
Del resto, sulla terra, non si può che passare da un inferno
rainer
all’altro. La vita umana è di per sé una continua anamorfosi dell’inferno.
Al contrario, il paradiso è quanto di più lontano si possa immaginare dalla terra e dalla passione.
Quanto di più lontano si possa immaginare dall’amore eterno.
Opera introspettiva dai risvolti tutt’altro che scontati. Ma soprattutto, thriller psicologico contraddistinto da una scrittura poetica e delicata.
Il protagonista, Rainer, è un’ attore tormentato che si interroga sulla vita in una dimensione che non è più terrena. Uomo dalla tempra apparentemente misurata e dalle emozioni mai apertamente mostrate, ma sempre attivo e curioso della realtà e della vita stessa.
Attore non solo nella vita, ma anche del proprio destino. Completamente padrone, fino alla fine, di apporre l’ultima parola a tutte quelle situazioni tormentate e distruttive.
Perno della vicenda quello che potrebbe essere un amore oppresso da una profonda malattia dell’ anima e sanguinante nel profondo del cuore.
Un giovane scrittore che sa di essere il centro dei pensieri di molti e diventa una maga dei pensieri altrui che soggioga al suo volere. Alessio Valli non è una semplice infatuazione. Lui è la personificazione di quel desiderio di affetto che Rainer brama da diverso tempo.
Quel bisogno di premura e attenzione che accompagna il protagonista da sempre e che spesso trova il suo riflesso in alcuni personaggi: protettivi e affettuosi nei suoi confronti. Una rete familiare accogliente e protettiva, nucleo deputato al calore che contraddistingue ogni dimora che possa definirsi “casa”.
Una di questi, Delphine, è emblema di quanto la fascinazione dell’autore sia viva e penetrante.

Dire che Delphine fosse innamorata di te suona solo banale.
La sua era una venerazione, una “vocazione congenita al servire” propria solo di alcune creature destinate a non riconoscere né il plagio di cui sono vittime né il carnefice che si nasconde sotto le sembianze del loro padrone.
Del resto, il suo destino non era già nel suo nome?
Come spesso ripetevi in tono sapienziale:”Nomen Omen. Delfina è l’assistente del sovrano”.
Fu lei a mettermi inconsapevolmente in guardia nei tuoi confronti.
La storia è un diario che scaturisce da un pensiero fluido e potente come la rabbia, con delicatezza quasi ossimorica, nascosta tra le pagine e nella trama stessa.
Non è facile entrare nel mondo di Reiner, una realtà un po’ decadente ma permeata da una innata eleganza bohemien. Paesaggi placidi, onirici per certi versi, e scenario di attimi di piacevole evasione e benessere.
Una relazione che si capisce, fin dalle prime pagine, non avrà sviluppo facile e non sarà totalizzante e soprattutto appagante per i due amanti.
Difficile non simpatizzare con il protagonista e i suoi tumulti: una volta il suo animo è calmo e placido, un’ altra iracondo e irruento.
Ai lettori pare di immaginare l’uomo bramare, senza troppa teatralità e pantomima, le attenzioni dell’ amante. Pensando e ripensando ai fugaci attimi di tenerezza, analizzando però con occhio assolutamente stoico e veritiero la dura e nuda realtà.

Si dice comunemente che non ci si accorge quand’è l’ultima volta, che non ci sono indizi sicuri per capirlo, e per questo motivo si rimpiange poi di non averla gustata abbastanza.
Io me ne accorsi senza ombra di dubbi.
Un romanzo che non è semplicemente storia di un rapporto tormentato: esso è anatomia e diario di un’anima gentile, frammentata in tanti pezzi da una continua altalena insana di emozioni.
Silvio Raffo racconta una tragedia in prosa poetica, arte di cui egli è massimo interprete, regalando ai personaggi una identità mai banale, ma sempre multiforme e ricca di pathos.
Dipingendo il protagonista come l’attore che tesse letteralmente la tela del destino, quasi in silenzio e senza troppo scalpore.
Eroe tragico di un destino infausto. Dolceacre vendetta ad un tumulto mai sopito.
E’ stato faticoso arrivarci, ma ora non avverto più alcun peso né dolore.

