
Il duomo di Messina rappresenta una dei monumenti storici più significativi della città, ma anche uno dei testimoni altrettanto preziosi, delle sue vicissitudini.
Infatti, la struttura subì non pochi interventi, anche a seguito di alcuni eventi drammatici come il terremoto del 1908. La costruzione venne ultimata nel 1150, in piena epoca normanna ma solo il 22 settembre 1197 avvenne la sua consacrazione alla presenza del figlio di Federico Barbarossa.

Gli stravolgimenti al suo interno furono molteplici, soprattutto nel 600, conferendo alla chiesa uno stile prettamente barocco.
Solo negli anni venti del 900 dopo il catastrofico sisma che distrusse la città, la struttura tornò alla forma originale, tipicamente di stampo normanno. Ma un altro tragico evento recò ulteriore. Nel 1943 un bombardamento diede il colpo di grazia alla cattedrale martoriata.
Grazie al prezioso e attento lavoro di volontari ed autorità ecclesiastiche la Chiesa fu rimessa a nuovo e riaperta al culto.

La struttura si compone di tre navate. Quella centrale è occupata da tredici colonne, contrassegnate da un soffitto di ispirazione tipicamente arabo- bizantina, ricostruito nel 1943.


In fondo è possibile ammirare il Cristo Pantocratore, fedele riproduzione del modello trecentesco.
Nelle navate sono presenti sei cappelle ciascuna: in esse sono rappresentati gli apostoli. Tuttavia si tratta di riproduzioni, in quanto le copie originali furono distrutte durante il bombardamento.
Esempio meraviglioso di come la memoria abbia reso possibile il ricordo e la sopravvivenza della memoria.


“Ho la meta e il porto obliato,
“Idilli di Messina“ Friedrich Nietzsche
Di tema e lode e pena sono immemore:
Ora io seguo ogni uccello nel volo.”

