Un cibo leggendario

Non esiste una visita in Sicilia che non possa definirsi tale senza l’assaggio di uno dei piatti più emblematici: l’Arancino.

Per me, di madre leonfortese, la declinazione versa al maschile ma qui non rinuncio alla sportività dei cugini palermitani che vogliono il genere al femminile.

Che sia maschile o femminile, nulla toglie al gusto e alla bontà del prodotto.

La nascita di questo piatto è misteriosa e quasi leggendaria. Tutto ebbe inizio durante la dominazione araba, tra l’800 e il 1091. Un periodo estremamente florido, dove arte, letteratura e commercio raggiunsero il loro massimo splendore.

L’utilizzo di spezie, spesso accompagnati dal riso era una tradizione pressoché istituzionale.

Gli arabi erano soliti mangiare un timballo di riso, aromatizzato allo zafferano.

Durante le cene, sia sontuose che più semplici, era costume abituale porre un grande piatto di riso al centro della tavola che veniva poi appallottolato con carne e verdure.

La panatura venne inventata da Federico II, sovrano innovativo e dal piglio pratico, che la ritenne un modo ottimale per preservare la conservazione del riso e dei suoi ingredienti accompagnatori.

La ricetta tradizionale vuole che sia al ragù, ma con il tempo ci sono state numerosissime variante.

Il 13 dicembre in occasione della ricorrenza di Santa Lucia, in cui ci si deve astenere dal consumare prodotti a base di farina: per questo uno dei cibi consentiti sono proprio gli arancini.

Un piatto mitologico esattamente come il paese che l’ha generato e che si perde tra tradizione, cucina e fascino.

Immortale, meraviglioso e buonissimo.

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