Mata e Grifone

Tra il 10 Agosto e il 14 sono portati a sfilare due poderose figure: Mata e Grifone, detti il Gigante e la Gigantessa. La loro è una storia antica e che si perde nei secoli.

Alla loro leggenda è legata la genesi stessa della città dello stretto.

Coppia multietnica, la loro vicenda si snoda attorno al 970 d.C anche se non vi è certezza assoluta su date certe e precise.

Un bellissimo e prestante moro, Hassas Ibn-Hammar, arrivato a Messina durante le invasioni saracene, si innamorò di Marta:  figlia del signorotto locale Cosimo II da Castelluccio ed originaria di Camaro. All’epoca, le barbarie erano all’ordine del giorno e la paura era la compagnia prediletta dei siciliani. La popolazione saracena era nota per le violenze, i furti e gli abusi inferti nel nome della conquista.

Il nome della giovane fu successivamente storpiato in Mata, con cui poi è stata tramandata nei secoli.

La giovane fanciulla, però, malgrado la sua timidezza, la sua bontà e il suo animo caritatevole, era ben lontana dal lasciarsi sedurre o piegare dalla volontà del saraceno, che disprezzava per la sua tirannia e cattiveria. Il rifiuto al suo corteggiamento, dunque, produsse l’effetto di renderlo, se possibile, ancora più spietato, così che le sue angherie continuarono sempre più feroci sulla popolazione. Decisi a mettere in salvo la figlia, i genitori di Mata scelsero di trasferirla segretamente in uno dei propri possedimenti.

La loro unione poté attuarsi solo a seguito della conversione al cristianesimo dell’uomo. Così, una volta sposati, fondarono la città di Messina. I due divennero figure chiave nella tradizione messinese e la loro memoria è rimasta immutata.

Il nome di Hassas Ibn-Hammar venne poi convertito in Grifo, meglio conosciuto come Grifone.

E i due giganti, sono tra i primi personaggi visibili dal porto della città: pronti ad accogliere chi entra. Fondatori della metropoli porta d’ingresso alla Trinacria.

Grifone, tuttavia, riuscì a scoprire il nascondiglio e decise di rapire la fanciulla, conducendola poi al suo quartier generale nella speranza di convincerla a concedersi a lui. La ragazza, al contrario, trovò la forza nella preghiera e respinse vivacemente ogni tentativo di approccio. Il saraceno comprese che l’unico modo per conquistare il cuore di Mata era quello di diventare un uomo per cui quest’ultima potesse avere stima.
Rinunciò alla vita da malvivente e si convertì al cristianesimo, prendendo il nome di Grifo, diventato poi Grifone per via della sua stazza. Cominciò a coltivare la terra e a dedicarsi a gesti di beneficienza.

Soltanto in questo modo riuscì a mutare l’opinione della giovane, che cominciò a guardarlo con occhi diversi, pieni di ammirazione e affetto. Dalla loro unione, quindi, nacquero numerosi figli, al punto che la tradizione locale indica Mata e Grifone come i progenitori degli abitanti di Messina.

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