Nigra sum sed formosa

Nella provincia di Messina si trova un luogo affascinante e immerso in meraviglioso parco naturale. Si tratta di Tindari, luogo caro a moltissimi poeti, tra cui uno dei siciliani più illustri: Salvatore Quasimodo. Il poeta le dedicò un canto molto famoso e toccante.

Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima
A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

Salvatore Quasimodo

A questo santuario è legata una leggenda. Diversi secoli passati, una donna vi si recò per chiedere la grazia verso la figlia malata. Alla vista della statua della Vergine, la signora si indispettì ed esclamò “Sono partita da lontano per vedere una più brutta di me”.

Se ne andò, abbastanza contrariata. Purtroppo la bambina sfugge al controllo della madre e precipita dal dirupo. La mamma, disperata, si rivolge alla Madonna per un aiuto.

Miracolosamente, un lembo di terra si allunga dalla montagna e attutisce la caduta della piccola.

Questa penisola è visibile ancora oggi, e sembra abbozzare il volto di Maria.

Uno spettacolo naturale straordinario e che suscita un’ondata di devozione che attraversa tutta la Sicilia.

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