e scambi commerciali. Non era una novità che fosse soggetta a continui attacchi di tribù, condottieri e scorribande. Questo susseguirsi di culture differenti portò anche ad avere una molteplicità e varietà di edifici, ora diventati patrimonio storico e artistico.

Periodo periodo di maggior splendore si ebbe tra il tardo medioevo e il XVII° secolo: assieme alla città di Palermo si contendeva il primato di capitale della Sicilia.

Ebbe due terremoti devastanti, il primo nel 1783 e il secondo nel 1908 che decimò la popolazione. Purtroppo, la conformazione geografica del territorio la rendeva estremamente soggetta a sciami sismici, verso cui gli stessi abitanti erano totalmente impreparati a sostenere.

Lo Stretto è bello e l’aria è buona sebbene molto scirocchevole.
Però umidità non ce n’è punta. Bella falce adunca (riferendosi al toponimo originario della città, Zancle, che in siculo indicava appunto la falce per la forma sinuosa del braccio sabbioso di San Ranieri), che taglia nell’azzurro il più bel porto del mondo, il bel monte Peloro verde di limoni e Glauco di fichidindia e l’Aspromonte che, agli occasi, si colora d’inesprimibili tinte».

Giovanni Pascoli in una lettera alla sorella ida

A seguito della spedizione dei mille del 1860 entrò nel regno d’Italia. Durante la dominazione borbonica fu capitale del regno delle due Sicilie assieme a Palermo. Sotto la dominazione spagnola, la città era un polo culturale e sociale molto attivo e vibrante.

Come spesso accadeva in quell’epoca, la buona nobiltà siciliana era quella che maggiormente traeva giovamento da questo benessere. La popolazione contadina era ridotta in un profondo stato di miseria e analfabetismo.

Io sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.

Luigi Pirandello

Le meraviglie della città.

  • Il Duomo e la piazza omonima

Messina ha il cuore pulsante nel centro città con la suggestiva cattedrale, il campanile con l’orologio astronomico e la fontana di Orione. La chiesa fu vittima di tante catastrofi e abusi da parte delle varie popolazioni dominanti, fino ad un bombardamento aereo nella seconda guerra mondiale. La fontana è invece un classico esempio della magnifica arte cinquecentesca. E ultimo, ma non in ordine di importanza, il campanile: unico al mondo per la sua struttura, di cui parlerò in seguito.

Importante anche la Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani le cui fondamenta pare posino su un tempio dedicato a Nettuno. In questa struttura è possibile avere una prova della forza distruttiva del terremoto del 1908.

La struttura poggia a due centimetri sotto il livello della strada. A causa della potenza del sisma, essa sprofondò, causando questo dislivello.

  • Sacrario Cristo Re

A 60 metri di altezza dal livello del mare, in panorama che mozza il fiato, si trova un santuario dedicato ai caduti che custodisce le spoglie di oltre 1200 vittime. La chiesa è di stile neobarocco.

Da visitare anche Palazzo Calapaj – D’Alcontres, una delle poche strutture ad essersi salvata dal sisma, Palazzo del Monte di Pietà, sede di molti eventi culturali.

Tra i teatri più famosi della trinacria si annovera anche quello di Messina, intitolato a Vittorio Emanuele II.

Perla della Sicilia da visitare, ammirare e conoscere. Terra dove culture millenarie si sono fuse assieme e succedute, anche scontrandosi.

Emblema di un’ isola dove l’unicità della sua meraviglia sta nell’essere unione di tutte le culture che l’hanno attraversata.

Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

Salvatore Quasimodo lamento per il sud.

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